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il neorealismo

Posted on febbraio 4, 2013 in @rte, [email protected]@

SCIUSCIA_PRIMASERIE003La saga di Sciuscià si sviluppa in una lunga serie di avventure concatenate che durano dal gennaio 1949 al 1955. Si tratta del primo e più importante fumetto neorealista, scritto dall’editore e sceneggiatore Tristano Torelli e dal giornalista, scrittore e più tardi a sua volta editore Renzo Barbieri.

UMBERTO D di Vittorio De Sica
Un capolavoro del neorealismo italiano.

Il film di Visconti Ossessione, del 1943, è considerato il primo film neorealista.

Storia proibita del 900 italiano – – L’Italia spudorata

Pier Paolo Pasolini: Il neorealismo

Cesare Zavattini: Il Neorealismo

In questi stessi anni si diffonde la conoscenza del pensiero gramsciano, che esercita un influsso considerevole sull’elaborazione letteraria del secondo dopoguerra, attraverso la sua riflessione sul ruolo degli intellettuali nella storia italiana, la sua proposta di una letteratura nazionale-popolare in cui la tradizionale separazione tra intellettuali e popolo finalmente si annulli.
La Storia Siamo Noi – Antonio Gramsci

1 MINUTE OF – Roma Città Aperta (1945) Roberto Rossellini

Al culmine del neorealismo, nel 1948, Luchino Visconti adattò I Malavoglia, il celeberrimo romanzo di Giovanni Verga scritta nel pieno del verismo, il movimento del XIX secolo che fu per tanti aspetti la base del neorealismo. Ne ammodernò il soggetto, apportando modifiche straordinariamente piccole alla trama o allo stile originale. Il film che ne risultò, La terra trema, fu interpretato solo da attori non professionisti e fu girato nel medesimo paese, Aci Trezza, frazione di Aci Castello (Catania), dove il romanzo era ambientato. Poiché il film venne girato in Lingua siciliana, esso fu sottotitolato anche nella versione originale italiana.

Ben presto però l’attenzione fu rivolta ai problemi sociali contemporanei, fra questi emerge Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, nel film è raccontato il dramma di un operaio, nella narrazione si rappresenta la durezza della vita nel dopoguerra.

La denuncia del disagio sociale è ancora più forte nei film Riso amaro di Giuseppe De Santis

I critici della Nouvelle Vague celebrarono il neorealismo e ne incorporarono l’esperienza nel proprio movimento.
La Nouvelle Vague è un movimento cinematografico francese nato sul finire degli anni cinquanta. Il termine Nouvelle Vague (“nuova onda” in francese) apparve per la prima volta sul settimanale francese L’Express il 3 novembre 1957, in un’inchiesta sui giovani francesi a firma di Françoise Giroud, e verrà ripreso da Pierre Billard nel febbraio 1958 sulla rivista Cinéma 58. Con questa espressione si fa riferimento ai nuovi film distribuiti a partire dal 1958 e in particolare a quelli presentati al festival di Cannes l’anno successivo. I primi registi a riconoscersi nel movimento sono François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol e Eric Rohmer, un gruppo di amici con alle spalle migliaia di ore passate al cinema, la conoscenza profonda di centinaia di film, la stesura di decine di articoli, e l’articolazione di centinaia di dibattiti alle porte della Cinémathèque Française. Proprio la Cinémathèque Française fu una tappa fondamentale per la formazione di questi giovani cinefili; fondata nel 1934 da Henri Langlois e Georges Franju, la Cinémathèque era un luogo dove venivano proiettati quei “film maledetti”, secondo la definizione di Jean Cocteau, che per il fatto di disprezzare ogni regola, di essere “uno sgambetto al dogma”, erano diventati letteralmente invisibili. Si trattava per lo più di film di grandi cineasti europei allora largamente incompresi, Jean Renoir, Roberto Rossellini, Jacques Becker, e di registi americani del dopoguerra, Alfred Hitchcock e Howard Hawks su tutti. Alcuni cineasti come Jacques Demy, Jean-Pierre Melville, Jean Rouch, Roger Vadim, pur non essendosi formati nell’ambiente della critica cinematografica, condivideranno gli stessi valori, così come farà Alain Resnais, che firmerà il suo celebre Hiroshima mon amour solo dopo 10 anni di cortometraggi. A questi vanno sicuramente aggiunti Louis Malle, che non si definirà mai un appartenente al movimento ma piuttosto si riterrà emarginato dai registi aderenti al movimento, e Maurice Pialat, troppo individualista per riconoscersi in un qualche movimento…

I suoi effetti si possono riconoscere anche nel recente movimento danese Dogma 95.