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america: storia di un continente

Posted on Luglio 21, 2012 in [email protected]

Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America.

The Star Spangled Banner – Jimi Hendrix

In questa puntata Ulisse fa un viaggio a ritroso nel tempo per raccontare la storia di un continente, l’America.
Partiamo da New York, la grande metropoli di oggi, e scopriamo le sue curiose origini.
Seguiamo le strade dei pionieri alla conquista del West e la folle corsa all’oro. Incontriamo i primi coloni, i famosi padri pellegrini che si sono insediati sulla costa orientale nel 1600.
Risaliamo indietro nei secoli all’epoca dei conquistadores spagnoli e al primo incontro diCristoforo Colombo con i nativi Taino. Scopriamo le civiltà e i popoli che popolavano il Nuovo Mondo prima del 1492. Grandi culture molto conosciute come quella Inca in Perù e, in Messico e Centroamerica, quella Maya e Azteca. Ma scopriamo anche che le città degli Anasazi e quelle dei popoli del Mississipi avevano raggiunto un grado di sviluppo notevole, con palazzi di argilla di centinaia di stanze.
Cento milioni di persone che i conquistadores con le armi e le malattie infettive ridussero a poche decine di migliaia in meno di 100 anni.
Vediamo poi come le enormi ricchezze del Nuovo Mondo, non solo oro e argento, ma soprattutto prodotti umili come il mais, il pomodoro e la patata, il cotone, lo zucchero cambiano per sempre la storia della civiltà occidentale. Raccontiamo la drammatica tratta degli schiavi, che portò in un paio di secoli 12 milioni di africani in America a lavorare in schiavitù.
Andiamo ancora più indietro nel tempo per capire come sono arrivati in preistoria i primi uomini attraverso lo stretto di Bering e quali erano gli animali che vivevano incontrastati nel continente.
Raccontiamo insomma la lunga storia di un grande scambio di culture, uomini, merci, armi e malattie.

Agli inizi del secolo XVI,quando giunsero i primi coloni europei, il Nord-America era abitato da circa un milione di Pellerossa raggruppati in 400 tribù e in circa 300 famiglie linguistiche. Nelle fertili regioni orientali vivevano tribù di agricoltori sedentari, come gli Irochesi e i Cherookee; anche le calde terre del sud-ovest erano abitate da popoli di agricoltori, come i Navajo e gli Hopi. Più dure invece le condizioni di vita delle tribù sparse nei deserti dell’ovest dove la principale fonte alimentare era costituita da radici e tuberi; ancora più a ovest le tribù indiane si dedicavano soprattutto alla pesca del salmone e alla caccia, ma il gruppo più numeroso di tribù era nelle grandi praterie dove vivevano Sioux,Cheyenne,Comanche ed altri. Questi indiani nomadi cacciavano negli sterminati spazi della prateria daini,antilopi, ma soprattutto bisonti. Dai bisonti ,infatti gli indiani delle praterie ricavavano quasi tutto il necessario per vivere. Quando i bianchi penetrarono nella regione delle praterie, praticarono una caccia spietata ai bisonti che diminuirono rapidamente di numero e rischiarono di estinguersi. I cacciatori bianchi contribuirono così all’estinzione dei popoli pellerossa che non potevano vivere senza questi animali. Ma lo sterminio dei popoli indiani fu portato a termine soprattutto dagli eserciti americani e inglesi che pur di espandersi all’interno del Nord America cacciarono ingiustamente i nativi americani dalle loro terre e proprietà compiendo veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellerossa vennero letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio.Oggi gli indiani non formano più una nazione, non sono più un popolo padrone della terra in cui vive, capace di esprimere una sua cultura e una sua civiltà. Infatti una parte di essi si è integrata completamente nella civiltà bianca, mentre un’altra parte vive in alcune centinaia di riserve sparse nel territorio statunitense e in quello canadese.

Soldato blu è un film del 1970, diretto da Ralph Nelson e ispirato agli eventi del massacro di Sand Creek.

L’ultimo dei mohicani

Tony e Ridley Scott, registi di film di culto come ‘Alien, Top Gun e Il Gladiatore’, producono uno speciale di due ore sulla battaglia più colossale della guerra civile americana: Gettysburg. Per commemorare il 150° anniversario della Guerra civile, questo speciale presenta il conflitto sotto una nuova luce, più intensa e reale. Questa è la storia dei soldati che combatterono sul campo in prima linea, non dei generali che diedero ordini da dietro il fronte. Avvincenti CGI, fiction di altissima qualità e forti scene d’azione vi proietteranno nel bel mezzo del campo di battaglia, regalandovi un’emozionante esperienza cinematografica e informazioni su punti chiave e fatti poco noti di quella che probabilmente è una tra le più grandi e cruenti battaglie della storia.I 3 giorni, 1-3 luglio 1863, del conflitto di Gettysburg furono il teatro di una vera è propria carneficina di uomini, il tasso di mortalità al centro degli scontri nel secondo giorno tocco livelli spaventosi: più di una vittima al secondo.

Battle of Culloden

Amistad

Il Patriota (2000)

Revolution (1985)

La vera storia degli USA – Tratto da “Bowling a Columbine” di Michael Moore

L’origine del Sogno Americano proviene dall’allontanamento dai modelli del Vecchio Mondo per governo ed economia. Questo permise libertà mai sperimentata prima, specialmente la possibilità di una significativa mobilità sociale verso l’alto. In aggiunta, dalla Guerra di Indipendenza Americana fino all’ultima metà del diciannovesimo secolo, molte delle risorse dell’America erano libere e generarono promesse di proprietà terriere e investimenti fortunati in terre o industrie. Lo sviluppo della Rivoluzione Industriale combinato con le grandi risorse naturali dell’enorme continente non ancora completamente colonizzato creò la possibilità di migliorare la propria condizione sociale. Molti dei primi imprenditori Americani si diressero a ovest, verso le Montagne Rocciose, dove potevano comprare a bassissimo prezzo molti acri di terreno, nella speranza di trovarvi dei giacimenti d’oro. Il Sogno Americano fu un fattore primario non solo per la “Corsa all’Oro” di metà ottocento, ma anche nelle successive ondate di immigrazione che caratterizzarono quel secolo e il successivo.
In Europa, le crisi come la grande carestia irlandese, l’esodo delle Highlands in Scozia e le conseguenze del regime Napoleonico spinsero molti dei più poveri europei ad andare in America, per poter rimediare al loro basso tenore di vita e godere delle ampie libertà economiche e costituzionali offerte dall’America. A metà del diciannovesimo secolo arrivò negli Stati Uniti un numero considerevole di emigranti dalla Cina e dal Giappone, tutti alla ricerca del Sogno Americano. Questo fenomeno portò alla formazione di molti quartieri Cinesi (le cosiddette Chinatown), nelle maggiori città, come San Francisco, e New York City. Molti di questi emigranti dell’estremo oriente lavorarono come operai alla realizzazione della Prima Ferrovia Transcontinentale. Durante la seconda metà del diciannovesimo secolo il prolifico scrittore Horatio Alger diventò famoso per i suoi romanzi che idealizzavano il Sogno Americano. Le sue storie di persone povere ed emarginate, che tramite i loro sforzi riuscivano a conquistare ricchezza e successo, contribuirono all’insediarsi del Sogno Americano nella cultura popolare.
Con l’avvicinarsi del XX secolo, le grandi personalità dell’industria divennero le nuove icone del Sogno Americano, dato che molti di loro erano arrivati a controllare grandi industrie e immensi capitali pur provenendo da bassissime condizioni sociali; famosi esempi di ciò si trovano nei capitalisti Andrew Carnegie e John D. Rockefeller. L’acquisizione di un notevole benessere dimostrava che, avendo talento, intelligenza e costanza di lavorare duramente, era possibile avere successo nella vita.
Per tutto il diciannovesimo secolo, gli emigranti fuggirono dalle monarchie dell’Europa Occidentale, che con la loro economia post-feudale, caratterizzata da una pesante tassazione, opprimevano la classe povera e soffocavano lo sviluppo, mentre l’ economia americana era costruita da persone che erano consapevolmente libere da tali costrizioni. Chi arrivava nel Nuovo Mondo portava con sé anche la speranza dell’uguaglianza. In quello che è forse il suo discorso più famoso, Martin Luther King nomina il Sogno Americano.

I grandi complotti della storia recente americana.

amleto di william shakespeare

Posted on Giugno 29, 2012 in [email protected]@

Amleto di Gianni De Luca

Essere, o non essere, ecco la questione: | se sia più nobile nella mente soffrire | i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna | o prendere le armi contro un mare di affanni | e, contrastandoli, porre loro fine. Morire, dormire… | nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine | al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali | di cui è erede la carne: è una conclusione | da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. | Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo, | perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire | dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale | deve farci esitare. È questo lo scrupolo | che dà alla sventura una vita così lunga. | Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo, | il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo, | gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge, | l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo | che il merito paziente riceve dagli indegni, | quando egli stesso potrebbe darsi quietanza | con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli, | grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa, | se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, | il paese inesplorato dalla cui frontiera | nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà | e ci fa sopportare i mali che abbiamo | piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti? | Così la coscienza ci rende tutti codardi, | e così il colore naturale della risolutezza | è reso malsano dalla pallida cera del pensiero, | e imprese di grande altezza e momento | per questa ragione deviano dal loro corso | e perdono il nome di azione.

Più dolce sarebbe la morte se il mio ultimo sguardo avesse come orizzonte il tuo volto.
E se così fosse, mille molte vorrei nascere per mille volte ancor morire.

Quando la sera colora di stanco dorato tramonto le torri di guardia,
la piccola Ophelia vestita di bianco va incontro alla notte dolcissima e scalza,
nelle sue mani ghirlande di fiori e nei suoi capelli riflessi di sogni,
nei suoi pensieri mille colori di vita e di morte, di veglia e di sonno.
Ophelia, che cosa senti quando la voce dagli spalti
ti annuncia che è l’ora già e il giorno piano muore.
Ophelia che vedi dentro al verde dell’acqua del fossato,
nei guizzi che la trota fa cambiando di colore?
Perchè hai indossato la veste più pura, perchè hai disciolto i tuoi biondi capelli?
Corri allo sposo, hai forse paura che li trovasse non lunghi, non belli?
Quali parole son sulle tue labbra, chi fu il poeta o quale poesia?
Lo sa il falcone nei suoi larghi cerchi o lo sa sol la tua dolce pazzia?
Ophelia, la seta e le ombre nere ti avvolgono leggere,
ma dormi ormai e sentirai cadenze di liuto
Ophelia non puoi sapere quante vicende ha visto il mondo,
ma forse sai e lo dirai con magiche parole
Ophelia le tue parole al vento si perdono nel tempo,
ma chi vorrà le troverà in tintinnii corrosi
Ophelia

la tragedia di Amleto vista con gli occhi di due smemorati comprimari in Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard

La canzone di Lou Reed “Goodnight Ladies”, del 1972 dall’album Transformer, utilizza una battuta dalla follia di Ofelia (Atto 4, Scena 5) come coro.

Aki Kaurismäki nel suo Amleto si mette in affari (1987)

Video-esperimento degli anni ’70 Un Amleto di meno di Carmelo Bene