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distopia da crociera

Posted on Dicembre 7, 2013 in filosofia, scienze [email protected]

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La follia e il folle diventano personaggi importanti nella loro ambiguità: minaccia e derisione, vertiginosa irragionevolezza del mondo, e meschino ridicolo degli uomini. » (Michel Foucault)

Per distopia s’intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopia ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici.


Human dystopia – Wall-e

In crociera è tutta questione di organizzazione, di tempismo. Ma di tempo a sufficienza non ce n’è, è sempre una corsa.  Al mattino, dai una rapida occhiata al programma giornaliero e cerchi di raccapezzarti sull’ampia possibilità di scelta:  escursione, teatro, corso di piegamento artistico dei tovaglioli,  lezione di ginnastica acquatica, arrampicamento sulla parete dell’ultimo ponte. Alla fine, opti per la cosa migliore:  aspetti che tutta la massa scenda a terra per l’escursione, optional  più costoso in relazione  al viaggio stesso,  e ti ritrovi  finalmente padrone delle piscine, semivuote!  Quelle stesse piscine, poco più grandi di una grande vasca da bagno,  pullulanti  di gente che  non trovi uno sdraio libero , un ammasso di carne umana,  un assai probabile  concentrato di  microbi.Cattura

Il mare è lì sotto, se ne sta per conto suo, non lo tocchi né quasi lo vediScendi per una boccata di terra, per  avere  sotto i piedi quella terraferma  che  ti fa sentire ancorato  come a un grembo materno, al sicuro  da probabili e temuti “pericoli”. Cerchi il nuovo, i volti di un’altra  terra, di un’altra cultura, ansioso di scoprire  qualcosa che non c’è, diversa.  Infatti, non c’è.  La nave ti  deposita  nel regno consueto del consumismo  turistico,  nella visita “ mordi e fuggi “ di  un caratteristico  porticciolo , assaliti  dalle bancarelle in infinita teoria, nella via principale, nei vicoli a destra e a manca, in attesa spasmodica dello sbarco di  clienti  che possano dare un respiro  all’asfittica  economia  del luogo.  D’altronde,  nella logica della crociera è in primo piano  lo scambio turistico e commerciale.

Ship of Fools (La nave dei folli) – Stanley Kramer

L’imbarco di migliaia di persone è già un’operazione lunga ed estenuante. Già prima di prendere possesso della cabina,  le organizzazioni  crocieristiche  più serie impongono, ai fini della sicurezza,  il raduno  su un determinato ponte di tutti i partecipanti  per  le istruzioni… di salvataggio, in gruppi  suddivisi nelle varie lingue. Nella confusione non riesci a capirci granché, gli occhi fissi su una sola cosa:  il salvagente!Cattura1

Quando finalmente riesci  a raggiungere la cabina  è  il primo  grande  traguardo, sempre che non ti abbiano trattenuto la valigia  al deposito per contenuto sospetto ( magari un qualche aggeggio elettrico).  Ti permetteranno poi di prelevare la valigia, lasciando  al deposito l’oggetto proibito che potrai riavere solo prima dello sbarco. Quindi, la mattina della partenza,  dovrai scapicollarti un’ora prima  per metterti in fila e riavere  l’oggetto incriminato, risalire in cabina, riscendere giù ed affrontare l’ultima,  snervante fila per uscire dalla pancia del mostro. Al  “chek in” di entrata ti consegneranno una “card” plastificata, la tua carta di credito  sulla nave dalla quale non dovrai mai separarti come il tuo ‘alter ego’, valida  per fare spese  e per uscire ed entrare dalla nave stessa.

Ogni ponte è un dedalo  di corridoi, accessi,  salottini, biblioteche, di ascensori  supersonici  a poppa e prua, che se  hai la cabina più vicina alla prua e confondi l’orientamento degli ascensori  prendendo quello che ti scende a poppa, te la vedrai con l’attraversamento dei lunghissimi corridoi da poppa a prua o  da prua a poppa.


L’importante è fissare bene in mente  le cartine della nave affisse  ovunque, una mappa dettagliata di tutti i ponti da lambiccarsi il cervello.  Vale a dire la google map di una piccola città  architettata in verticale.  Un esempio: se vuoi  raggiungere  dai ponti superiori  il ristorante  per la cena situato di solito ai ponti inferiori,  non devi andare direttamente a quel ponte ma al superiore, da dove scendere  un’ampia scala , attraversare  poi  tutta una vasta area  in una  certa direzione per non ritrovarti ancora davanti la scala in salita. Non la salire!  Vedi piuttosto  di virare a sinistra dietro  il bar e, se hai fortuna, sei davanti al ristorante. Vuoi andare la sera al Casinòo al piano-bar,  o al night, situati ai primi ponti?  Idem.  E’ d’obbligo l’attraversamento del “corso” centrale della nave con tutti i suoi negozi tentatori,  alla fine del quale trovi lo scalone  che ti apre il mondo fantastico  del Casinò… un vasto salone  di luci accecanti e stroboscopiche, non come Las Vegas ma in copia conforme, il  pavimento  trasparente  simile a uno scrigno  contenente favolosi tesori  pirateschi,  tutt’intorno  fino al soffitto decorazioni coloratissime  del  kitch  più  fiabesco.
Insomma, quando hai imparato a girare la nave in completa autonomia, a ritrovare la tua cabina nella direzione giusta, il ristorante per la cena senza  esitazioni,  allora sei pronto…. per lo sbarco! (A. G. Arcuri)

Costruire senza frontiere – Navi da crociera * National Geographic

Navi sempre più grandi e “rivolte su se stesse”, perché il vero business in questa fase consiste nel massimizzare il tempo di permanenza e la spesa a bordo dei crocieristi.

Porti sempre più somiglianti a terminali container, realizzati a colpi di investimenti pubblici ingentissimi da parte delle Autorità portuali in competizione tra di loro e senza un quadro nazionale di riferimento: banchine lunghe chilometri per consentire l’accosto di molti giganti del mare contemporaneamente, con enormi piazzali per contenere le centinaia di pullman necessari alle escursioni, svincoli autostradali agevoli per portare nel minor tempo possibile gli escursionisti nelle città d’arte, dove magari non scenderanno neppure a terra. Ma anche Autorità portuali molto restie a dichiarare i ricavi che traggono da questi traffici, adducendo motivi di “competitività”.

L’analisi degli impatti economici svolta a livello europeo segnala inoltre un dato non del tutto evidente all’opinione pubblica, e cioè che il vero e proprio effetto turistico delle crociere è piuttosto limitato: fatto 100 il totale dell’impatto della spesa del comparto crocieristico (diretto, indiretto, indotto), solo il 3,8 per cento beneficia l’ospitalità in senso stretto, il 6,2 per cento il commercio, il 13,4 per cento il sistema dei trasporti compresi icruise operators, mentre il 37 per cento va al settore manifatturiero, con la cantieristica in prima fila. E i dati occupazionali sono dello stesso segno, enfatizzati anche dalle retribuzioni unitarie, che sono le più basse di tutta la filiera.

Sulle condizioni, non solo economiche, di lavoro a bordo delle navi da crociera si parla poco: ci sono studi lontani nello spazio e nel tempo, condotti soprattutto in Nord America.  I lavoratori a bordo sono in larghissima maggioranza stranieri (filippini, indonesiani, indiani, peruviani, e così via), reclutati in madre patria con contratti di lavoro che sfuggono alle normative europee. E questo rientra perfettamente nelle logiche di massimizzazione del business dei cruise operators, anche se poi magari, come puntualmente accaduto, persino la difficoltà comunicativa enfatizza ogni problema in caso di emergenze.

Nel Mediterraneo, l’Italia si colloca senza dubbio in una posizione di preminenza. In vetta ai porti italiani sta Civitavecchia con oltre 2 milioni di passeggeri, seguono Venezia, Napoli e Savona. Ma la graduatoria subisce delle variazioni a seconda della connotazione che assume ciascuno scalo: Home Port, ovvero punto di partenza o arrivo della crociera (quelli il cui territorio guadagna di più), oppure Port of Call, tappa intermedia del viaggio.

La camera – Alberto Sordi

A partire dai numeri rilevati dall’Osservatorio Ebnt e del rapporto pubblicato a luglio 2011 dall’European Cruise Council, la crescita sembrava aver smorzato il proprio impeto, soprattutto in termini di valore economico: le spese dirette dell’industria crocieristica in Europa, peraltro ingentissime (14 miliardi di dollari) erano sostanzialmente ferme dal 2008, pur a fronte di un aumento di passeggeri ancora consistente.
Era quindi in calo la redditività, come dichiarato ormai apertamente anche da alcuni operatori, come Rccl Italia. C’era già il rischio di una fase di maturità, mentre addirittura la cantieristica navale (i cui andamenti precedono di alcuni anni quelli delle crociere) registrava cali assoluti, sia di fatturato che di occupazione.
Adesso tutto questo sembra chiaro e risaputo, quasi scontato. Ma l’industria delle crociere ha sempre investito moltissimo in comunicazione, e parlarne, prima di oggi, sembrava stonato. Stefano Landi (lavoce.info)

La crociera è il modello di vacanza in assoluto più inquinante, uno di quelli che ha maggiore incidenza nella produzione totale di CO2 del settore turistico, e che è colpevole della distruzione dei sistemi marini.

Queste gigantesche città galleggianti, con migliaia di cabine, piscine, casinò, discoteche e ristoranti inquinano come 14.000 automobili.

Complessivamente, le navi da crociera oceaniche producono almeno il 17% delle emissioni totali di ossidi di azoto, contribuendo a più di un quarto delle emissioni totali di ossidi di azoto nelle città portuali e le zone costiere.

In più, i rifiuti delle navi da crociera influenzano negativamente la capacità di recupero degli ecosistemi marini, distruggendo le barriere coralline (Fonte: “Climate Change Adaptation and Mitigation in the Tourism Sector: Frameworks, Tools and Practices”, di United Nations Environment Program, insieme all’Università di Oxford, p.102).

Se mai sceglierete di imbarcarvi in uno di questi giganti marini sappiate che le vostre emissioni di CO2 potranno essere fino a 1000 volte superiori rispetto ad un viaggio in treno. (Fonte:  “Climate Change and Tourism. Responding to global challenges”, di World Tourism Organization and United Nations Environment Programme, 2008, pp. 37, 134).

Quello che entra deve uscire. Le enormi quantità di cibo e bevande consumati sulle navi da crociera, insieme con le acque di lavanderia, della piscine, delle strutture sanitarie, dei laboratori fotografici, dei centri termali, vengono scaricate in mare, contaminando i pesci e la vita marina, e rappresentando un pericolo per le persone (per i consumatori di pesce, i bagnanti, i surfisti e gli appassionati di sport acquatici). Inoltre, pesci, molluschi e barriere coralline possono morire a causa dell’eccesso di azoto e fosforo causati dal liquame delle navi, che determinano la crescita eccessiva delle alghe e la conseguente riduzione dei livelli di ossigeno presenti nelle acque.

Il report stima che una nave da crociera da 3.000 persone genera 210.000 litri di acque reflue settimanale – abbastanza per riempire 10 piscine, e 1 milione di litri di acque grigie, ovvero altre 40 piscine piene di rifiuti. Una nave da crociera è pari a 50 piscine piene di rifiuti altamente inquinanti che possono essere scaricati nei nostri oceani ogni settimana.

Le navi da crociera inquinano l’aria che respiriamo. Sono anche responsabili di un inquinamento atmosferico rilevante causato dal carburante bruciato. Le emissioni dei motori delle navi includono ossidi di azoto, ossidi di zolfo, anidride carbonica e polveri sottili. Gli scienziati stimano che entro il 2030, l’inquinamento atmosferico dovuto alle imbarcazioni oceaniche nelle acque statunitensi aumenterà dal 100 al 200 per cento.

I nostri figli ci accuseranno – Jean-Paul Jaud

Eppure, se in passato la vacanza in crociera non interessava quasi a nessuno, oggi  sembra essere diventata uno degli stili di viaggio più ambiti, sopratutto perché il suo costo è diventato sempre più accessibile alla massa.

Al contempo, le navi da crociera sono diventate sempre più grandi. La Oasis of the Seas di Royal Caribbean, che ospita 5402 passeggeri, è una vera città galleggiante, con ristoranti ed attrazioni di ogni tipo.

Il tipo di turismo proposto è massificante e disinteressato ai luoghi. Questo incide negativamente sulle località attraversate, che vengono invase da migliaia di turisti e visitate in poche ore con tour organizzati. Ma tende anche ad omologare i luoghi, facendoli diventare uguali gli uni agli altri: l’artigianato locale viene rimpiazzato da souvenir made in China,  i cibi tradizionali da prodotti internazionali, rispondendo ad un tipo di turismo ridotto fondamentalmente alla “facoltà di andare a vedere ciò che è diventato banale“.

Benvenuto a bordo

Il rapporto con il mare e coi luoghi visitati è lontano anni luce da questi mega villaggi galleggianti! http://blog.viaggiverdi.it/

La quantità di rifiuti, di acque nere e grigie prodotte sono impressionanti, così come la
quantità di combustibile utilizzato per produrre energia per gli impianti di climatizzazione,
nonché per i servizi legati all’attività alberghiera della nave, e ovviamente, per il trasporto
dei passeggeri nelle varie destinazioni.

La nave è una piccola città di provincia di 4200 abitanti, con tutti i disagi che questo comporta, le file a pranzo e a cena e la confusione ovunque e a tutte le ore, la mancanza di intimità, lo stile improntato al kitsch.

‘La criticità maggiore è il tipo di turismo massificante, poco attento a luoghi e popolazioni locali’ afferma Roberto Furlani, responsabile ufficio turismo del Wwf. Il crocierista è un turista mordi e fuggi. Luoghi di grande rilievo storico e architettonico vengono visitati in poche ore, individualmente e con tour organizzati. Il consumo rapido delle attrazioni del luogo visitato non giova al suo sviluppo equilibrato. Il fattore più negativo resta però il numero di passeggeri, località medie o piccole invase con frequenza da migliaia di turisti in poche ore subiscono un fortissimo impatto socio-culturale. Salgono i prezzi delle merci e si abbassa la qualità dei prodotti venduti, l’artigianato locale (più apprezzato da viaggiatori attenti e colti) cede a souvenir industriali (o made in China) a basso costo. La ristorazione locale si adegua alla domanda: pizza, gelati e cappuccini tolgono spazio alla gastronomia tradizionale. Gli scali delle grandi crociere diventano inevitabilmente sempre più luoghi omologati, di consumo globale. Avviene a Taormina, Corfù, Dubrovnick. Ma anche a Playa del Carmen e nei porti dei Caraibi ad alta frequenza crocieristica.

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Paolo Vallesi – La nave dei folli