edipo re

           ... solo chi varca il termine della vita immune dal  
                dolore, solo quell'uomo puoi chiamarlo felice ...
Giorgio De Chirico, Edipo e la sfinge, 1968
L’Edipo Re è una delle più celebri tragedie scritte da Sofocle. Appartiene alla serie delle tragedie tebane, relative al ciclo  mitologico dei Labdacidi, i figli di Labdaco, a sua volta discendente di Cadmo, fondatore della città di Tebe. Il racconto costituisce quindi solo un episodio di una serie mitologica più ricca e complessa, che narra le storie della stirpe aristocratica del popolo tebano.  
Racconta la catastrofica disfatta di Edipo, sovrano di Tebe, che  scoprirà nel corso del dramma la sua vera identità e il suo tragico destino: aver ucciso il padre e aver sposato la madre, dalla quale ha avuto dei figli, di fatto suoi fratelli. 
Seppur inconsapevole, la colpa di Edipo è il parricidio e l’incesto. La tragedia mette in luce il fatale collasso del nucleo familiare di Edipo e la rivelazione dell’ineluttabilità del destino così com’era stato profetizzato dall’oracolo.  

PERSONAGGI

EDIPO

by Andrea, Anna, Leonardo, Luca, Tommaso.
E' il protagonista della tragedia. Uomo di grande intelligenza, diventa sovrano di Tebe, dopo aver sconfitto la Sfinge, risolvendo il suo enigma. Sovrano buono e giusto, andrà incontro alla rovina a causa della sua irrefrenabile volontà di conoscere la verità sulle sue origini.

CREONTE

by Andrea, Oliviero, Pedro, Tommaso.
E' il cognato di Edipo, fratello di Giocasta. Quando viene accusato da Edipo di tradimento si difende negando di voler usurpare il trono e sostenendo che il titolo di sovrano non conta rispetto alla possibilità di condurre una vita aristocratica. Dopo la disfatta di Edipo, dovrà assumersi il peso del trono vacante.

TIRESIA

by Chiara, Domenico, Elena, Ilaria, Sarah.
E' il celeberrimo indovinocieco, che conosce la verità sulla morte di Laio e sull’identità di Edipo, ma si rifiuta di rivelarla perché conosce e difende i limiti che l’uomo dovrebbe rispettare e quindi per non commettere un atto di tracotanza (hybris).

GIOCASTA

by Chiara, Hajrisa, Michela, Rachele.
E' la sorella di Creonte, moglie di Laio, poi sposata con Edipo, con il quale avrà dei figli. È sovrana di Tebe. In gioventù, per il timore suscitato da una profezia, ha acconsentito ad abbandonare jil figlio, avuto con Laio, esponendolo sul monte Citerione. Dopo la morte del marito Laio, diventerà sempre più scettica nei confronti degli oracoli e delle profezie. Nessun uomo può prevedere il futuro: il destino del marito e del figlio lo dimostrano. Dovrà ricredersi, una volta scoperta la verità su Edipo.

LAIO

by Alessia, Alessandra, Flavia, Gaia.
E' il precedente re di Tebe, marito di Giocasta e padre di Edipo, ucciso inconsapevolmente da Edipo stesso dopo una lite all’incrocio di tre vie. Non compare nella tragedia, se non nei racconti degli altri personaggi.

LA TRAGEDIA

Il popolo di Tebe, afflitto dalla peste, supplica il soccorso del re Edipo, già salvatore della città dal flagello della Sfinge. Edipo li rassicura: ha inviato Creonte a Delfi a interrogare l’oracolo di Apollo per sapere come porre fine all’epidemia.

PROLOGO

Davanti al palazzo di Edipo, la folla si raccoglie intorno ai gradini dell'altare e vi depone rami di olivo. Nel mezzo, in piedi, il sacerdote di Zeus. Edipo esce dal palazzo. 
ÈDIPO (Tommaso C.):
Cittadini, perché siete tutti prostrati qui? Io sono Edipo e il mio nome è conosciuto a tutti perché regno su questa terra. 
Ma forse pensate che io non soffra per Tebe che è tormentata dalla peste?

ÈDIPO (Tommaso C.):
Invece ho già trovato un rimedio: ho mandato mio cognato, Creonte all'oracolo per chiedere ad Apollo cosa fare per salvare il mio popolo. Ma eccolo che arriva e sembra felice. Lo sapremo subito: cognato mio, quale responso ci porti del dio? 
Ritornato dal tempio, Creonte informa la città sul responso del dio: per porre fine all’epidemia bisognerà scoprire chi ha ucciso Laio, precedente sovrano di Tebe e marito di Giocasta, e bandirlo dalla città (o ucciderlo). Edipo esprime la propria intenzione a procedere con un’indagine per rintracciare l’omicida e porre fine all’epidemia, secondo le parole dell’oracolo.
CREONTE (Andrea C.):
Come sai prima che tu reggessi Tebe, Laio era il re.
Egli partì per consultare l'oracolo, ma non tornò mai a casa.
Lo uccisero dei ladroni per denaro e non vi sono testimoni, tranne uno che però si nasconde. Apollo chiaramente ora ci impone di punire i suoi assassini.

ÈDIPO (Anna P.):
E dove possiamo trovare le tracce di un crimine così antico?

ÈDIPO (Anna P.):
A voi tutti questo proclamo:
chi di voi sa da quale mano fu ucciso Laio, gli impongo di svelarmi tutto senza paura. Per Laio, anche se sono diventato re dopo i fatti successi, come per mio padre combatterò, ogni via percorrerò, per trovare chi si è macchiato di tale sangue e maledirlo. Onorando così sia la divinità sia il re ucciso. 

EPISODIO I

Edipo manda a chiamare Tiresia, l'indovino capace di rivelare l’identità dell’assassino di Laio. I due iniziano un dialogo che rapidamente precipita in un’accesa lite. Tiresia sa la verità, ma non intende rivelarla a Edipo. L’ostinazione dell’indovino desta i sospetti del sovrano che lo accusa di essere corresponsabile dell’omicidio di Laio. Accusato ingiustamente, Tiresia rivela che l’origine dell’epidemia non è altri che Edipo stesso, il quale, ormai infuriato, sconfessa le capacità profetiche di
Tiresia trattandolo come un ciarlatano e lo accusa di ordire con Creonte una congiura per usurpare il trono del re. 
ÈDIPO (Andrea M.):
Tiresia, o tu che vedi ogni cosa, palese o segreta, terrena o celeste, Tebe, tu ben lo sai da che morbo è percossa. Aiutaci.
Noi vediamo solo in te il salvatore.

TIRESIA (Ilaria O.):
Ahi, ahi! Quanto è duro il sapere. Non dovevo venire qui. 
Per il tuo bene e il mio lasciami andare! 

ÈDIPO (Andrea M.):
Cosa? Tu sai e non parli? Non vuoi salvare la tua città?

TIRESIA (Sarah A.):
Perché dovrei svelare i mali. Ciò che deve accadere, accadrà che io taccia o meno. 

ÈDIPO (Luca M.):
Sai cosa penso? Che forse tu hai architettato tutto e se tu avessi la vista, direi che lo hai anche fatto.

TIRESIA (Chiara O.):
Davvero? A te, che contro il mio volere mi spingi a parlare,
dico che tu sei l'uccisore che cerchi.
Vuoi sdegnarti ancora di piú? Ti dico il resto? 
Coi tuoi piú cari vivi in turpe intimità.

ÈDIPO (Luca M.):
Ahi! Per la ricchezza, l’invidia per questo potere, che mi diede in mano la città, senza che lo chiedessi, ora Creonte, vuole espellermi, e usa questo stregone, che vede bene solo il denaro. 

TIRESIA (Elena M.):
Io non sono né tuo servo, né di Creonte ma di Apollo. Tu che deridi la mia cecità non vedi né dove abiti, né chi sono quelli
che vivono con te. Tu, che vedi ora la luce, solo buio vedrai. 

ÈDIPO (Leonardo S.):
Vattene alla malora! Sbrigati a rifare la strada che hai fatto e vai via di qui!

TIRESIA (Domenico L.):
E dunque, io vado. Ma prima ti dico che l'uomo che stai cercando per la morte di Laio, è qui: egli si crede forestiero, ma è tebano: scoprirà per sua sventura di essere insieme fratello e padre dei suoi figli e figlio e sposo della sua donna. 
Essere del padre l’assassino. Entra, e rifletti su questo. 
E se ti accorgi che ho mentito potrai dire che non so più nulla dell'arte profetica.

EPISODIO II

Tiresia parte. Èdipo rientra sconvolto nella reggia. Creonte, venuto a conoscenza della grave accusa lanciata da Edipo, difende la propria innocenza, contro Edipo. 
CREONTE (Oliviero M.):
Tebani, ho saputo che il sovrano ha lanciato contro di me terribili accuse: è una pietra sul cuore che non tollero. 

ÈDIPO (Leonardo S.):
Hai tanto coraggio da venire fino qui? Mi credi tanto stupido da non punirti per l'uccisione di un consanguineo?

CREONTE (Tommaso M.):
Ora che hai parlato, devi udire me: e quando avrai saputo, allora mi giudicherai. Di cosa mi rimproveri? Non è la tua sposa la mia sorella? Anche io fra voi non sono, pari? Prova a ragionare: è meglio governare tra ansie e angosce o in tutta pace? Ho già tutto ciò che mi occorre e dovrei invece desiderare gli affanni di un re? 
Entra Giocasta che frena questo dissidio. La moglie cerca di rassicurare il sovrano sostenendo che nessun mortale, Tiresia incluso, può prevedere il futuro.
A riprova di ciò Giocasta racconta per la prima volta a Edipo la sorte del suo precedente marito Laio. A costui fu predetto che sarebbe stato destinato a morire per mano del figlio, mentre invece il figlio fu abbandonato su un monte e il marito trovò la propria morte aggredito da banditi all’incrocio di tre vie poco fuori Tebe.
GIOCASTA (Michela M.):
O sciagurati, come potete litigare così mentre su Tebe incombe tanto male! Tu Edipo credi e rispetta Creonte, devi liberarti dalle tue paure e ascoltarmi. Non sempre gli indovini dicono il vero. Ti racconto io come andò e capirai che nulla di quello che si temeva si è avverato.

LAIO (Alessia G. narrato):
Un giorno, giunse a Laio un oracolo che gli predisse che il suo destino era di morire per mano di suo figlio e del mio. 

LAIO (Gaia P. narrato):
Ma invece, come sappiamo, venne ucciso in un incrocio a tre vie da ladroni.

GIOCASTA (Rachele B.):
Nostro figlio, nato da tre giorni, venne legato e buttato giù da un dirupo.  
Questi dettagli colpiscono e spaventano Edipo, che a sua volta racconta per la prima volta a Giocasta la propria storia. 
ÈDIPO (Ilaria O.):
Ahi, che sgomento! Dove accadde l’assassinio? E quando? Che aspetto aveva Laio? 
Fuggii da Corinto, mia terra natale, perché un oracolo aveva predetto che sarei stato destinato a uccidere mio padre e a congiungermi con mia madre. Prima di arrivare a Tebe e diventarne il sovrano, giunto all’incrocio di tre strade ...

LAIO (Alessandra R. narrato):
Uccisi un vecchio che mi si era rivolto in modo oltraggioso. 

EDIPO (Sarah A.):
Possibile che ... Ahi! Mi sono dannato da solo senza accorgermene. Dov’è il servo testimone di tutto? Lo voglio qui.

GIOCASTA (Chiara Z.):
Che dici, o re! Ti guardo, e sbigottisco.
Laio era alto, assomigliava in qualche modo a te, andava su un cocchio accompagnato da cinque uomini. Solo quel servo rimase vivo e fuggì lontano, ma perché chiedi di vederlo?

EPISODIO III

Un messaggero giunge da Corinto con l’annuncio che Polibo il padre di Edipo, è morto di vecchiaia. La notizia risolleva Edipo e Giocasta, dato che l’oracolo aveva sentenziato che Edipo avrebbe ucciso il padre e si sarebbe congiunto con la madre, ma il padre Polibo, adesso, era morto di morte naturale. Il messaggero aggiunge però un’ulteriore informazione: Polibo non era il padre naturale di Edipo, il quale invece era stato adottato. Proprio lui, il messaggero, lo aveva affidato a Polibo dopo averlo ricevuto da un pastore sul monte Citerone.
Edipo vuole conoscere allora la verità sulle proprie origini. Giocasta, invece, ha intuito la tragica verità e prega Edipo di rinunciare alla sua irrefrenabile volontà di sapere. Edipo insiste, noncurante degli avvertimenti di Giocasta, la quale invece fugge disperata all’interno del palazzo. 
GIOCASTA (Hajrisa M.):
Ascolta questo messaggero, viene da Corinto ad annunziare che Pòlibo tuo padre si è spento in modo naturale e non per mano tua.

ÈDIPO (Chiara O.):
Cos'altro dice? Egli afferma che Polibio non era il mio padre naturale? 

GIOCASTA (Hajrisa M.):
Perché lo vuoi sapere? Non curartene!
Non riprendere queste ciance inutili sulle tue origini!

ÈDIPO (Elena M.):
Non veder chiaro in tutto ciò? Non posso. 

EPISODIO IV

Giocasta esce disperata mentre Edipo chiama il pastore che aveva affidato il bambino al messaggero sul monte Citerone. Costui è anche l’unico testimone dell’assassinio di Laio. Compresa la situazione, l’uomo vorrebbe tacere, ma le minacce di Edipo, rapito ormai da una irrefrenabile volontà di sapere, lo costringono a rivelare la verità: il bambino di allora, figlio di Laio, non è altri che Edipo, colui il quale, all’incrocio di tre vie, ha ucciso il proprio padre senza saperlo, diventando poi sovrano di Tebe e congiungendosi con la madre e moglie Giocasta. Parricidio e incesto: queste le colpe fatali di Edipo. Saputa la tragica verità, il re rientra nel palazzo sgomento.
ÈDIPO (Domenico L.):
Vecchio, tu lí, guardami in faccia! Ascoltami e rispondi: un dí, servo eri di Laio? Rammenti d'aver visto questo messaggero sopra il Citerone? Non avere paura e parla del bambino che gli desti perché ero io quel bambino e oggi morrai, se non mi dici il vero.

ÈDIPO (Alessia G.):
Ahimè! Son giunto a udir la cosa orribile!
La mia sposa per paura della profezia lo diede a te perché lo uccidessi, ma tu per pietà lo desti al vecchio Polibio che lo portò in altra terra.
Ahimè, ahimè! Tutto è già chiaro! Io nato da chi non dovevo, io sposo con chi non dovevo, io uccisore di chi non dovevo. 

ESODO

Giocasta, perduta la ragione e invocata la memoria di Laio, si da' la morte impiccandosi.
Visto il corpo senza vita della madre e moglie, Edipo si toglie la vista cavandosi gli occhi con la fibbia della veste di lei. Accecato e disperato, vuole ora toccare il fondo della propria abiezione facendo mostra di sé al popolo tebano.  
Compare allora Creonte che, messe da parte le offese ricevute e commiserando Edipo, vuole ricondurlo all’interno del palazzo, evitando ai tebani lo spettacolo di tale orrore e a Edipo stesso l’abiezione della sua condizione. Memore dell’editto da lui stesso proclamato, Edipo chiede di essere mandato in esilio, non prima, però, di aver abbracciato le figlie e sorellastre, alle quali prospetta una vita di infelicità e umiliazione.
GIOCASTA (Michela M. narrato):
Ella si uccise.  Come in preda al furore, si chiuse nella sua camera, invocò Laio, lo sposo da gran tempo spento, e si impiccò.

GIOCASTA (Rachele B. narrato):
Edipo corse urlando. Piombò nella camera di Giocasta rompendo la porta e trovò la donna appesa strangolata da bende. 

EDIPO (Gaia P. narrato):
Calò la salma appesa e con le fibbie d'oro del vestito della donna si trafisse gli occhi per non vedere più l'orrore. 

EDIPO (Alessandra R.):
Oh Tebani, ora vedete questo Èdipo, il potentissimo, che scioglieva gli enimmi arcani, in quale bàratro è piombato. Ormai nulla gli riuscirebbe più grato vedere, avendo visto l'orrendo destino. 

CREONTE (Pedro B.):
Non vengo per schernirti né a lanciarti ingiurie, Èdipo, per i trascorsi oltraggi. 

ÈDIPO (Flavia F.):
Creonte, presto scacciami via da questa terra dove nessuno più dovrà ricordarmi. Era già chiaro il responso dell'oracolo: 
togliere di mezzo me, l'impuro, il parricida.
Ed ora io ti scongiuro, mi affido a te. Seppellisci colei che è spenta. Io andrò lì, sul Citerione, quel luogo che mio padre e mia madre avevano già scelto come mio sepolcro. 

EDIPO (Flavia F.):
Lascia ch'io con queste mani tocchi le mie figlie che sento piangere. Tale obbrobrio avete udito. E chi sposarvi
vorrà? Nessuno! 

CREONTE (Pedro B.):
Basta piangere. Orsú, rientra nella reggia e lascia le tue figlie.

ÈDIPO (Andrea C.):
Ah, no, queste non strapparmele!

CREONTE (Tommaso M.):
Non voler vinta ogni gara! 
E voi, guardando questo giorno luttuoso, sappiate che nessuno può dirsi felice se prima non giunge alla fine della vita libero da ogni orrido male.