Tag: kant

è tempo di … ethos

Posted on Ottobre 17, 2012 in [email protected]

 

Garth Ennis e Steve Dillon, Preacher n. 41-50.

È come se dovessimo riempire un vuoto profondo. E allora ci mettiamo dentro: rimasugli di cattolicesimo, pezzetti di sociale,brandelli di antichi ideali, un po’ di antirazzismo, e qualche alberello qua e là. La decadenza che viviamo è un malessere che ci prende pian piano. È una specie di assenza che prevede una sosta obbligata è la vita che medita ma si è come assopita. Siamo vivi malgrado la nostra apparenza come uomini al minimo storico di coscienza. [parlato] È come se la vecchia morale non ci bastasse più. In compenso se ne sta diffondendo una nuova che consiste nel prendere inconsiderazione più che altro i doveri degli altri… verso di noi.Sembrerà strano ma sta diventando fortemente morale tutto ciò che ci conviene. Praticamente un affare.

La decadenza che subiamo è uno scivolo che va giù piano piano. È una nuova esperienza che ti toglie qualsiasi entusiasmo e alla lunga modifica il tuo metabolismo. Siam lì fermi malgrado la grave emergenza come uomini al minimo storico di coscienza.

E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare astacco la nostra angolazione visiva. Guardare le cose come fosse la prima volta. Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui è permeata la nostra esistenza. Dubitare delle risposte già pronte. Dubitare dei nostri pensieri fermi, sicuri, inamovibili. Dubitare delle nostre convinzioni presuntuose e saccenti. Basterebbe smettere di sentirsi sempre delle brave persone. Smettere di sentirsi vittime delle madri,dei padri, dei figli. Smascherare, smascherare tutto: smascherare l’amore, il riso, il pianto, il cuore, il cervello. Smascherare la nostra falsa coscienza individuale. Subito. Qui e ora. Sì, basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile. Basterebbe smettere di piagnucolare, criticare, fare il tifo e leggere i giornali. Essere certi solo di ciò che noi viviamo direttamente. Rendersi conto che anche l’uomo più mediocre può diventare geniale se guarda il mondo con i suoi occhi. Basterebbe smascherare qualsiasi falsa partecipazione. Smettere di credere che l’unico obiettivo sia il miglioramento delle nostre condizioni economiche perché la vera posta in gioco… è la nostra vita. Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del lavoro, del destino e persino del potere, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza naturale della stupidità degli uomini. Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare la nostra bontà isterica. Smascherare la nostra falsa coscienza sociale. Subito. Qui e ora. Basterebbe pochissimo. Basterebbe capire che un uomo non può essere veramente vitale se non si sente parte di qualcosa. Basterebbe abbandonare il nostro smisurato bisogno di affermazione, abbandonare anche il nostro appassionato pessimismo e trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con gioia. Perché la spinta utopistica non è mai accorata o piangente. La spinta utopistica non ha memoria e non si cura di dolorose attese. La spinta utopistica è subito. Qui e ora.

Io come uomo io vedo il mondo come un deserto di antiche rovine. Io vedo un uomo che tocca il fondo ma forse al peggio non c’è mai una fine. Perché non c’è nessuno che dia un senso alle cose più semplici e vere alla vita di ogni giorno all’urgenza di un uomo migliore. Io vedo un uomo solo e smarrito come accecato da false paure. Ma la vita non muore per le bombe per la plastica o le acque del mare e le ansie un po’ inventate son pretesti per non affrontare la mancanza di una vera coscienza che è la sola ragione della fine di qualsiasi civiltà.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.

I. Kant – Critica della ragion pratica

Del bene e del bello giudice e artefice è il soggetto umano con la sua libertà e dignità: è questo il cuore della riflessione etica ed estetica di Kant. Come il bene non è qualcosa di dato o fissato in un precetto o in una regola stabilita, così il bello, per Kant, non è una proprietà delle cose ma un bisogno del sentimento umano.

Interventi di Klaus Dusing, Reinhard Brandt e Vittorio Hösle.

E’ tempo di imparare a guardare
E’ tempo di ripulire il pensiero
E’ tempo di dominare il fuoco
E’ tempo di ascoltare davvero
E’ tempo di imparare a cadere
E’ tempo di rinunciare al veleno
E’ tempo di dominare il fuoco
E’ tempo di ascoltare davvero.

S.O.S cultura – Emanuele Severino – Etica e Economia

James Hillman – La politica della Bellezza

Remo Bodei – L’etica di Spinoza

Ogni arte, ricerca, azione è fatta in vista di un fine che appare buono e desiderabile solo se il fine e il bene coincidono. I fini delle attività umane spesso se non sempre sono desiderati in vista di fini superiori. Ma ci deve essere un fine che è voluto indipendentemente dagli effetti: il bene sommo. L’unico bene sommo è la felicità; per dire che cosa sia bisogna determinare quale sia il compito proprio dell’uomo; l’uomo sarà felice solo se vive secondo la ragione e questa vita è la virtù. Alla vita secondo virtù è congiunto il piacere. Aristotele

Edward Banfield’s sociological insights are a significant forerunner of current results from behavioral economics.
Partendo dalla convinzione di Tocqueville che nei paesi democratici la scienza dell’associarsi sia madre di tutti gli altri progressi e attraverso lo studio di Montegrano, l’autore arrivò a ipotizzare che certe comunità sarebbero arretrate soprattutto per ragioni culturali. La loro cultura presenterebbe una concezione estremizzata dei legami famigliari che va a danno della capacità di associarsi e dell’interesse collettivo. Gli individui sembrerebbero agire come a seguire la regola:
“massimizzare unicamente i vantaggi materiali di breve termine della propria famiglia nucleare, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo”.
Sarebbe dunque questa particolare etica dei rapporti familiari la causa dell’arretratezza. L’autore la denominò familismo amorale. Familismo perché l’individuo perseguirebbe solo l’interesse della propria famiglia nucleare, e mai quello della comunità che richiede cooperazione tra non consanguinei. A-morale perché seguendo la regola si applicano le categorie di bene e di male solo tra famigliari, e non verso gli altri individui della comunità.
L’amoralità non sarebbe quindi relativa ai comportamenti interni alla famiglia, ma all’assenza di ethos comunitario, all’assenza di relazioni sociali morali tra famiglie e tra individui all’esterno della famiglia.

Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
quei programmi demenziali con tribune elettorali
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù uh uh.
C’è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero
uh com’è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
com’è misera la vita negli abusi di potere.

Sul ponte sventola bandiera bianca
A Beethoven e Sinatra preferisco l’ insalata

a Vivaldi l’ uva passa che mi dà più calorie
uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali.

The end

my only friend this is the end
F. Battiato

La vita non vive

Minima Moralia – Oggi, sostiene Adorno, una vita onesta non è più possibile, perché viviamo in una società inumana. Muovendo dalle esperienze quotidiane, giunge a intuizioni inquietanti sulle tendenze generali della società tardo-industriale. Gli argomenti presi in considerazione sono la natura sovversiva dei giocattoli, la desolazione della famiglia, la decadenza della conversazione, la diffusione dell’occultismo e la storia del tatto. Adorno mostra come i più piccoli cambiamenti del comportamento quotidiano siano in relazione con gli eventi più catastrofici del ventesimo secolo.

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

sergej hessen, il riformismo democratico

Posted on Ottobre 9, 2012 in scienze, scienze [email protected]

La libertà non è un dato della natura ma esito della cultura, e pertanto l’autorità è condizione della libertà.

Hessen si formò a contatto con la filosofia dei valori. Indirizzo di pensiero che ha avuto particolare importanza nella prima metà del Novecento e alla cui nascita e diffusione contribuirono: la reazione al materialismo positivistico che aveva portato al discredito di qualsiasi realtà etico-religiosa e alla sua riduzione a fattori puramente biologici e sociali; il rifiuto di richiamarsi a una ragione assoluta come avveniva nel neohegelismo; l’esigenza di rispondere all’annuncio nietzschiano del trionfo del nichilismo e della svalutazione di tutti i valori tradizionali. Si ritrova già nella filosofia platonica e aristotelica e nel pensiero cristiano; essa costituisce  un tentativo di riaffermare la validità di principi etici, politici, religiosi, estetici, anche indipendentemente dalla metafisica. Non è quindi un caso che si faccia risalire la filosofia dei valori proprio a Kant, che nella «dignità» morale dell’uomo ravvisava il valore assoluto, distinto da ogni valore relativo delle cose in quanto sono subordinate a un qualsiasi altro fine che non sia quello morale.

Hessen è stato definito “un ricercatore fra due civiltà”, quella occidentale capitalistica e quella orientale comunista, tra le quali si trovò drammaticamente a vivere.

NAZICOMUNISMO – LA STORIA NASCOSTA

Baustelle – Il liberismo ha i giorni contati

Il liberalismo è un insieme di dottrine, definite in tempi e luoghi diversi durante l’età moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all’intervento dello stato, al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà e, di conseguenza, promuovere l’autonomia creativa dell’individuo.
Storicamente il liberalismo nasce come ideale che si affianca all’azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro lemonarchie assolute e i privilegi dell’aristocrazia a partire dalla fine del XVIII secolo. Le matrici filosofiche del liberalismo sono ilgiusnaturalismo, il contrattualismo e l’illuminismo nella sua accezione individualistica e razionalistica.

Il liberalismo ha contribuito a definire la concezione moderna di società, intesa come somma ed espressione delle varietà e singolarità umane, concernenti sia l’ambito spirituale come la sfera materiale.
Inoltre il liberalismo è probabilmente la dottrina che ha più influenzato la concezione moderna della democrazia: si parla infatti di “liberaldemocrazia” in modo generico per indicare una moderna democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza ma – anche e soprattutto – sul rispetto delle minoranze.

Chissà nel socialismo – G. Gaber
Scienze politiche, mi veniste incontro una sera di maggio ed io convinto che il mio mestiere fosse il bandolo del vero, non disgiunto da un rigorosissimo intervento, vi abbracciai e appoggiai il capo sulle vostre vigorose, rassicuranti mammelle.
Da voi trassi la forza per sferrare l’attacco contro il nemico tremendo che reprimeva da tutte le parti, che poi, diciamo la verità, era previsto che si facesse anche di più, ma che vuoi, quando sei lì ti manca la voglia, non c’è neanche il treno favorevole a un certo punto cominci a scazzare e allora basta…

Il socialismo è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti e dottrine che tendono a una trasformazione della società in direzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, oltre che giuridico. Si può definire come economia che rispecchia il significato di “sociale”, che pensa a tutta la popolazione. Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. Fino al 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. In quell’anno, nel manifesto di Marx ed Engels, si opera la suddivisione tra “socialismo utopistico” e “socialismo scientifico”, che essi chiamano anche comunismo per evidenziarne polemicamente le differenze col primo.

In una società europea in completa trasformazione, attraversata e stravolta dalla Rivoluzione industriale, Marx affronta questioni inesplorate per la filosofia.

Marx interroga come un giudice gli uomini nel loro vivere associato. E scopre nella sua opera maggiore, “Il Capitale”, qualcosa che gli uomini erano soliti nascondersi da quando era nato il lavoro industriale, senza volerlo e senza saperlo. Perché gli operai sono sempre più poveri e i capitalisti sempre più ricchi? Perché gli operai vendono del tempo di lavoro, che viene pagato molto meno dell’oggetto prodotto. Il che significa che per molte ore lavorano gratis.

Analizza le contraddizioni dell’economia e della politica all’interno del sistema capitalistico. Ripensa e riformula il significato del lavoro e il destino dell’uomo.

Ne derivano teorie dirompenti, che influenzeranno sul piano politico e filosofico l’intera storia dell’Ottocento e del Novecento, a cui ci introduce Umberto Curi.