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il riuso creativo

Posted on Maggio 22, 2014 in @rte

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Il riuso è una forma di design attuale e interessante per svariati motivi: è una pratica che tutti possono mettere in atto; è un atteggiamento che mette in moto la creatività; è un’azione che responsabilizza nei confronti dell’uso delle risorse del nostro pianeta e della dismissione dei rifiuti; è un’estetica basata su semplicità ed economia; è un’etica che recupera valori come il rispetto e la cura per le cose che ci circondano; è un’occasione per andare verso uno sviluppo sostenibile.

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Questo libro vuole così stimolare, attraverso alcune centinaia di esempi di riuso, lo sviluppo della capacità di vedere una nuova dimensione funzionale ed estetica negli oggetti che hanno concluso la loro funzione “ufficiale”, quella per la quale sono nati ma, probabilmente, non la sola che siano in grado di ricoprire.

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1° gruppo: FAVA

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Scelta del materiale:

– anelli
– tastiere non funzionanti
– colla al caldo + pistola a caldo
– pinzetta

Ecco come si possono trasformare vecchie parti di computer in oggetti utili o anche solo belli da vedere:

  • Tastiera come ”casa” per nuove piantine. Un modo ”verde” per usare le vecchie tastiere del computer è quello di trasformarle in dimore per giovani piantine. Mettete la carta tra i tasti per sostenere il terriccio. Spargere la terra tra i tasti sopra la carta e quindi seminare le piantine desiderate. Bagnate la terra con attenzione e mettete la tastiera al sole vedrete presto spuntare le piantine.
  • Monitor casa per animali domestici. Il vostro vecchio monitor CRT può diventare una comoda casetta per i vostri animali domestici basta eliminare il vetro e infilarci dentro una copertina o un cuscino per renderlo accogliente.
  • Un favoloso acquario. Il vostro vecchio case si può trasformare in un originale acquario per i vostri pesciolini.
  • Un orologio da un hard drive. Un originale orologio può nascere usando un hard drive, PCBs, lo specchio del dismesso piatto del disco e altri accessori come le lancette per ore, minuti e secondi e qualche numero colorato.Usando la funzione di orologio dell’ hard drive si può far funzionare questa creazione.
  • Originale porta penne. Si può creare un porta penne dal PCBs o da vecchi floppy disk.
  • Case come casella della posta. Il vecchio case del computer si può trasformare in una ”mail box” in stile americano.
  • ”Geek” sneakers. Assemblando PCBs, motherboards, scheda grafica, vetro e altri materiali in disuso si può mettere insieme una paio di sneakers davvero originali.
  • Chitarra elettrica. Una piccola chitarra elettrica può essere creata usando il vecchio lettore MP3 e parti del PCB.
  • Porta tovagliolo. Un divertente porta tovagliolo può essere creato usando i i circuiti di controllo del board dell’hard disk.
  • Porta note riciclato. Usando la scheda madre del vostro PC potrete creare un porta appunti davvero originale.

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2° gruppo: C.SVAG

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Scelta del materiale:

Carta e cartone

Un semplice foglio di carta può diventare un piccolo contenitore utile per inserire piccoli oggetti come caramelle, chiavi o altro. Piegate un foglio di carta così come indicato in figura 1. Per ottenere questa forma dovete prima di tutto piegare in quattro il foglio di carta. Successivamente ripiegate i quattro vertici del quadrato nel centro del quadrato originale. Otterrete così un nuovo quadrato di dimensioni più ridotte che deve essere ulteriormente piegato in due.

A questo punto distendete il foglio ed otterrete le pieghe come quelle di figura 1 (che saranno le linee guida per le prossime piegature). Ora tenendo le dita appoggiate nei punti A e B di figura 2 ripegate i lembi di carta come indicato in figura 3 in modo da ottenere in sequenza tutti e quattro i lati della scatola di cartone. Dovrete inserire gli ultimi due lembi ottenuti sotto i primi due in modo da rendere le pareti della scatola più solide. La vostra scatola di carta è pronta per l’uso.

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3° Gruppo: FARFALLINE

FARFALLINEScelta del materiale:

1. Ilaria: SEDIA CON BOTTIGLIE DI VETRO
– bottiglie di vetro,
– fili di ferro,
– colla a caldo.

2. IO: MONGOLFIERE
– lampadine,
– colori per vetro,
– pennelli,
– fili di corda,
– colla a caldo,
– contenitori piccoli di plastica,
– fiorellini di gomma.

3. Maria: PORTA CARAMELLE
– barattolo di vetro,
– colori per vetro,
– pennelli,
– nastrini colorati,
– caramelle.

4. Lella: PORTA CANDELE
– barattolo di verto,
– sabbia e conchiglie,
– candela,
– colla vinilica,
– colla a caldo.

5. Maddalena: PORTA CANDELE
– barattolo di vetro,
– sali da bagno colorati,
– candela.

Tra i materiali che spesso avviamo verso il contenitore della spazzatura o, nel migliore dei casi, nell’apposito sacco per la raccolta differenziata, troviamo il vetro sotto ogni forma: vasetti, barattoli, lampadine fulminate, bottiglie da vino, bottigliette di bibite e l’elenco potrebbe essere sconfinato; gli oggetti in vetro che transitano per le nostre abitazioni sono davvero tanti.

Molti di essi potrebbero concludere tranquillamente un loro ciclo vitale venendo avviati, per mezzo della differenziata, ai centri di raccolta e trasformazione, iniziando così una nuova vita; altri invece si prestano ad un riciclo casalingo rapido e creativo, offrendoci l’opportunità di scoprire un nuovo hobby, di gestire in maniera più responsabile i nostri rifiuti e, in ogni caso, di fare economia, la quale, visti i tempi non è di certo un male!

Riusare il Vetro

Un oggetto poliedrico e adattabile a qualsiasi situazione è il barattolo di vetro; forse questo contenitore non ha limiti in materia di riciclo, si può scoprire sempre qualche nuova soluzione per re-impiegarlo in casa.

La caratteristica intrinseca di essere un contenitore, spesso corredato di un sicuro coperchio, rende i barattoli “alimentari” dei contenitori universali; chi ama il bricolage e il fai da te può utilizzarli per tenere in ordine viterie e v piccola ferramenta.

Un’idea originale e pratica è quella di inchiodare il tappo del barattolo sotto una mensola e poi di avvitarvi il contenitore. Il barattolo sarà così “sospeso” e a portata di mano, lasciando sgombero il piano di lavoro. Un barattolo può diventare un vaso trasparente per le piante, ideale per le delicate orchidee, oppure può facilmente essere trasformato in un luminoso porta candele; inoltre i barattoli sono facili da decorare e personalizzare, inseribili quindi in ogni contesto e stile d’arredamento. Ovviamente essendo fatti di vetro possono essere impiegati nuovamente per contenere cibi e conserve, basta lavarli e sterilizzarli, è sufficiente farli bollire per 5 minuti, per iniziare un nuovo ciclo di utilizzo. Stessa versatilità dei barattoli hanno le bottiglie di vetro; spesso di forme e dimensioni diverse si prestano per numerose idee di bricolage. Chi ha la possibilità di potere utilizzare un buon tagliavetro potrà tagliare le bottiglie, trasformando la parte inferiore in bicchieri o vasetti e la parte superiore, solitamente conica, la quale si presta a diventare un originale portalampada. In rete è possibile recuperare numerosi progetti, alcuni davvero originali, su come creare degli oggetti d’arredo e di uso quotidiano. Altri elementi in vetro che possono divenire il cuore di un progetto creativo sono le vecchie lampadine a filamento, ormai fuori dal mercato e destinate a sparire dalla circolazione; se ne vogliamo salvare qualcuna e trasformarla in qualcosa di simpatico e originale, le idee non mancano di certo. Facili da svuotare delle componenti elettriche le lampadine sono già state trasformate in saliere e pepiere, in minuscoli terrari, in delicati vasetti porta piante, in portaspezie e addirittura in insoliti addobbi per l’albero di natale.

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4° gruppo: REWORK

reworkScelta del materiale:

Alluminio

L’alluminio – identificato con il simbolo AL – è un elemento comune che costituisce l’8% della crosta terrestre e si presenta in natura sotto forma di minerale: la bauxite.
E’ un metallo fondamentale dell’era dello sviluppo tecnologico con immense possibilità di impiego nell’industria, nell’edilizia, nell’aerospaziale, nell’elettronica e negli imballaggi.
Molti beni ed oggetti di straordinaria bellezza e di uso quotidiano sono realizzati con l’alluminio, come biciclette, automobili, aerei e treni, porte, finestre e tetti, orologi, oggetti di design, arredamento e, naturalmente, imballaggi.
L’alluminio è in cucina: nel coperchio dello yogurt, nei tappi dell’acqua minerale e dell’olio, nell’involucro del cioccolato, nelle lattine, nei blister dei medicinali, intorno ai dadi del brodo, nelle confezioni di caffè. Sempre in cucina vi sono vaschette e rotoli di foglio di alluminio, pentole, posate, caffettiere e altri accessori vari fatti in alluminio.
Nella stanza da bagno troviamo tubetti e scatolette in alluminio per prodotti di cosmetica, bombolette spray per la barba e per prodotti nebulizzati come le lacche per capelli, anche la piastrina dei rasoi che separa le lame è in alluminio.
L’alluminio è “entrato” nella nostra vita ed è correlato a molteplici aspetti della società moderna, e sempre più diffuse sono le applicazioni nei diversi settori industriali in molti casi in sostituzione di metalli usati in precedenza, primo fra tutti l’acciaio, rispetto al quale l’alluminio è più leggero, non arrugginisce e assicura un livello di igiene più elevato.

Da molti anni, ormai, l’industria italiana del riciclo dell’alluminio detiene una posizione di rilievo nel panorama mondiale per quantità di materiale riciclato. Il nostro Paese è infatti terzo al Mondo assieme alla Germania dopo Stati Uniti e Giappone.

Si tratta di risultati molto importanti che confermano la continua attività di ricerca per lo sviluppo di tecnologie per il riciclo e il recupero dell’alluminio pre e post consumo per impieghi nei diversi settori applicativi. 
E’ un primato ancora più interessante se consideriamo gli aspetti legati alle performance ambientali di questo materiale: infinita riciclabilità, tutela dell’ambiente e delle sue risorse naturali e importante contributo alla riduzione di emissioni nell’atmosfera in linea con il protocollo di Kyoto.

L’alluminio possiede caratteristiche ottimali per il riciclo: può essere riciclato la 100% e riutilizzato all’infinito per dare vita ogni volta a nuovi prodotti. 
Circa il 90% dell’alluminio prodotto nel nostro Paese proviene dal riciclo e non differisce per nulla da quello ottenuto dal minerale originale poiché le caratteristiche fondamentali del metallo rimangono invariate.

La raccolta differenziata, il riciclo e recupero dell’alluminio apportano numerosi benefici alla collettività in termini di:

– Economia, il riciclo dell’alluminio è un’attività particolarmente importante per l’economia del nostro Paese, storicamente carente di materie prime.
– Energia. il riciclo dell’alluminio permette di risparmiare il 95% dell’energia necessaria a produrlo dalla materia prima.
– Materia, il riciclo degli imballaggi in alluminio permette di recuperare materia prima preziosa, utilizzabile per la realizzazione di nuovi prodotti.
– Ambiente, il riciclo dell’alluminio permette di salvaguardare l’ambiente e le sue importanti risorse naturali.

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Posted on Maggio 8, 2014 in IL LABORATORIO DIDATTICO

ImmagineIl Webquest è un dispositivo pedagogico-didattico basato sul computer, formalizzato da Bernie Dodge e perfezionato da Tom March, a partire da presupposti teorici ispirati al “costruttivismo” e all’apprendimento cooperativo, con lo scopo di consentire lo sviluppo nell’allievo delle capacità di analisi, sintesi e valutazione.

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Bernie Dodge illustra per la prima volta la metodologia del Webquest in un articolo del 1995.

Il Webquest si configura come un tentativo di integrare le nuove tecnologie all’insegnamento, creando un ambiente di apprendimento sufficientemente semplice da poter essere utilizzato con quello che ormai sta diventando il bagaglio minimo di competenze a disposizione di tutti, dal momento che il computer è divenuto un “elettrodomestico” con cui ognuno di noi, bene o male, deve avere a che fare nella quotidianità della sua esistenza

Secondo la definizione di Dodge, un webquest è un’attività da svolgersi in internet, basata sul problem solving. Le informazioni (in tutto o in parte) di cui necessitano gli studenti sono delle selezionate risorse del ciberspazio. Un webquest può trovare un elemento di arricchimento nell’integrare il social, la videoconferenza, la telefonata, l’e-mail o altra forma comunicativa tecnologicamente mediata.

Bernie Dodge distingue due modalità di utilizzo della metodologia del webquest in classe: una dà luogo a dei webquest di breve durata, l’altra ad attività più strutturate che coprono periodi più lunghi di tempo. Un webquest di breve durata, coprendo l’arco di due-tre lezioni, prevede soprattutto l’acquisizione di dati conoscitivi e una loro rielaborazione in un testo di sintesi, in una mappa concettuale, in un diagramma di flusso. Un webquest a lungo termine, invece, coinvolge capacità di pensiero più sofisticate. Nel webquest a lungo periodo si può pensare di indurre lo studente ad analizzare approfonditamente un qualche corpus conoscitivo, di elaborarlo per dimostrare una comprensione autentica del materiale, producendo un prodotto che, sottoposto, al giudizio sociale possa essere giudicato accettabile.

Un Webquest, sia esso di lunga o breve durata, ha un fondamentale obiettivo, quello di rendere particolarmente efficace il tempo speso dagli allievi nella loro attività di navigazione in internet. La rete può infatti essere assai dispersiva quando non venga utilizzata avendo chiari gli scopi per i quali ci si rivolge alle informazioni in essa depositata.

Descrivendo la struttura fondamentale di un webquest, Dodge propone il seguente punto elenco:

1. Introduzione: fornisce le informazioni di base;

2. Compito: descrive quale compito debba svolgersi;

3. Risorse: individua le risorse occorrenti per portare a termine efficacemente il compito assegnato. Delle risorse fanno parte tanto le risorse elettroniche, sia quelle predisposte ad hoc dal docente ed inserite in apposito sito, sia quelle liberamente fruibili nella rete, precedentemente visitate e recensite dal docente, quanto altro tipo di risorse, come i libri reperibili nella biblioteca della scuola o in altra biblioteca pubblica o privata, indirizzi e-mail o numeri telefonici di esperti a cui potersi rivolgere per ricevere risposta a quesiti utili alla soluzione del compito assegnato;

4. Processo: una descrizione del processo che gli studenti debbono mettere in atto nella effettuazione del compito;

5. Suggerimenti: si tratta di consigli che vengono offerti dal docente allo scopo di aiutare gli studenti ad organizzare le informazioni acquisite. I suggerimenti possono darsi sotto forma di domande a risposta più o meno guidata, consistere in griglie organizzative, in mappe concettuali, in schemi causa-effetto, ecc.

6. Conclusione: è il momento che ricorda agli studenti cosa hanno imparato e li consiglia su come successivamente ampliare l’esperienza per acquisire ulteriore conoscenza.

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Un webquest, quantunque possa essere pensato come attività individuale, funziona meglio come attività di gruppo. Parimenti ha maggiore efficacia se vengono inclusi degli aspetti incentivanti la motivazione. Tra questi potremmo annoverare l’assegnazione di un ruolo oltre che di un compito (del tipo: siete dei detective, siete un funzionario di un’agenzia governativa…). Il ruolo potrebbe essere accompagnato da un piano d’azione (del tipo: siete stati incaricati di ritrovare…, dovete man mano che acquisite le vostre informazioni informare i vostri superiori utilizzando la posta elettroncia…).

I webquest possono essere sia attinenti ad una singola disciplina che riguardare più aree disciplinari.

Detto tutto ciò, i webquest possono essere considerati da due prospettive:

– dalle capacità mentali attivate;

– dalle forme che assumono.

Sotto questo secondo profilo i webquest possono configurarsi in una molteplicità di modi:

– possono assumere l’aspetto di data-base organizzati dagli allievi;

– possono configurarsi come dei veri e propri “micromondi”, attraversabili dagli utenti alla stregua di veri e propri spazi fisici;

– possono proporre una storia o un’inchiesta interattiva;

– possono darsi nella forma di un documento che analizzi una situazione controversa, sollecitando gli utenti ad aggiungere le loro considerazioni ove non si trovino d’accordo con le tesi sostenute nel documento stesso;

– possono, ancora, proporre delle interviste immaginarie a personaggi reali o immaginari, dopo aver acquisito una molteplicità di informazioni, sí da rendere l’intervista stessa verosimile.

Mettendo i webquest in rete si conseguono alcuni scopi fondamentali: innanzitutto si induce gli allievi a porre la loro attenzione su un’operazione di tecnologia elementare, ma che è capace di indurre effetti di certo interessanti, verificabili attraverso il feedback che può aversi da parte degli utenti delle proprie pagine web; secondariamente si propongono dei modelli che altre classi, anche geograficamente distanti, potrebbero assumere a riferimento della loro attività.

Dodge, nel suo articolo, propone anche dei suggerimenti per insegnare la progettazione di un webquest. Innanzitutto, egli dice, bisogna partire a fare dei webquest da argomenti che si conoscono molto bene, strutturandoli come dei webquest a breve durata per poi successivamente pensare a delle architetture più complessi in campi più ampi o a natura interdisciplinare.

L’attività di progettazione di un webquest dev’essere preceduta da una ricognizione attenta delle risorse disponibili nella rete relativamente ad una data disciplina o ad un certo argomento; nonché da una organizzazione molto ordinata di queste risorse, distinguendo opportunamente tra quelle che verranno utilizzate come proposta ai discenti nel webquest da quelle che invece serviranno a far maturare al docente l’idea progettuale, che fungeranno da modello, ecc.

Tom March, prende in esame il webquest mostrando come sia una metodologia particolarmente idonea a creare l’auspicata continuità tra ciberspazio ed aula scolastica.

Rifacendosi alla storia del web, constata come il senso profondo della rete internet, anche prima che nascesse l’interfaccia grafica degli odierni browser, fosse quello della condivisione delle informazioni.

Il Web presuppone l’accessibilità diffusa, ma ciò comporta anche inevitabilmente qualche problema. Chi pensa ad internet secondo la metafora dell’enciclopedia sicuramente è destinato a rimanere deluso. Infatti proprio perché i filtri che validano le informazioni e le organizzano sono estremamente blandi nel web, questo si configura più come uno spazio caotico e amorfo che come una enciclopedia, che di caratteristico ha l’essere strutturata e controllata nei suoi contenuti. Il web è scritto da tutti, un’enciclopedia invece è scritta solo da professionisti: questa è una differenza non da poco, della quale si deve tener conto in sede di utilizzo del web a scuola. Aprendo internet è come aprire una finestra dalla quale entra il mondo, con la sua caotica, problematica varietà, nelle nostre aule.  E’ pertanto necessario avere degli strumenti di decifrazione della realtà, affinché essa sia efficacemente letta e venga interiorizzata, costituendo piuttosto che un fattore di dispersione dell’io, un fattore di sua formazione. Il web è uno spazio in cui, se ci si sa muovere, è possibile trovare risposta a gran parte delle nostre domande. Se ci si sa muovere: per insegnare a dragare il ciberspazio la scuola deve preoccuparsi di sviluppare capacità cognitive fini, di sollecitare l’intelligenza e insegnare come diventare navigatori senza lasciarsi risucchiare dai gorghi, dalle onde, dalle mille sirene che lo popolano.

Il webquest – dice March – insegna agli allievi ad assumere molti positivi atteggiamenti: pensiero critico, apprendimento cooperativo, valutazione autentica ed integrazione della tecnologia. Può essere pienamente incluso nelle ordinarie attività scolastiche e diventare un metodo capace di modificare in senso socio-costruttivista le complessive attività di insegnamento.

Il suo principale fattore di successo consiste nel saper agire efficacemente sulla motivazione, invitando gli allievi a misurarsi con problemi simil-reali, essi debbono trovare delle risposte a problemi assai prossimi a quelli con cui le persone normalmente si misurano pervenendo a dei risultati capaci di interagire con la realtà e non di avere una pura esistenza nelle aule scolastiche.

Attraverso il web ci si misura con la realtà, le mura delle aule si aprono e gli studenti attingono a fonti che sono disponibili alla universale fruizione: non hanno a che fare con risorse, come i libri di testo, pensate unicamente per loro, possono interpellare esperti, interloquire a vario titolo con istituzioni, acquisendo delle abilità che serviranno loro durante tutto l’intero arco della loro esistenza. Agendo in gruppo, acquisiscono delle abilità di tipo relazionale, imparano come funzionano le situazioni sociali, riescono a percepirsi come membri di un team, i cui successi dipendono dall’impegno di ognuno. Una volta che pervengano a dei risultati, pubblicandoli nel web, si espongono alla valutazione dei cibernauti, i quali possono dialogare con essi, dando un riscontro reale a quello che essi hanno fatto.

Il webquest costringe gli allievi non solo a reperire le informazioni, ma – questo è un fatto fondamentale – ad elaborarle, ad usarle per pervenire alla soluzione del compito assegnato. Le informazioni sono dei puntelli utili a costruire ipotesi, a funzionare da mattoni per la costruzione d’una architettura conoscitiva, la cui responsabilità risiede negli alunni. Con il webquest gli allievi strutturano un loro armamentario concettuale che, essendo avvenuto attraverso il meccanismo della scoperta, si presenta solido e suscettibile di essere dinamicamente riadeguato man mano che, nel proseguio della vita, incontreranno elementi conoscitivi suscettibili di integrarsi ad esso.

A Rubric for Evaluating WebQuests

Una griglia per la valutazione del WebQuest
tradotta a cura di Maria Gragnaniello

Il WebQuest può essere applicato ad una varietà di situazioni educative. Utilizzare tutte le possibilità di questo strumento vuol dire assicurare agli allievi un’esperienza ricca e feconda..  Questa griglia aiuta l’insegnante a valutare con esattezza il WebQuest progettato. 

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