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la leggenda di re artù

Posted on Giugno 28, 2012 in [email protected]@, [email protected]

Edizioni Comma 22 – Primo volume della saga di Re Artù creata in Francia dal duo David Chauvel ai testi e Jérome Lereculey ai disegni.

Re Artù, figlio di re Uther Pendragon, è un’importante figura delle leggende della Gran Bretagna, dove appare come la figura del monarca ideale sia in pace sia in guerra.La storicità di Re Artù è stata a lungo dibattuta dagli studiosi, ma negli anni si è raggiunto un consenso nel ritenere sostanzialmente leggendaria la figura del sovrano. Una scuola di pensiero avanzerebbe l’ipotesi che fosse vissuto nel tardo V secolo o agli inizi del VI secolo, che fosse stato un romano-britannico e che avesse combattuto il paganesimo sassone. I suoi ipotetici quartieri generali si sarebbero trovati in Galles, Cornovaglia, o ad ovest di ciò che sarebbe diventata l’Inghilterra. Ad ogni modo, le controversie sul centro del suo potere e sul tipo stesso di potere che esercitava continuano oggi.Nel Merlin di Robert de Boron, re Artù ottiene il trono estraendo una spada da una roccia. Nel racconto estrarre la spada è possibile solo a colui che è “il vero re”, inteso come l’erede di Uther Pendragon. La spada del racconto è presumibilmente la famosa Excalibur. Questo provocò una ribellione da parte degli undici governatori che Artù depose immediatamente. Successivamente sposò Ginevra il cui padre diede ad Artù La Tavola Rotonda come dote e divenne il luogo dove i suoi cavalieri potevano riunirsi evitando così dispute su chi dovevesse governare poichè la Tavola Rotonda metteva tutti sullo stesso piano. Da questo momento seguì un regno fatto di splendore e magnificenza; la corte di Artù divenne il centro focale dove nacquero molti eroi. Nella guerra contro i Romani, Artù sconfisse l’Imperatore Lucio e lui stesso divenne imperatore. Comunque, il suo più illustre cavaliere, Lancelot, si innamorò di Ginevra, ma la loro relazione segreta venne alla luce e la ricerca del Santo Graal incominciò.
Così Lancelot fuggì mentre Ginevra fu condannata a morte. In seguito Lancelot la liberò e la portò nel suo regno. Ciò spinse Artù ad attraversare lo Stretto per combattere il suo ex prediletto cavaliere.

La figura di Re Artù e dei suoi cavalieri indagata attraverso le testimonianze di antichi documenti storici e tradizioni popolari.

la bellissima canzone di presentazione e introduzione parlata del film “La spada nella roccia” della Disney, immortale nei ricordi di infanzia

Perry racconta in mezzo a central park, la storia di un giovane re che punito per la sua superbia, passò la vita da solo alla ricerca del Graal e del perdono di Dio.Solo un semplice di spirito riuscirà a metterlo in pace con se stesso.


Il titolo è altamente significativo. La “terra desolata” è contemporaneamente la terre gaste dei poemi epici medievali, cioè un territorio devastato, sterile e mortale che devono attraversare i cavalieri per arrivare al Graal (uno dei simboli centrali del poemetto), e il mondo moderno, contrassegnato dalla crisi e dalla sterilità della civiltà occidentale, giunta forse al termine del suo percorso: non va ignorato il fatto che la prima guerra mondiale, terminata neanche quattro anni prima della pubblicazione del poemetto, era stata vissuta come un’inutile e folle strage che aveva dilapidato milioni di vite e portato quasi alla bancarotta le grandi nazioni europee. La “terra desolata” è anche Londra, città dove Eliot risiedeva, e nella quale ha ambientato alcune scene del poemetto


« E quelli che verranno dopo di noi ricorderanno che al mondo sono esistiti i soldati romani, le spade romane… e il cuore romano. Ave Cesare! »

Nell’anno 476 l’Impero Romano d’Occidente è sotto l’attacco delle armate del Generale Erulierulo.Le forze fedeli all’impero sono state annientate e l’Imperatore Augusto, un bambino di soli 13 anni, è stato arrestato, deposto a Capri. Nel frattempo a Dertona, dove sorge il castrum dell’ultima Legione romana legione, la “Nova Invicta”, infuria la battaglia contro i cavalieri eruli.
L’ufficiale Aureliano Ambrosio distaccatosi dai suoi compagni, cavalca disperatamente verso la villa del nobile Flavio Oreste per chiedere aiuto, ma la trova distrutta dagli eruli, e può soltanto ricevere l’ultima richiesta di Oreste morente: salvare e proteggere Romolo Augusto, suo figlio, ultimo Imperatore di Roma. Qui lo libera assieme al suo precettore Meridius Ambrosinus, e viene in possesso di un prezioso oggetto: la leggendaria Spada Calibica di Gaio Giulio Cesare. Inseguiti da presso dallo spietato Wulfila, luogotenente di Odoacre, e dai suoi cavalieri eruli, l’eterogeneo gruppo continuerà a fuggire. Giunti infine in Britannia, scopriranno che il ricordo della passata romanità, e con essa della vecchia e leggendaria Legio XII Draco, non è ancora del tutto scomparso. Minacciati ancora da Wulfila, e in più dal vecchio tiranno Wortigern, che regna su gran parte dell’isola, celato da una maschera d’oro, decidono di affrontare tutti i loro nemici in una battaglia finale.
In questa ultima battaglia si scontreranno i nostri eroi che riusciranno a sconfiggere i barbari vincendo definitivamente la lunghissima guerra. In essa verranno feriti alcuni dei legionari e trafitto da tre lance ed inchiodato ad un albero il fedele amico di Aurelio, Vatreno.Infine Wulfila, lo spietato guerriero erulo, nell’atto di uccidere selvaggiamente Romolo verrà ucciso da Aurelio che gli trapassa il corpo con la spada. La vittoria è quindi per Aurelio e Romolo, nella sua vittoria lancerà in aria la Spada di Cesare ed essa si conficcherà nella roccia posta al centro del lago stesso ed infine da lui, detto dai Romani Pendragon, e da Kustennin, figlia del comandante della legio XII, nascerà un nuovo figlio che sarà in futuro il leggendario protagonista del ciclo arturiano: “Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda”.

The end of an empire… the beginning of a legend

Alan Stivell – La Blessure D’Arthur

i celti

Posted on Giugno 28, 2012 in [email protected]

Boadicea

Britannici siamo usati ai comandanti delle donne nella guerra. Sono la figlia degli uomini d’onore. Ma ora non sto combattendo per la mia alimentazione reale… Sto combattendo come persona ordinaria che ha perso la sua libertà. Sto combattendo per il mio corpo battuto. Gli dei ci assegneranno la vendetta che ci meritiamo. Pensate a quanto di noi stanno combattendo ed al perchè. Allora vincerete questa battaglia o morirete…”

era molto alta. La sua voce era dura ed alta. I suoi capelli spessi e bruno-rossastro sono appesi giù sotto la sua vita. Ha portato sempre un torc dorato grande intorno il suo collo e un mantello tartan fluente fissato con un brooch.

primo piano
Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla.

Beowulf (pron. ˈbeɪ.ɵwʊlf) è un poema epico, incompleto ed anonimo, scritto in una variante sassone occidentale dell’anglosassone (o inglese antico). La datazione è tuttora incerta, tuttavia gli indizi più significativi raccolti dagli studiosi finora, tenderebbero a collocarla attorno alla metà dell’VIII secolo. Con i suoi 3182 versi, è il più lungo poema anglosassone. Ci è giunto attraverso un unico manoscritto, il Cotton Vitellius, conservato al British Museum. Il titolo Beowulf (dal nome dell’eroe del poema) fu attribuito a quest’opera a partire dal XIX secolo. Non ci è stato tramandato nelle fonti nordiche nessun racconto che corrisponda a quello del “Beowulf”. È dunque possibile che l’autore del poema inglese antico abbia rielaborato autonomamente materiale leggendario di origine nordica, creando un’opera originale sulla base di un patrimonio tramandato oralmente.

Il testo è fondato sull’allitterazione (non vi sono rime) e il metro è basato sul numero di accenti (quattro per verso) anziché sul numero di sillabe. Lo stile narrativo fa largo uso delle kenning (tipiche di gran parte della letteratura antica nordeuropea) ovvero sul riferimento a personaggi, luoghi, eventi attraverso perifrasi e metafore canoniche (per esempio i “marinai” sono i “guerrieri del mare”). Le kenning, che contribuiscono a conferire al testo un sapore fortemente allegorico, sono usate in modo sistematico; spesso, addirittura, più kenningar vengono combinate in un’unica frase, in costruzioni linguistiche spesso difficilmente penetrabili dal lettore moderno.