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il curriculum come narrazione 2.0 (p.3)

Posted on Gennaio 1, 2014 in IL LABORATORIO DIDATTICO

curriculum come narrazione 2.0

E’ un dato di fatto che un buon CV ed una bella let­tera di pre­sen­ta­zione non sono più suffi­cienti per emer­gere nel mare magnum della rete.
Il web è pieno di pro­fes­sio­ni­sti pre­pa­rati alla ricerca di lavoro. Il per­so­nal bran­ding è una delle parole chiave per pre­sen­tarsi ai poten­ziali datori di lavoro in modo più crea­tivo ed accat­ti­vante, in grado di bucare il moni­tor e di far capire al sele­zio­na­tore che abbiamo quel qual­cosa in più che ci rende real­mente la per­sona di cui sono alla ricerca.

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La prima domanda da porsi è: a cosa deve servire il curriculum che sto scrivendo?

Un curriculum vitae indirizzato ad un’azienda in risposta ad un annuncio di selezione di personale, ad esempio, sarà ben diverso da uno inviato a supporto della partecipazione ad un concorso pubblico. Con il primo il nostro scopo sarà suscitare interesse nel selezionatore intercettando alcune delle caratteristiche potenziali del lavoratore che la ditta sta cercando; il secondo invece dovrà essenzialmente evidenziare le informazioni che possono attribuire punteggio in base ad una griglia di valutazione predeterminata, senza preoccuparsi troppo dell’aspetto e dello stile.

Se avete un po’ di dime­sti­chezza con i pro­grammi di gra­fica baste­ranno gusto e fan­ta­sia per per­met­tervi di creare un cv ori­gi­nale e pro­fes­sio­nale allo stesso tempo, ma se non avete cono­scenze di que­sto tipo non dispe­rate, la rete vi viene incontro!

Cattura

Vizualize.me, per­mette a chiun­que di rea­liz­zare in pochis­simi passi un CV in for­mato info­gra­fica imme­diato e di sicuro effetto. Basterà acce­dere con il pro­prio account linke­din e sce­gliere il tem­plate che più si avvi­cina alle vostre esi­genze per otte­nere l’infografica del vostro cv, da poter con­di­vi­dere sui social net­work o da poter alle­gare come link a qual­siasi email di presentazione.

Cattura vizi

Ancora più com­pleto, poi, è Vizify, che si distin­gue nella miriade di ser­vizi dispo­ni­bili on line per la pos­si­bi­lità di col­le­gare in pochi click tutti gli account social, inte­grando le espe­rienze pro­fes­sio­nali pre­senti sul pro­filo lin­ke­din con i tweet e con gli sta­tus pub­bli­cati su face­book, piut­to­sto che ai check in su Four­square o alle imma­gini di insta­gram. Qual­che altro passag­gio, poi, per­mette di per­so­na­liz­zare il pro­filo otte­nuto tra­mite le con­nes­sioni con i social e ren­derlo meno “stan­dar­diz­zato”. Il risul­tato è un cv alter­na­tivo che coniuga un aspetto gra­fico accat­ti­vante alla chia­rezza delle con­nes­sioni mul­ti­ca­nale. In pochi click il sele­zio­na­tore potrà vedere tutti i dati prin­ci­pali rela­tivi alla vostra pre­senza on line.

behance thomas

http://www.behance.net/thomasiuliano

Se non avete cono­scenze gra­fi­che ma nean­che vi con­vin­cono que­sti stru­menti on line basta aguz­zare l’ingegno. Basta creare un hash­tag, ad esem­pio, e twit­tare i dati prin­ci­pali del vostro cv per poi rac­co­glierli in uno Sto­rify o tra­mite Momentz per otte­nere un cv creativo che uni­sce all’originalità la dimo­stra­zione delle vostre capa­cità di sin­te­tiz­zare e di uti­liz­zare age­vol­mente un canale social.

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Come utilizzare i Social Media (facebook, Linkedin, Google+ …) per avere un curriculum sempre aggiornato: avere un’accurata pianificazione della propria presenza in rete permette di trasmettere quello che vogliamo (personal Brand).

Ecco come creare il curriculum sui Social Network

HEADLINE

Crea un riassunto breve della tua vita. Non è facile per nulla, ma riuscire a catturare l’attenzione su internet è  difficile. Se create un bel headline professionale che funziona sul web, state sicuri che farà un ottimo impatto dal vivo. L’headline non è la ripetizione dell’attuale posizione di lavoro… e più l’espressione di quello che sai fare, con un pizzico di personalità.

AGGIORNA LE INFORMAZIONI VITALI CON FREQUENZA

Una volta ogni mese va bene, oppure ogni volta che succede qualcosa di importante a te, alla tua azienda o al tuo settore. Esempi di frasi “wooow, che faticata è stato questo progetto: ma raccoglierne i frutti mi ripaga di tutto!” – “Link : analisi interessante sullo sviluppo del settore manufatturiero” –

Se si è alla ricerca di un lavoro, allora potete postare un po di più ma senza esagerare (massimo 4 volte al mese).

FOTO & CONTENUTI

Se digitando il tuo nome appaiono post strani il consiglio è:

  1. se possibile rimuoverli /Modificarli
  2. Creare dei contenuti con il proprio nome e “sperare” che google li metta più in alto
  3. Essere più partecipe nei posti che contano
  4. farsi un bel blog

Il curriculum vitae digitale su:

  • Facebook


Branchout: It’s Not What You Know, It’s Who You Know

come nel caso del bolognese Claudio Nader o della giornalista canadese Sabrina Saccoccio

  • YouTube

Può apportare al self brand una maggiore visibilità e immediatezza, avendo l’opportunità di utilizzare contenuti audio-video per far da cornice alla propria presentazione. Ecco un esempio: http://www.youtube.com/user/GraemeAnthonyCVIV/videos

  • Pinterest

E’ molto utilizzato da chi si occupa di grafica e dai creativi e garantisce l’utilizzo ottimale di presentazioni grafiche originali e simpatiche.

  • Twitter

E’ il modo più veloce per colpire qualcuno che non è disposto ad “ascoltarci” per più di 140 caratteri.

Cos’è il social curriculum? È la raccolta più o meno organica di informazioni integrate in un profilo personale online, come Facebook, Google+, destinato a favorire eventuali assunzioni.

  1. Lo scorso anno il 93% delle aziende e degli head hunter ha fatto ricorso a Linkedin per reclutare dirigenti ed impiegati.
  2. Il 66% dei “recruiter” ha ravanato su Facebook per lo stesso scopo, il 54% su Twitter.
  3. Sempre nel 2012, più di quattro persone su dieci hanno cercato impiego tramite i social media.
  1. In che modo il social curriculum può favorire le candidature per specifici settori lavorativi?
    1. Offre una chiara ed efficace esposizione di competenze ed esperienze.
    2. Favorisce l’accesso a reti professionali.
    3. Permette la pubblicazione di elenchi facilmente ed immediatamente aggiornabili.
    4. Consente di riscontrare la visibilità dei dati attraverso le statistiche sui lead (numero di visite, origini del contatto, etc.).
  2. Quali social media utilizzare?
    1. Linkedin è nato per i professionisti, quindi meglio si presta a trovare lavoro. Tanto più che agevola le aziende nella ricerca di candidati per keyword, settori industriali, gruppi e network.
    2. Tumblr, WordPress ed altri siti come Blogger, consentono la pubblicazione di blog a costo zero dove promuovere il proprio curriculum (social, appunto).
    3. Twitter e Facebook permettono di evidenziare le competenze, di stringere contatti diretti con le imprese, e di attingere immediatamente alle eventuali offerte di lavoro (sempre più spesso pubblicate attraverso i social media).
  3. Qual è il social curriculum preferito dai cacciatori di teste?
      1. Secondo chi ne sa di più, il social curriculum ideale dovrebbe indicare – fra l’elenco di qualifiche e idoneità – anche l’appartenenza ad un’associazione professionale. Nel caso risulti impossibile, pare sia comunque molto ben vista l’esplicita partecipazione ad attività di volontariato (motivo di merito in ogni caso).
      2. È davvero ovvio ciò che invece non deve apparire per nessuna ragione al mondo sui profili di Facebook, Twitter & Co. Ribadirlo, però, male non farà: è d’obbligo tenere lontani errori grammaticali, espressioni volgari, simpatie per droghe ed alcolici, e finanche post di carattere religioso (a meno di volere un posto come guardia svizzera o custode di moschea).

Se si ritiene di possedere buone doti di authority ed influencing sui social media è assolutamente necessario farne menzione nel curriculum. Come? Ad esempio dichiarando il proprio Klout Score, strumento di valutazione degli account Twitter tanto odiato quanto diffusamente affermato. Se proprio non dovesse piacervi è sempre possibile usare in alternativa Twitalyzer, ma non ci si illuda che goda della stessa considerazione.

klout

Ovviamente essere autori di un blog molto frequentato, e costantemente citato su Pinterest, Digg, Google+ ed altre community online, significa disporre di un biglietto da visita davvero prezioso. I meno fortunati, i cui post vengano puntualmente snobbati dai social media, è bene che almeno si diano da fare su Linkedin, dove un cospicuo numero di “collegamenti”, raccomandazioni ed eventuali endorsement pare valga più di un master alla Harvard University.


Parole chiave

Se con il CV cartaceo possiamo solo sperare che il nostro resti in cima alla pila dei documenti su una scrivania, nel mondo digitale possiamo far emergere il nostro CV inserendovi le giuste parole chiave nel sommario. Queste parole chiave sono rappresentate dalle nostre competenze, ma non scriviamole direttamente tutte, procediamo con metodo:

  • facciamo una lista delle posizioni ricoperte
  • aggiungiamo le mansioni effettive
  • aggiungiamo le competenze documentabili e non (purché reali)
  • facciamo una lista delle parole ricorrenti usate negli annunci per descrivere le posizioni lavorative che ci interessano
  • incrociamo tutti i dati e scegliamo le parole più ricorrenti e nel contempo più rappresentative delle nostre reali capacità

Ad esempio se negli annunci di lavoro la posizione per la quale ci candidiamo è abitualmente definita “addetto social media”,  è molto probabile che le aziende usino questa frase come chiave per le loro ricerche di personale, quindi noi dovremmo inserirla nel nostro CV,  magari scrivendo proprio nella prima frase del riepilogo “cerco lavoro come addetto social media” per aumentare le probabilità di salire nei risultati di ricerca.

Una volta scelte le parole chiave, scriviamo il riepilogo ricordandoci che il web è “visual” e bisogna saper dire molto con poco. Quindi cerchiamo di dire tutto ciò che vogliamo far sapere in non più di 1000 caratteri.

Quando abbiamo terminato proseguiamo con la compilazione del CV, ricordandoci che le parole chiave scelte per il sommario dovranno essere presenti anche nella descrizione delle singole posizioni ricoperte. Non preoccupiamoci della ridondanza, lo scopo è far salire il nostro CV in cima alla pila.

Links

Il CV Linkedin è ricco di links e file multimediali.  Inseriamo i links ad articoli, pubblicazioni, premi, interviste, e a tutto ciò che ci riguarda professionalmente. Allo stesso modo inseriamo la documentazione “visiva” di ciò che sappiamo fare: presentazioni, audio, video che illustrano le mansioni svolte per ogni posizione lavorativa precedente.

Se abbiamo partecipato a progetti con altre persone, aggiungiamoli. Devono essere progetti reali di collaborazione, e interamente documentabili. Non aggiungiamo al progetto professionisti che conosciamo solo per dar credito al nostro lavoro, e soprattutto non aggiungiamo nessuno senza aver chiesto il suo consenso (ricordiamoci che chi viene aggiunto riceve una notifica, meglio avvisarlo prima).

Infine inseriamo i dati di contatto: email, skype, twitter handle, e blog o sito web

Reputazione

La prima regole è non mentire, se nella vita reale le bugie hanno le gambe corte, nel web le hanno cortissime, basta una googlata per individuare anche la più piccola incongruenza. Quello che inseriamo nel CV dev’essere dimostrabile, se ci viene attaccata l’etichetta di “fuffologi”, sarà difficilissimo riacquistare la credibilità.

Non descriviamoci con parole come “creativo, innovativo, motivato, responsabile” sono le più abusate su Linkedin, tanto da non essere più credibili. Anziché definirci creativi, dimostriamo di esserlo inserendo i links ai nostri book o ai nostri progetti veramente unici e diversi da tutti gli altri.

Le nostre competenze possono anche essere confermate da altri, meglio se attraverso le segnalazioni che con la conferma delle competenze. Meglio ancora se non vi è reciprocità nella segnalazione, ovvero se  non abbiamo contraccambiato, altrimenti potrebbe apparire un semplice scambio di favori, che è ciò che succede abitualmente con la conferma di competenze.  Preferiamo quindi poche righe scritte da qualcuno che ci mette la faccia perché è stato soddisfatto del nostro lavoro, a una serie di conferme di competenze (che spesso non sappiamo nemmeno di avere) da persone che non abbiamo mai incontrato.

Se cerchiamo lavoro vale la pena di optare per il profilo pubblico. Difficilmente ci verrà chiesto il contatto solo per poter accedere al nostro profilo, quindi se questo non è interamente visibile, non ci servirà a trovare lavoro.

Per un buon twesume:

  • Inserite solo info di base
  • Linkate il vostro cv completo e il vostro profilo linkedin
  • Condividetelo con aziende e recruiter

Curriculum creativo

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Il Video curriculum di 6 secondi realizzato dalla giornalista Dawn Siff è il primo al mondo realizzato tramite Vine. Per questo può essere battezzato come primo “Vine-Resume”.

L’applicazione, realizzata da una startup e poi acquisita da Twitter, consente di girare micro-video di 6 secondi da rilanciare sul popolare social network.

il curriculum come narrazione 2.0 (p.2)

Posted on Dicembre 31, 2013 in IL LABORATORIO DIDATTICO

curriculum come narrazione 2.0

«Il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società; il racconto comincia con la storia stessa dell’umanità; non esiste, non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti, […] il racconto è come la vita»    (Roland Barthes)

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Per costruire consapevolmente la propria identità, gestire attivamente la propria vita, per rispondere al bisogno di controllo che ogni soggetto ha circa la propria esistenza ed il proprio futuro, per diventare cittadino, autore e protagonista della propria vita proponiamo di lavorare in due direzioni: lo sviluppo o l’acquisizione di alcune competenze narrative e la condivisione con gli altri di segmenti narrativi su noi stessi, sulla nostra esperienza, sull’esperienza che condividiamo all’interno di una società.

Alice incontra il Gatto: Alice:”Mi vuoi dire quale strada devo fare per uscire di qui?”
“Dipende in gran parte da dove vuoi andare…” rispose il Gatto.
“Oh non importa dove” disse Alice
” Allora importa poco sapere quale strada prenderai” – soggiunse il Gatto.
“…purchè giunga in qualche parte” – riprese Alice come per spiegarsi meglio.
“Oh certo che vi giungerai!” – disse il Gatto, “non hai che da camminare”
Alice incontra il Bruco: “Chi sei?” disse il Bruco.
Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza: “Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma da allora credo di essere stata cambiata parecchie volte.”
” Che cosa mi racconti”? – disse austeramente il Bruco. – “Spiegati meglio.”
“Temo di non potermi spiegare” disse Alice, “perchè non sono più quella di prima, come vedi.”

La narrazione è un processo cognitivo attraverso il quale strutturiamo, in unità temporalmente significative, unità di esperienza, attribuendo loro un ordine, dei rapporti. Le strutture narrative, derivanti dai concetti di schemi di storie, di modelli mentali, di sistemi funzionali della memoria, sono forme universali attraverso le quali le persone comprendono la realtà, se la rappresentano, le attribuiscono senso e significato e ne parlano.

Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la

responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione.

Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi.

Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire.

Avete la responsabilità di scoprirlo.

(Barack Obama, 08/09/2009)

La narrazione non ha, però, soltanto una funzione interpretativa rispetto alla realtà esterna (il mondo intorno a noi), ma struttura anche la modalità di pensiero che abbiamo su noi stessi, ovvero quello che abitualmente chiamiamo coscienza di sé (il mondo interno). In altri termini, il Sé individuale emerge sia dalle narrazioni sul vissuto personale che l’individuo stesso propone (narrazioni autobiografiche, ma non solo) sia dalle narrazioni che altri compiono su di lui, elaborate entrambe dall’individuo stesso in nuove forme di coscienza. Le modalità narrative appaiono le forme più adeguate per stimolare processi nei quali il soggetto possa esplorare se stesso, il proprio ambiente, le proprie aspirazioni, i desideri, le competenze…

Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria

di esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni?

Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti,

un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato

e riordinato in tutti i modi possibili.

(Italo Calvino, Lezioni americane)

Questa forma è in realtà presente da sempre: il curriculum vitae, ad esempio, non è altro che la burocratizzazione di una narrazione su sé e le forme più evolute di questo artefatto assomigliano, sempre più, a delle narrazioni. Forme come i portfolii o libretti delle competenze o i progetti professionali, il personal branding, sono avvicinamenti molto forti a narrazioni.

E’ ormai assodato che, soprattutto per quanto concerne la sfera professionale, assistiamo ad una sempre maggiore imprevedibilità dei destini individuali. Parole come flessibilità, mobilità ecc. acquisiscono un senso più stringente quando si riferiscono ai costi, che vengono richiesti e pagati dall’individuo, in termini di sostenibilità psicologica. Alla solitudine del cittadino globale (Z. Baumann) si accompagna il rischio (U. Beck), in chi non si sia costruito un’identità adeguata alle dinamiche dei contesti di riferimento, di sentirsi in balia degli eventi. L’orientamento narrativo tenta il difficile ed ambizioso percorso di rispondere pienamente alla domanda di senso e significato dell’uomo contemporaneo.

Il nocciolo della questione si potrebbe riassumere in una maggiore importanza che assegniamo oggi, per l’orientamento, alla domanda fatta dal Bruco rispetto alla risposta che Alice riceve dal Gatto. Associazione Pratika© di Federico Batini

I sogni segreti di Walter Mitty

Vale la pena ricordare come molteplici ricerche hanno dimostrato, che la congruenza tra un soggetto ed una posizione professionale sia maggiormente determinata dalle caratteristiche personali soggettivamente percepite (legate al concetto di sé) e dalla personale percezione dell’ambiente in cui si è inseriti, piuttosto che dall’individuazione delle caratteristiche oggettive (ammesso che siano rilevabili) del soggetto e dell’ambiente in cui lavora (Pombeni, Chiesa, 2009). Le critiche rivolte ai modelli normativo/direttivi si concentrano sulla scarsa predittività da parte degli stessi sul comportamento delle persone.

Per secoli ogni generazione ha avuto la possibilità (e la presunzione) di insegnare alle generazioni successive come gestire la propria vita, non solo nel senso più semplice in cui siamo abituati a pensarlo, ovvero attraverso il ruolo rivestito dai genitori rispetto ai propri figli, ma in un senso più complesso e sociale: ogni generazione ha ritenuto che il proprio patrimonio di esperienze e valori potesse avere un senso, un senso forte per la generazione successiva ed ha tentato, attraverso una serie di dispositivi pubblici e privati, di facilitare questa trasmissione.

Il senso risiedeva nelle pratiche: saper fare delle cose serve, impararlo in un ambiente protetto mette al riparo da errori e delusioni. Ciò che si sapeva fare avrebbe continuato ad essere utile per la generazione successiva che innestava piccoli mutamenti in questi comportamenti; il senso risiedeva nei significati da assegnare alle esperienze, alle azioni proprie e degli altri, alle relazioni, a ciò che incontriamo: consegnare dei repertori di senso attraverso i quali è possibile sapere con certezza che cosa è bello o brutto, che cosa è onesto e disonesto, che cosa è conveniente e sconveniente, che cosa è giusto e cosa è ingiusto, cosa significa essere coerenti e cosa significa essere incoerenti… aiutava a costruirsi un quadro di valori, un orizzonte morale, a dare significato ed intenzione ai propri comportamenti, a prendere delle decisioni, a tenere insieme un’identità. In ogni cultura per fare questa operazione si è attinto a patrimoni di tipo sociale, condivisi attraverso la cultura stessa, e a patrimoni familiari ed individuali (a loro volta nutriti da tutti i precedenti).

Il mezzo utilizzato per veicolare senso, significato e pratiche erano le narrazioni, in tutti i sensi in cui queste potessero essere intese.

Cattura

Gestire un’esistenza, pensarla, progettarla, fare delle scelte, decidere il proprio futuro e tentare di mettere in opera delle azioni che lo rendano più vicino possibile ai nostri desideri (tentando di tenere a distanza ciò che speriamo non accada), gestire ogni giornata del nostro quotidiano, con i suoi imprevisti e con le sue difficoltà è un compito complesso: il compito più complesso al quale siamo chiamati ed anche, probabilmente, il più affascinante.

Nella maggior parte dei casi, questo processo avviene in modo inconsapevole, con l’illusione, però, della consapevolezza. Attribuiamo un grande valore all’autonomia dei singoli soggetti, al fare scelte consapevoli e, in realtà, funzioniamo in modo .condizionato., ovvero siamo soggetti ai significati e ai ruoli che le narrazioni per noi socialmente disponibili consentono.

L’area della scelta, quella dell’identità e quella del controllo del futuro interrogano l’orientamento, e in particolare i modi in cui l’orientamento diventa, all’interno dei modelli formativi, autorientamento.

Il compito che si propone l’orientamento narrativo è proprio questo: renderci consapevoli delle narrazioni che utilizziamo, per modificarle, arricchirle, aumentare, attraverso il ricorso ad altre narrazioni, le possibilità che esse ci danno di compiere scelte consapevoli in un tentativo di diventare autori e non fruitori della nostra vita, con lo scopo di esercitare un controllo sul nostro futuro.

L’orientamento narrativo non suppone una scelta adeguata, non prefigura un orizzonte di senso univoco, non pensa di poter asserire che vi sia una scelta giusta ed una scelta sbagliata, crede invece che la costruzione della storia di vita (formativa, professionale, esistenziale) di un soggetto richieda delle competenze che permettano una sensazione di controllo, una percezione di efficacia, la capacità di manipolazione delle narrazioni interne ed esterne per l’attribuzione di senso e significato da parte del soggetto medesimo, in direzione di una sorta di disvelamento e costruzione di se stessi e della propria esistenza. Si tratta di un processo ricorsivo che si svela e si modifica strada facendo, ma che pone il soggetto al centro della storia come autore e protagonista della propria biografia.

Anche Truman, per citare una metafora narrativa di matrice cinematografica che ha riscosso molto successo, è il protagonista della propria vita, ma si ribella a chi ne è l’autore per diventarne autore egli stesso, il protagonista che recita un ruolo senza esserne cosciente è una narrazione metaforica che veicola interessanti interpretazioni possibili per una società narrativa come la nostra.

Non si dà, in poche parole, scelta adeguata senza che il soggetto ne sia consapevole e la percepisca come un miglioramento, non è possibile pensare all’esercizio di controllo sul futuro, sulla propria vita e sulle proprie scelte senza benessere e consapevolezza, senza non l’adesione, bensì l’autorialità pre-decisionale del soggetto medesimo.

In realtà le narrazioni ci abitano in misura molto maggiore di quanto crediamo (spesso senza che ne abbiamo coscienza) e, vista la quantità di narrazioni disponibili, un compito fondamentale diventa la capacità di usarle, di sceglierle, di modificarle, di conoscerle, di costruirle in modo plurale, per comprendere noi stessi e gli altri, per immaginare il futuro che vogliamo ed iniziare a costruirlo.

storify

https://storify.com/

Come mai risulta così difficile scrivere il proprio curriculum vitae?

La maggior parte dei giovani, in cerca del primo impiego, si ritiene insoddisfatta del proprio curriculum, ritiene che non li rappresenti. Essi lamentano la propria incapacità di “riempire anche solo una pagina”, e in definitiva quasi tutti attribuiscono questo senso di frustrazione alle carenze del proprio percorso professionale, al non aver accumulato ancora esperienze professionali tali da riempire, con soddisfazione, quel foglio di carta bianca che gli si para dinanzi. Eppure è noto come sia normale non avere delle grandi esperienze di lavoro, se si è ancora studenti o si è appena terminato il percorso formativo iniziale.

Lavorando sulle competenze narrative che ciascun individuo sviluppa nel corso della propria esistenza, la metodologia dell’orientamento narrativo consente alle persone di ampliare le capacità espressive, di riflettere su di sé, sul proprio passato e sul proprio futuro, di agevolare le dinamiche relazionali e di sviluppare le capacità progettuali. Trova applicazione lungo l’arco dell’intera esistenza: nella vita scolastica, nell’inserimento nel mondo professionale, nell’integrazione di coloro che appartengono a culture differenti, nella prevenzione del disagio e della dispersione scolastica.

Le modalità narrative appaiono le forme più adeguate per stimolare processi nei quali il soggetto possa esplorare se stesso, il proprio ambiente, le proprie aspirazioni, i desideri, le competenze… Questa forma è in realtà presente da sempre: il curriculum vitae, ad esempio, non è altro che la burocratizzazione di una narrazione su sé e le forme più evolute di questo artefatto assomigliano, sempre più, a delle narrazioni. Forme come i portfolii o libretti delle competenze o i progetti professionali, sono avvicinamenti molto forti a narrazioni. L’orientamento però non può fermarsi ad un generico percorso autobiografico: l’aspetto autobiografico è uno dei punti, seppur fondamentale, all’interno dell’orientamento narrativo. Si parla di orientamento narrativo proprio perché vi sono narrazioni in grado di stimolare la narrazione su sé, narrazioni fondanti, necessarie per un percorso di orientamento, capaci anche di “innovare”, non solo di favorire “un’archeologia”. Poi c’è il confronto, l’ascolto delle narrazioni altrui, la scoperta delle narrazioni degli altri su noi, la costruzione collettiva di narrazioni.. tutti elementi che entrano in dialogo con le strutture di pensiero narrative che ci costituiscono, con le modalità relazionali narrative che ci legano, con il modo di progettarci, narrativo anch’esso, e con le innumerevoli storie che agenzie educative, scienze e mass media ci raccontano.

Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.

Leggi il brano. Sottolinea le frasi significative. Commenta con le tue impressioni. Rispondi alle ultime domande.

MurielBarberyLeleganzaDelRiccio pag 127

                                                          Una domanda                                                                                                                    stavolta sul destino                                                                                                                      già stabilito                                                                                                                         soltanto per alcuni                                                                  e nient’affatto per altri

 

Imparare ad ascoltare, a leggere, ad interpretare, a scrivere, ad attribuire senso e significato ad eventi ed azioni, imparare ad immaginare il futuro, imparare a governare i propri processi cognitivi ed emotivi, sono competenze che, troppo spesso, sono state date per scontate o sono rimaste nell’implicito, credendo che, attraverso un lungo tirocinio di nozioni, conoscenze ed apprendimenti, queste competenze si sviluppassero comunque.

Che cosa volete, Perché non avete detto subito che cosa volevate, Pensate forse che io non abbia altro da fare, ma l’uomo rispose soltanto alla prima, Datemi una barca, disse […] E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere […] Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a sé un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito, L’isola sconosciuta, ripeté l’uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più, Chi ve l’ha detto, re, che isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta.

… [la barca] prese infine il mare, alla ricerca di se stessa.

José Saramago

 

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.

Nella prossima cercherei di commettere più errori.

Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.

Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,

di fatto prenderei ben poche cose sul serio.

Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,

farei più viaggi,

contemplerei più tramonti,

salirei più montagne,

nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,

mangerei più gelati e meno fave,

avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto

della loro vita sensati e con profitto;

certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei

di avere soltanto momenti buoni.

Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,

di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai

andavano da nessuna parte senza un termometro,

una borsa dell’acqua calda,

un ombrello e un paracadute;

se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere

comincerei ad andare scalzo all’inizio

della primavera

e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,

guarderei più albe,

e giocherei con più bambini,

se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

Istanti di J.L.Borges