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lo sfratto alla filosofia di napoli

Posted on Agosto 24, 2012 in scienze [email protected]

Trecentomila volumi, fra cui le opere di Croce e Bruno, finiranno in un magazzino in provincia Il governo ha tagliato i fondi per il fitto dei locali e la regione Campania non ha mai attuato la delibera per l’istituzione di una biblioteca.

“Il resto di niente” 2004

Un piccolo contributo per l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli che, se non avesse aiuti a livello nazionale che europeo rischierebbe di chiudere la sua attività che è in auge dal 1975. La slide Show fotogratica che vi presentiamo è per cercare in qualche modo di non far dimenticare a noi napoletani e non, lo scopo dell’Istituto e cioè quello di promuovere e sostenere, attraverso la collaborazione con studiosi di ogni paese del mondo, gli studi filosofici e scientifici.
Fin dalle origini si è infatti contraddistinto per l’attività di ricerca e di formazione, oltre che quella seminariale e ha sviluppato connessioni sempre più strette tra i programmi di indagini storico-filosofiche, scientifiche, legislative, archivistiche, documentarie e bibliografiche e con l’organizzazione di mostre e di convegni internazionali. Dispone inoltre di una biblioteca di oltre 300.000 volumi che cercano una immediata sistemazione il rete con Archivio di Stato di Napoli, Soprintendenza Archivistica per la Campania e Biblioteca Nazionale.

AccademiaIISF: Antonio Gargano – Benedetto Croce

AccademiaIISF: Antonio Gargano – Umanesimo e Giordano Bruno

NICOLAS TERTULIAN
École des Hautes Études en Sciences Sociales

Tradizione napoletana e filosofia europea

Permettetemi di cominciare evocando, in questa solenne occasione che è l’anniversario dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, uno dei suoi fondatori, al quale mi legano ricordi personali molto toccanti. Voglio parlare di Elena Croce, donna di cuore e di grande qualità intellettuale, molto sensibile alle disavventure degli intellettuali dell’Est europeo, dove mi trovavo circa trenta anni or sono. Figlia primogenita di Benedetto Croce, di spirito vivo e aperto, conoscitrice di molte lingue e dotata di una solida cultura letteraria e filosofica, Elena Croce ha svolto un ruolo molto importante nella vita culturale italiana del dopoguerra, ha diretto molte riviste, tra cui “Lo Spettatore Italiano” e “Prospettive Settanta”, e ha pubblicato parecchie opere notevoli, rivelandosi una sottile e raffinata interprete tanto della letteratura italiana, quanto di quella spagnola o tedesca. Ho gelosamente conservato – fino a quando, in seguito alla mia partenza dalla Romania, tutta la mia biblioteca subì un disastro irreparabile – il suo libro di memorie, Ricordi familiari, e una sua biografia di Silvio Spaventa, fratello del grande hegeliano napoletano e figura preminente del Risorgimento, che ella mi aveva offerto in segno di amicizia.
Devo la fortuna di aver conosciuto di persona Elena Croce ad una prefazione, che scrissi agli inizi degli anni Settanta, per la traduzione rumena del Breviario di Estetica e dell’Aesthetica in nuce di Benedetto Croce. La famiglia del filosofo, temendo la consuetudine degli editori dell’Europa dell’Est di incaricare i prefatori di mettere in guardia i lettori dai pericoli del pensiero occidentale, mi aveva chiesto di poter leggere la prefazione prima della pubblicazione del libro. Si dà il caso, quindi, che io abbia cominciato ad amare Croce e abbia appreso l’italiano leggendo quei libri. Grazie a quella prefazione, che poi è stata pubblicata nella “Rivista di studi crociani” di Napoli, sono entrato in contatto con la famiglia del filosofo e in particolare con Elena Croce, che mi è stata d’aiuto in diversi difficili momenti della mia vita. Grazie a lei sono venuto a conoscenza dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, fondato nel 1949 da Benedetto Croce, e diretto all’epoca da un fine intellettuale e grande storico dell’antichità: Giovanni Pugliese Carratelli. È sempre grazie ad Elena Croce che ho ricevuto poi un’accoglienza molto amichevole all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dove ho avuto il grande piacere di conoscere l’avvocato Gerardo Marotta, fondatore e presidente dell’Istituto, e il professor Antonio Gargano, segretario generale, la cui devozione all’Istituto, che gli procura ammirazione unanime, non può far dimenticare i suoi notevoli scritti dedicati alla filosofia antica e moderna.
Ricordo la bella atmosfera intellettuale che percepii assistendo ad una delle prime riunioni dell’Istituto, presieduta da Giovanni Pugliese Carratelli, nella bella dimora di Gerardo Marotta, con i muri tappezzati di libri. Il conferenziere era Augusto Guzzo, un fine filosofo della vecchia generazione, discepolo di Giovanni Gentile e direttore della rivista “Filosofia”, che parlò dell’Estetica di Hegel, filosofo che più di tutti ha segnato la vita intellettuale di Napoli. Ricordo anche l’entusiasmo con il quale Gerardo Marotta mi parlava di Hegel e di come il suo pensiero corrispondesse allo spirito napoletano. L’avvocato Marotta si mostrava egualmente molto legato a Benedetto Croce, figura emblematica della città, scomparsa esattamente da cinquant’anni, il 20 novembre 1952. L’Avvocato celebrava il grande filosofo hegeliano, ma anche il nipote di Bertrando e Silvio Spaventa, nella casa dei quali Benedetto Croce, rimasto orfano, aveva trascorso la sua adolescenza. Così, come potete vedere, a Napoli la filosofia ed il Risorgimento si trasmettono di generazione in generazione e di padre in figlio. L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha dedicato numerosi colloqui e pubblicazioni ai due Spaventa, pensatori ed uomini politici del Risorgimento.
Non si può comprendere l’attività dell’Istituto senza prendere in considerazione – come è stato spesso sottolineato – il suo profondo radicamento nelle grandi tradizioni della cultura filosofica di Napoli. Più di cent’anni or sono, in un articolo intitolato La statua di Vico e la filosofia a Napoli, Benedetto Croce s’interrogava sulle ragioni che hanno fatto di questa città, ricca di splendori naturali (la bellezza del cielo e del mare, il mitico profilo del Vesuvio, la vicinanza di Capri e Sorrento), la terra d’elezione di una filosofia spesso estremamente speculativa ed astratta. Napoli era, secondo lui, la terra più speculativa d’Italia. Perché – si domandava partendo dall’esempio di un grande napoletano, Giambattista Vico, e con tono un po’ scherzoso – la potenza astratta del pensiero ha trionfato in mezzo ad una natura “che tira violentemente al concreto”? Influenzato in quegli anni dagli scritti di Marx e dalla sua teoria sociologica, Croce paragonava la storia di Napoli alla storia delle città del Nord e del Centro dell’Italia, della Lombardia e della Toscana, ove le libertà politiche erano state stabilite molto più presto, e trasferiva al caso napoletano un’interpretazione proposta da Heinrich Heine e Karl Marx per la Germania, paese molto in ritardo dal punto di vista economico e politico, ma in compenso all’apice del pensiero speculativo. Con un tono semiserio, Croce poneva la domanda: “ Che potevano fare i Napoletani, ai quali la vita e la politica non fornivano altro alimento intellettuale”, se non trasporre le loro aspirazioni nel linguaggio dell’universale? Ma Croce era nello stesso tempo molto fiero di una città in cui la filosofia è sempre stata intimamente legata ai grandi movimenti sociali, dalla Rivoluzione del 1799 ( alla quale egli ha dedicato un libro importante) fino alla rivoluzione del 1848 e poi al Risorgimento; e ricordava che, nel momento in cui Hegel in Germania, dopo lo scacco della rivoluzione del 1848, cadeva in oblio, il suo pensiero veniva ravvivato di nuova linfa intellettuale dall’Italia, ed in particolare da Napoli.
Sotto l’impulso di Gerardo Marotta, autore lui stesso di importanti scritti consacrati alle tradizioni rivoluzionarie di Napoli ( ricordo Ideali etici e politici e primato della cultura nel Mezzogiorno e Da Napoli ripartì la Vandea), l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha continuato a seguire questa linea, chiamando i migliori specialisti italiani, a cominciare da Eugenio Garin, perché curassero nuove edizioni dei filosofi hegeliani. Nel 2001 è uscita la bellissima edizione dello studio di Bertrando Spaventa su Giordano Bruno, e la sua corrispondenza è stata pubblicata dal professor Guido Oldrini, accreditato specialista dell’hegelismo napoletano.
L’Istituto ha anche suscitato un po’ dappertutto nel mondo l’interesse per Hegel, e in generale per la grande tradizione dell’idealismo classico tedesco. All’indomani del bicentenario della Rivoluzione francese, nel 1989, ha patrocinato qui a Parigi il congresso sul tema La rivoluzione francese, la filosofia e le scienze, curandone poi la pubblicazione degli Atti in due volumi. Un grande specialista francese dell’opera di Schelling, il padre Xavier Tilliette, è stato invitato dall’Istituto a tenere seminari a Napoli e le sue lezioni hanno dato luogo alla pubblicazione di un’opera particolarmente significativa: La mythologie comprise. L’interprétation schellingienne du paganisme, apparsa nel 1983. I tre Congressi internazionali su Marx, organizzati a Parigi in quest’ultimo decennio dalla rivista “Marx actuel “ insieme ad altre riviste francesi, si sono svolti anche con la collaborazione dell’Istituto di Napoli.
Il ruolo dell’Istituto per la promozione e la diffusione della ricerca hegeliana in Francia meriterebbe, credo, un richiamo particolare. Fondando presso la casa editrice Guerini e Associati di Milano la collezione filosofica “Socrates”, l’Istituto ha fatto tradurre tra altre opere un’antologia degli scritti di Eric Weil che comprende il suo celebre saggio, Hegel e lo Stato. È un’edizione molto bella, con la quale testi dispersi nelle riviste dell’epoca sono stati per la prima volta raccolti in un unico volume (per esempio il testo su Marx e la libertà, oppure l’articolo pubblicato nella rivista “Critiques” su Il giovane Hegel di Lukács). Una delle opere più originali di Bernard Bourgeois, i cui lavori su Hegel, Kant e Fichte fanno testo, che è intitolata Eternité et historicité de l’ Esprit selon Hegel ( libro comparso nel 1991, presso Vrin), e che tratta del problema appassionante dei rapporti tra lo spirito oggettivo e lo spirito assoluto in Hegel, è il risultato di cinque conferenze che l’autore ha tenuto a Napoli su invito dell’Istituto; nell’introduzione, lo stesso Bourgeois testimonia la sua gratitudine nei confronti dell’Istituto.
Le edizioni “La Città del Sole”, di Napoli, hanno pubblicato l’anno scorso, sempre per iniziativa e con l’appoggio dell’Istituto, la prima biografia intellettuale di Jacques D’Hondt, altra figura di spicco della ricerca hegeliana in Francia. Il libro, firmato da Fiorinda Li Vigni, ricercatrice presso l’Istituto, è intitolato Jacques D’Hondt e il percorso della ragione hegeliana, e comprende una intervista al filosofo francese in cui egli precisa il senso della sua ricerca e definisce la sua posizione rispetto a quella di Kojéve e del suo maestro Jean Hyppolite. L’intervista, vista la sua qualità e importanza, è stata pubblicata quest’anno, autonomamente, in lingua francese, sempre a Napoli, e sempre grazie all’Istituto. Il testo della Li Vigni su Jacques D’Hondt meriterebbe di essere conosciuto anche in Francia, e mi permetto di suggerire ai rappresentanti dell’Istituto qui presenti di intervenire affinché sia tradotta in francese l’eccellente opera di Fiorinda Li Vigni.
La ricerca hegeliana internazionale (vi sono oggi tre associazioni hegeliane) ha salutato come un evento importante la pubblicazione per iniziativa dell’Istituto dei corsi di Hegel, rimasti per lungo tempo inediti, sulla filosofia della religione (l’edizione, in lingua originale, è dovuta al compianto Karl-Heinz Ilting), sulla filosofia della natura e sulla filosofia del diritto (l’edizione italiana è stata concepita e realizzata da Domenico Losurdo). Vale la pena di ricordare che Ilting ha dedicato la sua edizione dei corsi sulla religione “a Gerardo Marotta, presidente dell’Istituto, e alla tradizione hegeliana di Napoli”.
Due interpreti italiani tra i più esperti del pensiero hegeliano e della sua fortuna in Italia, in Francia e altrove, Guido Oldrini e Domenico Losurdo, hanno pubblicato gran parte delle loro ricerche per iniziativa e sotto l’egida dell’Istituto. L’anno scorso, Guido Oldrini ha pubblicato nella collezione “Hegeliana” dell’Istituto un libro sulla ricezione di Hegel in Francia, opera che meriterebbe senza dubbio di essere tradotta in francese, poiché la letteratura francese su questo tema non conosce finora un lavoro simile. Più libri di Domenico Losurdo, tra i quali Hegel e la tradizione liberale, Hegel e la catastrofe della Germania (opera che ha inaugurato la collezione “Socrates”), Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant (libro uscito nel 1983 presso Bibliopolis a Napoli, in una serie di studi patrocinati dall’Istituto), sono stati tradotti in francese.
La filosofia italiana si è sempre distinta per la sua apertura alle grandi correnti della filosofia europea. Basta scorrere la collezione della rivista “La Critica”, fondata a Napoli nel 1903 da Benedetto Croce, per constatare che questi e Giovanni Gentile ( che hanno lavorato di comune accordo fino al momento in cui l’avvento del fascismo li ha separati) non hanno mai smesso di confrontarsi con la letteratura filosofica che si pubblicava all’epoca in Francia, in Germania, in Inghilterra oppure negli Stati Uniti. Durante quasi mezzo secolo, Croce nella sua rivista ( divenuta dopo la Seconda guerra mondiale “Quaderni della critica”) ha sottoposto ad un esame critico sistematico le opere filosofiche più rappresentative del suo tempo. Nel XIX secolo Bertrando Spaventa aveva già pubblicato uno studio intitolato La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea. L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli ha iscritto la sua attività in questa tradizione, aprendo le sue porte ai filosofi europei ed americani più importanti del nostro tempo.
Uno dei meriti dell’Istituto, e non dei minori, consiste nella totale libertà accordata ai docenti invitati, che possono così svolgere lezioni su temi che le università, e ancor più i media, hanno relegato ai margini. A questo riguardo posso portare la mia esperienza personale, dal momento che in un seminario sulla rivoluzione conservatrice tedesca ho potuto dedicare una lezione al pensiero di Arnold Gehlen, filosofo importante, troppo poco presente nel dibattito attuale, e in un seminario su “Le ontologie del XX secolo” ho potuto parlare di Nicolai Hartmann, di György Lukács e degli stretti legami tra le loro ontologie, tema quest’ultimo oggi quasi eluso.
Il ruolo dell’Istituto per l’edizione e promozione degli scritti filosofici contemporanei è altrettanto importante. L’anno scorso, in occasione del seminario che ho tenuto a Napoli, Vittorio De Cesare – collaboratore dell’Istituto che è presente in questa sala – mi ha donato uno scritto inedito di Hans-Georg Gadamer, per il quale tengo a ringraziarlo ancora. L’opera, pubblicata dall’Istituto nel 2000 nella serie “Saggi” presso Guerini e Associati, con il titolo di Metafisica e filosofia pratica in Aristotele, comprende le lezioni tenute da Gadamer nel 1990 in Palazzo Serra di Cassano, raccolte a cura del professor De Cesare. Da grande studioso del pensiero greco qual era, Gadamer affronta qui diversi temi fondamentali del pensiero di Platone ed Aristotele, mettendo in nuova luce il rapporto che intercorre tra loro. La pubblicazione di questo corso, insieme a numerosi altri corsi simili, testimonia del ruolo insostituibile che l’Istituto svolge nel panorama intellettuale contemporaneo. È il caso di augurargli, in occasione di questo anniversario, lunga vita ed una inalterabile giovinezza di spirito.