Tag: impero romano

oriente: il confine nel deserto

Posted on Luglio 10, 2012 in scienze [email protected], [email protected]

“Non so scrivere su Damasco senza che si intrecci il gelsomino sulle mie dita
Non so pronunciare il suo nome senza che sulla mia bocca si addensi il nettare dell’albicocca, del melograno, della mora e del cotogno
Non so ricordarla senza che si posino su un muretto della memoria mille colombe… e mille colombe volano.”

_NIZAR QABBANI_

Staino come Averroe’

Averroè: l’incoerenza dell’incoerenza.

Une bonne partie de la philosophie arabe médiévale est restée d’un grand intérêt: résumés intelligents de la pensée grecque, vastes synthèses de philosophie et de mysticisme, grande controverse entre al-Ghazali et les philosophes, tentatives d’harmoniser la philosophie et la religion révélée. La philosophie islamique reste aujourd’hui vivante, surtout en Iran (Ispahan, Qom, Kerman).
Extrait du film « Le Destin » de Youssef Chahine, 1997, qui retrace la vie du philosophe arabe Averroès (Ibn Rushd)

L’Impero Romano e l’Oriente

Septimia Zenobia si dichiarava discendente di Cleopatra, ma era figlia di un commerciante della gloriosa città di Palmira, il centro carovaniero più importante dell’impero romano. Però da Cleopatra ereditò tutto e come Cleopatra offrì al proprio paese l’ultimo momento di gloria nell’età della decadenza. Un grande sogno perseguito con tanta determinazione da sembrare realtà, anche se solo per un attimo, prima del crollo fatale. Zenobia fu l’erede di tutte le grandi donne d’Oriente. L’ultima a consegnarsi alla leggenda, dopo Didone e Semiramide. L’ultima a vagheggiare un impero siriano, dopo Giulia Domna, Giulia Maesa e Giulia Mamea. Ma mentre agli albori del III secolo d.C. le tre Giulie andarono a Roma e lì tesserono le loro trame per il figlio Caracalla, il nipote Elagabalo e il figlio Alessandro Severo, Zenobia qualche decennio più tardi restò nella sua terra, non volle sostituirsi al potere imperiale ma attaccarlo, vincerlo con la forza delle armi.

Il Medioevo Arabo

Gli arabi e la Scienza

La battaglia di Lepanto – L’Impero ottomano contro la Lega Santa – 1571

1683 – I Turchi alla conquista di Vienna

11 Settembre 2001 di Alain Brigand – Primo Episodio
Undici episodi (ognuno della durata simbolica di 11 minuti, 9 secondi e un fotogramma), affidati ad altrettanti registi di fama internazionale provenienti da 11 Paesi (e culture) diversi. Ogni regista ha avuto un budget di 400.000 dollari per girare un cortometraggio che ricordasse gli eventi dell’11 settembre 2001.
Anche la data di uscita del film è simbolica: l’11 settembre 2002, un anno esatto dopo l’attentato alle Twin Towers.


Sacha Baron Cohen, il protagonista di Borat, in un’altra esilarante commedia su personaggi più che verosimili.
Liberamente ispirato al romanzo best seller “Zabibah and The King” di Saddam Hussein, il film racconta l’eroica storia di un dittatore che

ha rischiato la sua vita per fare in modo che la democrazia non prenda piede nel Paese che sta amorevolmente opprimendo.

i barbari

Posted on Luglio 1, 2012 in [email protected]

La civiltà è innaturale. È un capriccio delle circostanze. E la barbarie, alla fine, deve sempre trionfare.

Oltre alle invasioni germaniche del V secolo e all’importanza sempre più incisiva dell’elemento barbarico nell’esercito romano, sono stati individuati anche altri aspetti per spiegare la lunga crisi e la caduta finale dell’Impero romano d’Occidente:

1) Il calo demografico dovuto non solo alle guerre ed alle carestie, ma anche alle epidemie che si diffondevano molto velocemente e causavano numerose vittime;
2) La crisi economico-produttiva delle campagne unita al crollo dei traffici commerciali, all’inflazione galoppante e, quindi, al ritorno ai pagamenti in natura;
3) La crisi e la fuga dalle città, a rischio non solo di saccheggio da parte degli eserciti barbarici, ma anche di malattie infettive per le disastrose condizioni igieniche;
4) La perdita di coesione sociale, dovuta all’enorme squilibrio nella distribuzione della ricchezza: lusso eccessivo per pochissimi privilegiati e povertà estrema per la grande massa dei contadini e del proletariato urbano;
5) La mancanza di consenso nei confronti del governo centrale, causata anche dalla degenerazione burocratica: da una parte corruzione sistematica, dall’altra eccessivo peso fiscale che finiva per gravare sui ceti meno abbienti;
6) I difetti del sistema costituzionale, con il governo centrale condizionato dallo strapotere dell’esercito e sempre a rischio di usurpazione.

Il 476, anno dell’acclamazione di Odoacre re, fu quindi preso a simbolo della caduta dell’Impero romano d’Occidente semplicemente perché da quel momento in poi, per oltre tre secoli fino a Carlo Magno, non vi furono più imperatori d’Occidente, mentre l’Impero romano d’Oriente, dopo la caduta dell’Occidente, si trasformò profondamente, divenendo sempre più greco-orientale e sempre meno romano.

L’economista e sociologo Max Weber sottolineò la regressione dall’economia monetaria all’economia naturale, conseguenza della svalutazione monetaria, dell’inflazione galoppante e della crisi dei commerci dovuta anche alla stagnazione produttiva ed alla crescente insicurezza dei traffici.

Infine Il cristianesimo viene considerato da alcuni storici e filosofi (soprattutto gli illuministi del XVIII secolo: Montesquieu, Voltaire, Edward Gibbon) la causa principale della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Secondo le loro tesi il Cristianesimo avrebbe reso più deboli militarmente i Romani, in quanto incoraggiando una vita contemplativa e di preghiere e contestando i tradizionali miti e culti pagani, li aveva privati dell’antico spirito combattivo, lasciandoli in balia dei barbari (Voltaire sosteneva che l’Impero aveva ormai più monaci che soldati). Inoltre la diffusione del Cristianesimo aveva scatenato dispute religiose, che alla fine resero l’Impero meno coeso, accelerandone la rovina.

la Civiltà Città si insinua in me si insinua ragionando sui perché
Diritti faticosi offerti in posti gratis dei Simboli ritorti dei Privilegi vuoti
la Civiltà Città m’allergica
né l’Impero ne l’Ordine né sogni di Rivolta
la Civiltà Città m’allergica
un Muro dentro eretto dagli Dei
Barbaro barbaro come gli Avi miei
come gli Avi miei nei silenzi del Nord
mai dominati mai dominati mai dominati mai dominati mai dominati mai
Katolikos per poco,per niente Bizantino in nessun modo No No No
quando è No è No comunque ovunque sempre Indistintamente
quando non si sa,è dubbio non si può,ognuno sia Conforme a sé,
giudica il Creatore giudica Me e Te
Giudica il mondo per quello che è.Rotondo
come gli Avi miei Barbaro come gli Avi miei
Bastardo
barbaro legittimo bastardo

http://www.youtube.com/watch?v=9-xqAxWvzFI

Fra il tempo in cui l’oceano inghiottì l’Atlantide e il sorgere dei figli di Aryas, vi fu un’era aldilà di ogni immaginazione. L’era in cui visse Conan, destinato a portare la corona ingioiellata di Aquilonia sulla sua fronte inquieta. Sono io, suo cronista, il solo che può raccontarvi la sua saga. Lasciate che vi dica di quei giorni di gloriose avventure.