Tag: impero romano

i celti

Posted on Giugno 28, 2012 in [email protected]

Boadicea

Britannici siamo usati ai comandanti delle donne nella guerra. Sono la figlia degli uomini d’onore. Ma ora non sto combattendo per la mia alimentazione reale… Sto combattendo come persona ordinaria che ha perso la sua libertà. Sto combattendo per il mio corpo battuto. Gli dei ci assegneranno la vendetta che ci meritiamo. Pensate a quanto di noi stanno combattendo ed al perchè. Allora vincerete questa battaglia o morirete…”

era molto alta. La sua voce era dura ed alta. I suoi capelli spessi e bruno-rossastro sono appesi giù sotto la sua vita. Ha portato sempre un torc dorato grande intorno il suo collo e un mantello tartan fluente fissato con un brooch.

primo piano
Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla.

Beowulf (pron. ˈbeɪ.ɵwʊlf) è un poema epico, incompleto ed anonimo, scritto in una variante sassone occidentale dell’anglosassone (o inglese antico). La datazione è tuttora incerta, tuttavia gli indizi più significativi raccolti dagli studiosi finora, tenderebbero a collocarla attorno alla metà dell’VIII secolo. Con i suoi 3182 versi, è il più lungo poema anglosassone. Ci è giunto attraverso un unico manoscritto, il Cotton Vitellius, conservato al British Museum. Il titolo Beowulf (dal nome dell’eroe del poema) fu attribuito a quest’opera a partire dal XIX secolo. Non ci è stato tramandato nelle fonti nordiche nessun racconto che corrisponda a quello del “Beowulf”. È dunque possibile che l’autore del poema inglese antico abbia rielaborato autonomamente materiale leggendario di origine nordica, creando un’opera originale sulla base di un patrimonio tramandato oralmente.

Il testo è fondato sull’allitterazione (non vi sono rime) e il metro è basato sul numero di accenti (quattro per verso) anziché sul numero di sillabe. Lo stile narrativo fa largo uso delle kenning (tipiche di gran parte della letteratura antica nordeuropea) ovvero sul riferimento a personaggi, luoghi, eventi attraverso perifrasi e metafore canoniche (per esempio i “marinai” sono i “guerrieri del mare”). Le kenning, che contribuiscono a conferire al testo un sapore fortemente allegorico, sono usate in modo sistematico; spesso, addirittura, più kenningar vengono combinate in un’unica frase, in costruzioni linguistiche spesso difficilmente penetrabili dal lettore moderno.

i longobardi

Posted on Giugno 28, 2012 in [email protected]

I longobardi invadono l’Italia rompendo l’unità politica della penisola,  tentano di conquistare l’intera penisola e si scontrano con la Chiesa e con i franchi.

Antico popolo germanico. Dal I secolo a.C. i Longobardi ebbero sede lungo il basso corso dell’Elba. Dopo oscure migrazioni fu loro permesso nel 547 da Giustiniano di stanziarsi in Pannonia e nel Norico (Ungheria e Austria). Nel 568 sotto la guida di Alboino invasero il Nord Italia e fondarono un regno con capitale Pavia. Essi presto penetrarono profondamente nell’Italia centrale e meridionale, ma Ravenna, la Pentapoli (Rimini, Ancona, Fano, Pesaro e Senigallia), e molte delle coste rimasero in mano ai Bizantini, mentre Roma e il patrimonio di San Pietro rimanevano in mano al papa. Dopo la morte di Alboino nel 572 ed il breve regno di Clefi (morto nel 575) nessun re fu eletto e l’Italia longobarda fu divisa fra 36 ducati. I duchi longobardi di Spoleto e di Benevento si resero completamente indipendendti. Nel 584 i nobili Longobardi si unirono per eleggere il figlio di Clefi, Autari, come nuovo re allo scopo di affrontare con più forza i Franchi, i Bizantini e il Papa.Il regno longobardo raggiunse il massimo della sua potenza nel VII ed VIII secolo. Il paganesimo e l’Arianesimo che erano all’inizio prevalenti tra i Longobardi, gradualmente cedettero il posto al cattolicesimo. La cultura romana e la lingua latina furono accettate e i vescovi cattolici emergevano come autorità politiche nelle città. Le leggi longobarde combinavano le tradizioni germaniche e romane. Il re Liutprando (712-44) consolidò il regno attraverso la sua legislazione e ridusse in vassallaggio i ducati di Spoleto e Benevento. Uno dei suoi successori, Astolfo, prese Ravenna nel 751, e minacciò Roma. Dopo la morte di Astolfo il re Desiderio rinnovò l’attacco a Roma nel 772. Carlo Magno, successore di Pipino, intervenne, sconfisse i Longobardi, fu incoronato nel 774 con la corona dei Longobardi a Pavia. Del regno longobardo rimase solo il ducato di Benevento, che fu conquistato dai Normanni nell’XI secolo. La corona ferrea dei re longobardi (ora conservata a Monza) fu anche usata per l’incoronazione nel 951 di Ottone I (il primo santo imperatore romano) come re d’Italia e per l’incoronamento di molti imperatori successivi. I Longobardi lasciarono il loro nome alla regione Lombardia.

Bertoldo Bertoldino E Cacasenno