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andrea zanzotto: l’ultimo poeta

Posted on Marzo 29, 2013 in [email protected]@

zanzotto

Provavo qualcosa di infinitamente dolce ascoltando cantilene, filastrocche, strofette (anche quelle tipo Corriere dei Piccoli) non in quanto cantate, ma in quanto pronunciate o anche semplicemente dette, in relazione a un’armonia legata proprio al funzionamento stesso del linguaggio, al suo canto interno (…) La nonna paterna (…) mi sottolineava il fatto che questi suoni della lingua non erano canto nel senso più comune della parola, erano appunto poesia (…), mi recitava le strofe di Torquato Tasso (…) Questa armonia del toscano illustre filtrava in me come un vero e proprio sogno, una vera e propria droga fonica. (Autoritratto, 1977).

Andrea Zanzotto – Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011 – poeta italiano.

Ritratti – Andrea Zanzotto (Marco Paolini, regia di Carlo Mazzacurati, 2009)

MARIA MONTESSORI – Correva l’Anno

Per andare avanti bisogna procedere con un piede nell’infanzia, quando tutto sembra grande e importante, e un piede nella vecchiaia estrema, quando tutto sembra niente. A.Z.

MISTERI DELLA PEDAGOGIA
Il Centro di Lettura.

Distinguere un poco raccogliere mettere da parte

per dirne bene: in tutto:

rigirando bene tutto sotto la lampada…

Qui si somministra la dolcissima linfa del sapere

anche ad ore impensate

e i fanciulli e i vecchi suggono

è certo che apprendono al Centro di Lettura:

e si imparte e comparte la vivanda

si tira l’orecchio al distratto

si premia e castiga con frutto

usando onniveggenza; si offre più d’un documento

a bene pregiare la vita e tutto

(ora che in crepuscolo e dono è tutto:

non forse timbri e toni

nel senso dell’aggiustamento?)

Meli pieni di pioggia e di fiori

da sempre, di sempre,

adoranti, quanti «sempre!»: e dissero:

in sognolìo e luminìo di primavera

pioggia a filo a filo a filo

ribadita e grigie e gridi e forme –

una sera un crepuscolo ciondola intorno

mi ciondola la testa e

sugli habitat è quasi festa

il profitto qua e là mangiucchia

qua e là ammucchia e tutto

rientra in questo ehi! anzi racconto

di cui vado accennando e poi accentuando

i trucchi le risorse le voglie d’avvicinamento…

come – se fosse vera – sul bilico di una selva

di meli in pioggia

lo scoppiettare di un trattore verso la carraia

Io vengo da abbastanza lontano

salgo in cattedra al Centro di Lettura

ci sono i bambini le ragazze delle medie

la vecchia maestra Morchet,

parlo di Dante: che bravi che attenti,

oh lui, quello sì, Dante!

in cattedra nel luogo dei meli e delle viti

nel pozzo delle delizie grigie.

E la maestra Morchet: «Lume non è se non vien dal sereno

che non si turba mai»

cita, dalla sua sedia a destra della cattedra,

cattedra da cui si parla di Dante,

«Bravissima, signorina:

luce non è che non venga da quella».

Tre bambine un po’ lolite certo apprendiste magliaie

nove scolari fra elementari e medie

certo un operaio; nell’armadio ci sono

bei libri qui al Centro di Lettura

niente di marcio niente d’impostura

– anche moderni, si assicura – e

che benefit che gratificazione dà qui

il Ministero della P. I.

«Lume non è che non venga».

Il tizzone l’hai visto, nel brolo?

Fumava nelle lanugini fumava dal rotto.

E i bachi li hai visti serificare

da tutto il loro immenso sfarzo ghiotto?

Era il paragone famoso

per me: frivolo e solo

a leccornie attento: ma se questa stessa

fosse quasi didascalia

piena di passi in cammino

piena di stonature accettabili come le

gocce d’acqua di melo

gocce di fiori di melo piene …

Primavera baco e natura

da troppo in ambage

fuori del Centro di Lettura

vanno al bosco vanno in muda

vanno in vacca dormono della quarta

e noi del Centro invece – oh notte –

siamo con Dante e la maestra

e il maestro reggente e gli uditori

alla questua dei valori

siamo tesoro non turbato

Sbagliato credere che la signorina Morchet

sia – così vecchia –

proprio là in fondo, nel fondo di Lorna.

Saliente… provveduta… non smessa nel fioco…

Ha viaggiato in Sicilia Finlandia e Turchia

nozioni mette a profitto e manna ne fa, quale pecchia

industriosa, nel suo quaderno appunto su appunto si aggiorna

(giustamente, ma invano, diceva a mia zia

«le poesie di suo nipote si capiscono poco»)

(giustamente, ma invano, aspettava da due

colombe appaiate un’ovatura copiosa).

Dessa è: la sua faccia è [quella della] [pedagogia]

un po’ dura un po’ tonta un po’ sorda

– oh cieli della pedagogia –

per andare avanti

indenne attraverso «i dubbi eccessivi le negazioni

che feriscono i bambini» e il Centro di Lettura

i cuori – sì i cuori

le menti – sì le menti

e tolgono respiro e sostegno alle colline

e non parano le frane

non rassodano non pagano

(e sbattono le porte

e stridono le piogge

e volano le tegole

e – sotto vento –

i meli i meli e poi più).

Capìto? Attenti, vero? Ai comportamenti

del mondo, a come si ottiene il frutto

a come abbondi il prodotto all’esame;

esaminare dunque, e poi avanti;

esamino, al futuro, il futuro

e rido con Dante nel sereno

che non si turba mai

e imito a gogò le potenze

butto giù butto giù per le forre

il frutto o sopra ci passo

sopra ci passo col trattore.

E se, ecco, dalle corolle dei meli, delle piogge…

Se adatti contatti e non…

Se xenoglossìe non glossolalìe…

Se Dante aiutando…

Se quei sibili d’asma-appello…

Se un nostro sbilanciarci in pedagogie…

Come c’è stento ora e scarsa

divinazione. Avrò un voto

basso, di annientamento,

sarò castrato dalla pedagogia.

Suggeriscimi

tu, prego, ad esempio, amico,

degno cittadino di questo habitat

– e ora comodo comodo sotto

la coperta di sterpi di triboli -;

dov’è il tuo banco? Sei assente?

Devo segnarti con un A sul registro?

Ma non sapevi che al Centro di Lettura

tengo una conferenza su Dante

e che attendevo il tuo intervento

di dantista desmàt?

Non apprezzi come sono agibili

i nostri rispettivi schizoidismi

alla presenza

Alla presenza di mille meli di un milione di colline

di un tre studentelle

di un cinque magliaie, che amore, del maestro reggente

della signorina Morchet, medaglia d’oro alla P.I.

con settant’anni e settanta quarantene

di vera gloria pedagogica,

alla presenza della stessa presenza

Oh nella presenza. Prego: sii

anche tu giovane docente di cui non discuto

autorità umori nervi

tu gemma del video sacra-immaginetta copertina

tu bellissima fatale eccezionale istruitissima:

– quai chicche scolastiche

quai zuccherine didattiche trappole

quai comedie psicoplastiche –

e che successi perfino su guerre pesti

e folgori otterresti otterremmo

grazie al nostro metodo e nonostante

i nostri rispettivi schizoidismi

assolutamente dissimmetrici –

maestra Morchet assenziente tricotante

e citando citando Dante

sù verso a verso scalante

Turbato è il significato.

Spiove, spia tra e tra passato.

Non obbediscono al richiamo le gallinette e le stelle.

Eros benefit gratificazione

magagna sangue e tempo gramo

sulla pagina caso pone.

Fuori pedagogia out out, contro i meli e le maestre,

le potenze… i prìncipi… li scruti dalla finestrina dall’oblò

(trafiggono imprendono gestiscono

non conoscono la sazietà gesticolano impalano

si fanno razzi scoppiano

in corolle di scintille lassù…)

me il Centro di Lettura…

ma nuove pedagogie per i morti e forse per gli altri…

oltre forre e boschi escogitate…

«Lume non è se non vien

si turba mai»

Nel 1980 scrisse alcuni dialoghi e stralci di sceneggiatura del film La città delle donne di Fellini.

Storia del Fascismo

GIOVANNI PASCOLI- DI LUIGI BONESCHI

I versi non avevano ancora uno stile personale e risentivano dell’influenza pascoliana dato che un nipote di Giovanni Pascoli che lavorava nella banca locale, conoscendo la sua passione per la poesia, gli aveva regalato alcuni volumi del poeta in edizione originale.

La Resistenza in Italia

Andrea Zanzotto e il “Quartiere del Piave” – dalla trasmissione Rai Edu

Storica diretta RAI: “L’uomo sulla Luna” (1969)

Protocollo relativo alla prima tavola del test di Rorschach, specialmente al dettaglio centrale, oppure: cinquantanove interventi-battute di altrettanti personaggi (meglio che di uno solo) in colloquio, a modo di “contrasto”, con un’altra persona, stabile, che parla tra virgolette, e che è lo stesso dettaglio centrale. Ma anche: panorama su un certo tipo di filmati di consumo e chiacchiere più o meno letterarie del tempo. E ancora: frammenti di un’imprecisa storia dell’avvicinamento umano alla dea-luna, fino al contatto. Ecc.

Gli sguardi i fatti e senhal

La Psicologia — Jacques LACAN — Massimo Recalcati

galileo galilei: liberare la ragione dalle imposture

Posted on Luglio 9, 2012 in scienze [email protected]

«Finché l’umanità continuerà a brancolare nella sua nebbia millenaria di superstizioni e di venerande sentenze, finché sarà troppo ignorante per sviluppare le sue proprie energie, non sarà nemmeno capace di sviluppare le energie della natura che le vengono svelate»

« La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. »
 (Galileo Galilei, Il SaggiatoreCap. VI)

E pur si muove.

Lo spettacolo teatrale di Marco Paolini trasmesso in diretta su La7 il 25 aprile 2012.

Enrico Bellone racconta “Galileo, Keplero e la nascita del metodo scientifico”.

Lo storico della scienza Enrico Bellone ci introduce ai due scienziati a cui dobbiamo la nascita del metodo scientifico moderno, basato su una corretta combinazione di osservazioni, esperimenti di laboratorio e deduzioni matematiche. Una piacevole lezione su Galileo, che per il suo sostegno alla teoria copernicana fu condannato dal Tribunale dell’Inquisizione e su Keplero, a cui si devono le tre leggi relative al moto dei pianeti attorno al Sole.

Galileo e Keplero, in un periodo dove le leggi dell’universo erano definite a priori da credenze immutate e immutabili, attraverso la decisione nell’affermare le proprie convinzioni basate sull’esperienza diretta e sulla osservazione critica, segnano il definitivo passaggio tra l’antico e il moderno portando ad una oggettiva visione del cosmo e ad una conseguente ridefinizione del ruolo dell’uomo al suo interno.

GALILEO E KEPLERO
0:12 Due cervelli inquieti
2:33 La vita di Galileo
5:37 Un’origine comune
8:35 La vita di Keplero
11:26 Il libro fondamentale di Copernico

SPERIMENTARE PER CAPIRE
15:52 Il senso comune del moto terrestre
20:06 La fisica del ‘500
25:25 Moti particolari
28:32 Keplero: l’armonia dell’universo
32:37 Il metodo sperimentale
35:06 Un prototipo del principio d’inerzia
38:55 Il moto del pendolo
43:25 La scoperta dell’accelerazione
48:05 Le palle di cannone

OSSERVARE IL CIELO
51:31 La prima accusa di eresia
57:42 Le intuizioni di Keplero
1:01:57 Le tre leggi di Keplero
1:04:57 Guardare lontano
1:09:33 L’osservazione degli astri
1:11:53 Il Sidereus Nuncius

DALLE STELLE…ALLA REALTÀ
1:19:04 La caduta di Galileo
1:25:25 Le accuse a Keplero
1:28:27 Il sogno di Keplero
1:30:55 Il Dialogo sopra i due massimi sistemi
1:38:04 L’abiura di Galileo
1:40:08 L’eredità di Galileo

Galileo Galilei (Pisa 1564 – Arcetri, Firenze 1642), fisico, astronomo e filosofo della natura italiano; assieme all’astronomo tedesco Giovanni Keplero diede inizio alla rivoluzione scientifica culminata nell’opera di Isaac Newton.
Il disaccordo con l’autorità ecclesiastica, in seguito alla sua adesione alle tesi copernicane, l’obbligo di abiurare e la condanna che ne seguì segnarono una tappa fondamentale nella storia del pensiero scientifico.
Figlio del musicologo Vincenzo, Galileo ricevette la prima formazione culturale presso i monaci di Vallombrosa; nel 1580 si iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Pisa, ma il maturare di nuovi interessi per la filosofia e la matematica lo spinse ad abbondonare gli studi intrapresi e a dedicarsi a queste discipline. Nel periodo successivo lavorò ad alcuni scritti sull’idrostatica e sui moti naturali, che non furono pubblicati. Nel 1589 divenne professore di matematica a Pisa, dove iniziò la critica del pensiero aristotelico: si dice che per dimostrare ai suoi allievi l’errore del filosofo greco, secondo il quale la velocità di caduta di un corpo era proporzionale al suo peso, egli abbia lasciato cadere contemporaneamente due oggetti di peso diverso dalla Torre pendente.
Nel 1592 ottenne la cattedra di matematica all’università di Padova, dove rimase per diciotto anni.
Nell’ambiente stimolante di questa città, Galileo inventò un “compasso” geometrico-militare per calcolare la soluzione di problemi balistici, e realizzò numerosi esperimenti che lo condussero alla scoperta delle leggi che regolano la caduta libera dei gravi; studiò il moto dei pendoli e alcuni problemi di meccanica. Per quanto riguarda l’astronomia, egli dichiarò la sua adesione alla teoria copernicana sin dal 1597 e, in contrapposizione alla concezione geocentrica del cosmo elaborata da Tolomeo, addusse una teoria delle maree che assumeva il movimento della Terra.
L’invenzione del cannocchiale, nel 1609, rappresentò una svolta nella sua attività scientifica: perfezionò lo strumento e lo utilizzò per precise osservazioni astronomiche che culminarono nella scoperta di montagne e crateri sulla Luna, della Via Lattea come ammasso di stelle e dei quattro maggiori satelliti di Giove.
Pubblicò le sue scoperte nel marzo 1610 nel Sidereus Nuncius, la fama che ne trasse gli procurò un posto di matematico e filosofo di corte a Firenze, dove, libero dagli impegni dell’insegnamento, si dedicò alla ricerca e alla stesura delle sue opere. L’osservazione delle fasi di Venere (1610) rappresentò una convincente conferma dell’ipotesi copernicana. La sua critica alla teoria di Aristotele sulla perfezione dei cieli innescò un’accesa polemica con l’ambiente filosofico; il contrasto con i teologi si inasprì ulteriormente con la pubblicazione, nel 1612, di un’opera sulle macchie solari in cui Galileo faceva aperta professione delle teorie copernicane, considerate eretiche perché in contraddizione con il contenuto della Bibbia. Nel 1614 un sacerdote fiorentino denunciò i seguaci di Galileo dal pulpito; Galileo rispose con una lunga lettera nella quale affermava che il conflitto tra il pensiero scientifico e l’interpretazione dei testi sacri non era sintomo di una duplice verità, bensì di una non corretta interpretazione di questi ultimi e che sarebbe stato un grave errore elevare qualsiasi posizione scientifica a dogma della Chiesa, così com’era avvenuto per la teoria aristotelica o per il sistema tolemaico.
All’inizio del 1616, i libri di Copernico furono sottoposti a censura per editto e il cardinale gesuita Roberto Bellarmino intimò a Galileo di ripudiare la teoria sul moto della Terra.
Galileo restò in silenzio per anni, lavorando a un metodo per determinare le longitudini sul mare in base alla posizione da lui prevista dei satelliti di Giove e riprendendo gli studi precedenti sulla caduta dei corpi. Espresse le sue opinioni sul metodo scientifico nel Saggiatore (1623) che, sebbene contenesse un’interpretazione non corretta del fenomeno delle comete, fu accolto benevolmente dal nuovo pontefice Urbano VIII.
Nel 1624, incoraggiato dal credito ottenuto, iniziò un’opera che voleva chiamare Dialogo sulle maree, in cui le teorie tolemaica e copernicana venivano esaminate alla luce della fisica delle maree. Nel 1630 il libro ricevette il visto per la stampa dai censori della Chiesa di Roma e fu pubblicato due anni dopo col titolo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.

Valerio Massimo Manfredi Impero 1500 La Roma dei Papi Giordano Bruno,Galileo Galilei