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precariare stanca

Posted on Settembre 6, 2012 in scienze [email protected]

 

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro, che purtroppo è privilegio di pochi, costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono”. (Primo Levi)

 

Contratti a progetto, contratti di collaborazione, contratti a termine, flessibilità, precariato. Sono i nomi in uso per destrutturare, delocalizzare, frammentare il lavoro, rendendolo sempre più evanescente. Da ormai dieci anni in Italia è cambiata tutta la normativa sul mercato del lavoro e sui servizi per l’impiego, ma spesso questa non è stata accompagnata da una adeguata politica di flexicurity in grado di offrire sicurezze sociali.

 

La precarietà deve essere seriamente riconosciuta come il problema che mette in forse la sopravvivenza del lavoratore e la sua sicurezza professionale intesa sia come valorizzazione delle proprie competenze sia come sicurezza sui luoghi di lavoro, sul reddito, sulla remunerazione adeguata, sulla previdenza, sulla possibilità di essere tutelati dall’azione sindacale. Una realtà che segna pesantemente la vita delle persone, giovani e adulte.

 

Il lavoro si inserisce in un contesto esistenziale che tiene conto di aspetti fondamentali, necessari, vitali: la personalità individuale, i valori di riferimento del singolo, le necessità personali, economiche, psicologiche, spirituali, la libertà, l’autorealizzazione, l’autostima, la relazione. Ledere questi aspetti significa minare la base della cittadinanza democratica indicata dalla nostra Costituzione, l’unica al mondo che al primo articolo cita il lavoro attribuendogli uno scopo fondativo della convivenza sociale. Il lavoro rimane la vera misura della modernità, il punto fondamentale di intersezione tra vita sociale e vocazione personale.

 

La dignità del lavoro emerge quando trova espressione nelle conoscenze dei lavoratori, nella loro disponibilità a tessere relazioni, nella creatività, nell’imprenditorialità di se stessi, nella capacità di affrontare consapevolmente il nuovo, di lavorare insieme e di saper perseguire obiettivi comuni. Oggi è il tempo della partecipazione democratica alla governance di impresa scardinando pregiudizi culturali che vedono come unica finalità dell’economia quella di produrre ricchezza in sé. L’impresa è una comunità di uomini che, nell’etica della fiducia e della corresponsabilità nelle relazioni lavorative, può produrre vita, società, cultura. Alba Forni

 

Procedure innovative per favorire l’ ingresso di insegnanti capaci e meritevoli. Il bando a settembre. Servizio di Andrea D’Orazio

https://www.facebook.com/groups/precari.uniti/doc/375552115844750/

Roberto Saviano: ”Insegnanti, una categoria sacra” Auditorium Roma – 13 marzo 2012

Come conseguire l’abilitazione all’insegnamento

Quali scelte hanno portato all’esplosione del fenomeno precariato? Quale il prossimo futuro dei docenti iscritti in graduatoria ad esaurimento? Quali prospettive per i docenti iscritti al TFA? Errori del passato e quelli del presente: il punto di Daniela Sala

Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d’ogni religione e d’ogni scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l’umanità. Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l’umanità ci salveremo almeno l’anima. (Don Milani, da Lettera ai giudici)

22/12/2011 – Siamo alle vacanze di Natale e il bilancio di questi quattro mesi di scuola risulta ancora drammatico. A Napoli, quest’anno, la prima campanella è suonata il 15 settembre, ma le convocazioni per designare gli insegnanti sono iniziate solo qualche giorno dopo. Occorre nominare qualcosa come quasi quattromila insegnanti e di tempo ce ne vuole. Anche perché per inviare tutti i docenti in cattedra non basta una sola convocazione: ce ne sono volute almeno 6 per ogni ordine e grado! Pesa su questi primi mesi di didattica il ritardo nella nomina dei supplenti con il risultato che mancano all’appello ancora insegnanti e personale scolastico e oramai tutto è rimandato a dopo le vacanze. Nella scuola campana sembra non ci sia più certezza del diritto e del rispetto della norma. Il personale langue mentre le classi scoppiano per il sovraffollamento di alunni. Più della metà degli edifici di Napoli e Provincia è fatiscente e presenta elementi di rischio o dal punto di vista statico o da quello igienico sanitario. Scarseggiano le mense e i laboratori ovvero le attrezzature necessarie per il tempo pieno. Il personale precario già così provato dai tagli della riforma scolastica subisce anche il comportamento del tutto inadeguato del CSA di Napoli. Nonostante ci siano state molte disponibilità di posti per contratti a tempo determinato i calendari di convocazione sono usciti molto a rilento (almeno venti giorni gli uni dagli altri) non manifestando affatto la necessità di ricoprire al più presto i posti vacanti. Le graduatorie escono zeppe di errori e frammentate, poi modificate con reiterati decreti di rettifica. Le “troppe irregolarità” lasciano ipotizzare operazioni poco trasparenti. Non sono così lontane da noi le inchieste che che hanno visto supplenze, scatti in avanti, il sogno di una cattedra, in cambio di vere e proprie mazzette con relativo tariffario: più punti a chi sborsa più quattrini. Così i docenti scalano le graduatorie con la compiacenza di alcuni impiegati dell’Usp, dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali ed amministrativi. Per chi non aveva molte possibilità di farcela da solo, del resto, era un vero investimento pagare tre-quattro mesi di stipendio in cambio di almeno il doppio, garantendosi, in molti casi, la cattedra di una classe o la scrivania di un ufficio amministrativo. Dovremmo essere in migliaia fra insegnanti, genitori, cittadini, a lottare perché è la scuola dei nostri figli ad essere impoverita e ridotta all’ osso. Impossibilitata a garantire la qualità dell’ insegnamento perché ulteriormente danneggiata, a Napoli, da maneggioni che operano senza alcuna interferenza. E’ una cittadinanza che, non partecipando alla res publica, rinuncia alla sua missione democratica di privilegiare l’educazione al lavoro servile, precario, subordinato agli interessi del profitto immediato. E’ una scuola “superflua” che nega ai nostri ragazzi il futuro, la crescita sociale e personale, l’emancipazione culturale, la libertà. Alba Forni

Precari nella scuola: pubblicità regresso.

Laureata Precaria – Simone Cristicchi

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I Trepuntifici

Sarà che son precario
(Testo e canto Domenico Carrara)

ASCANIO CELESTINI – “La scuola che insegna la fila indiana”

L’uomo non può essere libero se non gli si garantisce un’educazione sufficiente per prendere coscienza di sé, per alzar la testa dalla terra per intravedere, in un filo di luce che scende dall’alto in questa sua tenebra, fini più alti. (Piero Calamandrei, Per la scuola)
10/2010 – Caro studente,
ti auguro un buon anno scolastico con un po’ di ritardo come del resto sono in ritardo molti degli insegnanti che dovrebbero essere nella tua classe così angusta quando fuori c’è il sole. L’inizio è sempre un momento atteso, ricco di novità, occasioni di incontro con amici vecchi e nuovi, di attività in gruppo. Ma dopo il necessario “assestamento” in classe, assieme ai jeans con dentro le tue gambe lunghe, al cellulare sempre acceso, al diario più spesso di una enciclopedia, alle tue curiosità che ogni tanto si risvegliano e alle tue intolleranze posturali, ti auguro di non dimenticare di incastrare nello zaino anche la Libertà, il Pensiero, la Democrazia.
So che il significato di tali parole è momentaneamente un’assenza “ingiustificabile” nella tua aula.
Poche battute qui per chiederti di riflettere sulla scuola che vorresti e per ricordarti che: devi studiare per la tua libertà, una conquista che passa per l’acquisizione della capacità d’analisi e del senso critico, gli strumenti che ti permettono di pensare con la tua testa e costruire, consapevolmente la tua identità senza lasciarti manipolare dai conformismi delle mode di turno; nella palestra della scuola devi allenare la mente e lo spirito per poter riconoscere una cultura che snobba la vita e la bellezza e per cercare adulti credibili, maestri di vita coerenti; concediti il coraggio delle grandi vette pensando all’educazione come ad un’opportunità, non a un obbligo, per valorizzate al meglio i giorni della tua giovinezza e per assicurarti una preparazione professionale adeguata e gratificante; esercita il diritto al dialogo rispettoso e costruttivo in modo tale da cogliere la tua identità culturale e i valori specifici della comunità di appartenenza nella comprensione di culture diverse; impegnati ad osservare e valutare l’attività didattica attraverso la rappresentanza scolastica perché la tua partecipazione è fondamentale al pari delle spiegazioni che ricevi, al fine di comprendere i tuoi diritti inviolabili e rispettare i doveri inderogabili della società di cui fai parte.
Ti chiedo di batterti per rendere la scuola un luogo dove è bello vivere, così da recuperare un po’ della disaffezione e dello smarrimento che provi entrandovi. Auspico per te un impegno che sia in grado di rivalutare il senso dell’appartenenza, della legalità, del rispetto dell’ambiente, dell’integrazione sociale e di quel bene comune che deve portarci ad un ambizioso obiettivo: un futuro migliore.
Alba Forni