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hegel attraverso Bodei

Posted on Novembre 16, 2019 in filosofia

«Malgrado i ripetuti annunci è certo che la filosofia,
al pari dell’arte, non è affatto ‘morta’.
Essa rivive anzi a ogni stagione perché corrisponde
a bisogni di senso che vengono continuamente
– e spesso inconsapevolmente – riformulati.
A tali domande, mute o esplicite, la filosofia cerca risposte,
misurando ed esplorando la deriva,
la conformazione e le faglie di quei continenti simbolici
su cui poggia il nostro comune pensare e sentire»

(Remo Bodei, La filosofia nel Novecento)
Il filosofo Remo Bodei, professore di Filosofia 
alla University of California di Los Angeles 
è stato uno dei grandi maestri della scuola italiana. 
Bodei, che aveva insegnato anche alla Normale di Pisa 
e nelle più importanti università del mondo, 
era nato a Cagliari il 3 agosto 1938, 
proprio alla Scuola Normale Superiore di Pisa 
Bodei aveva intrapreso la sua carriera universitaria 
accademica dopo i primi studi a Roma. 
Una carriera che lo aveva portato
in tutto il mondo: da Cambridge a Los Angeles passando  
per New York ed Heidelberg. 
In Germania dove ha avuto con maestri di altissimo livello 
come Ernst Bloch e Karl Löwith, 
aveva approfondito la filosofia tedesca, 
curando anche le opere italiane di Hegel e Adorno.
… ho visto lo spirito del mondo a cavallo … 
Temi affrontati da Bodei:
* La Rivoluzione francese e gli ideali di libertà
* Napoleone a Iena
* Le ideologie contemporanee
* La Fenomenologia dello spirito
* La Prussia e l'occidente
* La crisi dell'Europa e il Nuovo mondo
* Hegel, il colombo della filosofia
* La legge e l'obbedienza
* L'astuzia della Natura
* Romanticismo
* La realtà e le contraddizioni
* La filosofia è una civetta
* L'arte, la religione, la filosofia
* L'eredità di Hegel
… ciò che è razionale è reale … 
La rete del pensiero, Loescher Editore, MODULO 10
RIFERIMENTI CULTURALI:
*  Wilhelm Meister di Goethe
*  Cimitero del monastero sotto la neve di Caspar David Friedrich
*  Friedrich Hölderlin
*  Beethoven
Il messaggio del film ben si presta a rappresentare il pensiero di Hegel e in particolar modo il movimento dialettico che si sviluppa nella “Fenomenologia dello spirito” nella parte relativa al servo e padrone. Hegel spiega come servo e padrone siano due autocoscienze: una autonoma rispetto al legame naturale con la vita che arriva al punto di metterla in pericolo con la lotta; l’altra invece è legata alla vita al punto tale di aver paura di metterla a repentaglio. Chi sa rischiare si afferma come autocoscienza, chi non vi è riuscito invece, si sottomette in un rapporto di servitù.
 Il padrone appare inizialmente come vera autocoscienza e usa il servo per agire sulle cose. Il servo invece rinuncia alla propria autodeterminazione, è uno strumento nelle mani del padrone e lavora le cose. Il servo, lavorando le cose diventa cosciente delle proprie abilità, compie un percorso di autocoscienza, mentre il padrone rimane in sé impoverendo la propria autocoscienza (restando legato ad un rapporto strumentale con il mondo). Il signore dunque è solo illusoriamente certo di essere per sé, cioè di essere autocoscienza indipendente e pertanto l’autocoscienza vera si attua nel servo.
Analogamente, nel film, accade lo stesso processo che viene “concretizzato” dai due protagonisti: Tony e Barrett. Tony esercita il proprio potere su Barrett in maniera passiva, crede di essere più potente di lui per il suo titolo e per il denaro che possiede ma non fa nulla per cercare di incrementare la sua posizione. Hugo, inizialmente sottomesso al padrone, cerca i tutti i modi di compiacerlo perchè crede di essere inferiore a lui. Il padrone è indipendente, consuma il prodotto di ciò che fa il servo che è costretto a lavorare. Presa coscienza della debolezza di Tony, Barrett attua un processo per rovesciare i loro ruoli (grazie anche all’aiuto di Vera). Il padrone scopre cosi di dipendere dal servo poiché abituato a non fare più nulla senza di lui. Al contrario il servo trova autocoscienza nelle cose che fa.
Il film non narra la storia di un personaggio che si snoda attraverso un determinato contesto, ma narra come sia il contesto a variare, influenzato e influenzando la vita dei vari personaggi che si alternano alla nostra visione durante il film. Cloud Atlas è, anzitutto, una storia dell’umanità, in parte raccontata e in parte immaginata. La cosa è ancora più evidente se si pensa al fatto che le testimonianze attraverso cui i protagonisti entrano in contatto coi propri predecessori seguono un vero e proprio sviluppo tecnologico: dalle diario di bordo alle lettere, al romanzo, al film, all’ologramma, fino a tornare al più primitivo dei mezzi di comunicazione, le parole.
Non è difficile notare come tutto l’impianto del film sia profondamente basato, o quantomeno simile, all’impianto della filosofia di Hegel sulla storia che, procedendo per momenti dialettici, tende a trascinare l’individuo verso l’assoluto mediante il famoso movimento a spirale.
 La presenza di Hegel all’interno della struttura del film è confermata anche dalla costante presenza del tema dello schiavismo, da quello dei neri nell’America che vediamo all’inizio del film a quello fantascientifico, delle “serventi”, ossia delle unità biologiche create artificialmente per servire l’uomo.
 Nella dialettica servo-padrone di Hegel sarà poi il servo, idealmente, a divenire il vero padrone, in quanto padrone, appunto, della tecnica e del saper fare, senza cui non è possibile vivere. Sarà infatti un servo, il nero imbarcatosi clandestinamente sulla nave del primo nostro protagonista, ad emanciparsi dalla sua condizione attraverso il suo saper fare, dimostrando, cioè, di essere un ottimo marinaio e quindi molto utile al resto dell’equipaggio.