dada

                       ... una "lezione perfetta" parte 
             dall'organizzazione degli spazi di apprendimento ...
                           https://www.scuoledada.it/

DIDATTICA PER AMBIENTI DI APPRENDIMENTO

Si tratta di un  Movimento – ufficialmente costituito il 6 novembre 2014 a Genova – aperto a tutte le scuole italiane, e la cui missione è “individuare, supportare, diffondere, portare a sistema pratiche e modelli educativi volti a ripensare l’organizzazione della Didattica, del Tempo e dello Spazio del ‘fare scuola’ in una società della conoscenza in continuo divenire” (INDIRE).
    1) Le aule, colorate secondo dipartimenti o materie affini, vengono assegnate a docenti della medesima disciplina e arredate secondo il gusto e il profilo professionale e culturale dell’insegnante anche in base alla materia di insegnamento e in collaborazione con gli alunni stessi. Sono attrezzate come veri e propri laboratori, con sedie, lavagne e banchi facili da spostare
per creare ambienti dinamici e accoglienti a misura dello studente, hanno librerie e scaffalature dedicate a strumenti per le singole materie e sono dotate di tecnologie informatiche.
L’adattabilità continua dei setting didattici, in cui giocano un ruolo fondamentale sia la disponibilità delle ICT e gli arredi flessibili e versatili, che la visione didattico-pedagogica del docente, permette arricchimento e personalizzazione degli spazi comuni con il contributo di tutti (da spazi “anonimi” diventano spazi “emozionali”). 
  
    2) Gli studenti, ad ogni cambio d’ora, lasciano una classe
per raggiungerne un’altra dove trovano il professore ad  attenderli, seguendo regole precise (come camminare sul lato destro dei corridoi, avere un apri-fila e un chiudi-fila).
“il movimento del corpo è funzionale al processo di insegnamento-apprendimento, e per la riattivazione della concentrazione e delle capacità cognitive: non esistono tempi che non siano anche indirettamente funzionali agli apprendimenti”.
Gli spostamenti degli studenti sono ricercati come stimolo energizzante la capacità di concentrazione, come testimoniato da alcuni studi neuro-scientifici, che ci indicano che il modo migliore per attivare la mente (le sue cognizioni e le sue emozioni) è di mantenere in movimento, anche leggero, il corpo.
  
    3) I corridoi sono dotati di armadietti e hanno la segnaletica necessaria per gli spostamenti, ci sono anche App dedicate all’individuazione dei laboratori e ambienti didattici dislocati all’interno dell’edificio scolastico.
   
    4) Tutti partecipano con l’adesione alla “rete” tramite wifi e una idonea dotazione di impianti di videoproiezione, lavagne interattive e tablet.
   
    5) Vi sono spazi comuni e aperti da sfruttare per creare momenti di open-minded per tutta la comunità scolastica, 
vedi------->> Vittra. Senza pareti e senza classi.

LA RICERCA

     L’approccio trialogico, proposto da Kai Hakkarainen e Saami Paavola dell’Università di Helsinki, ha dato il via, a partire dal 2005, a un intenso programma di ricerca e sperimentazione in tutta Europa. Questo modello si inserisce nel filone socio-costruttivista che pone l’accento sul dialogo tra il soggetto che apprende e la comunità cui appartiene e sulle dinamiche di partecipazione ai processi culturali.
Nella relazione tra individuo e comunità prendono vita processi di comunicazione, condivisione e negoziazione di significati. Sono processi “dialogici” che vanno ad affiancare quelli monologici, legati all’elaborazione concettuale individuale.
Il nuovo approccio inserisce un terzo elemento, da cui il neologismo “trialogico”: la produzione collaborativa di “artefatti”.
Gli studenti, quindi, interagiscono con la comunità perseguendo un obiettivo: la produzione o la modifica di un “oggetto” che può essere di molti tipi, ma è sempre qualcosa di “vero”.
Gli artefatti possono essere oggetti: concreti (come un robot), concettuali (come idee, piani o modelli), pratiche organizzative (come un nuovo modo di lavorare a scuola). In ogni caso, devono essere utili a qualcuno che stia al di fuori della classe che li ha creati o – ancora meglio – al di fuori della scuola.
Perché questi artefatti devono fare da ponte col mondo esterno.
   Paradigmi pedagogico-culturali di riferimento:
- il costruttivismo sociale (Vygotskij, Bruner);
- la tradizione dell’attivismo pedagogico (Dewey, Kilpatrick, Washburne, – Piano di di Winnetka e anche Montessori);
- la centralità dello studente (Rogers);
- la scuola per le competenze del futuro (Goleman, Senge, Morin).