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il medioevo cristiano: la fede e l’intelligenza

Posted on luglio 22, 2012 in [email protected]@, [email protected]

La vita di Agostino è stata tramandata con grande dettaglio nella sua opera Confessioni, sua storia morale, nelle sue Ritrattazioni, che descrivono l’evoluzione del suo pensiero, e nella Vita di Agostino, scritta dal suo amico Possidio, che narra l’apostolato del santo.

Agostino d’Ippona (latino: Aurelius[1] Augustinus Hipponensis; Tagaste, 13 novembre 354 — Ippona, 28 agosto 430) è stato un filosofo, vescovo cattolico e teologo berbero.[2]
Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, è conosciuto semplicemente come sant’Agostino, detto anche Doctor Gratiae (“Dottore della Grazia”). Secondo Antonio Livi, filosofo, editore e saggista italiano di orientamento cattolico, è stato «il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto». Le Confessioni sono la sua opera più celebre.
Dalla nascita alla conversione (354-387)
Agostino, di etnia berbera,ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a Tagaste il 13 novembre 354. Tagaste, attualmente Souk Ahras in Algeria, posta a circa 100 km a sud-ovest di Ippona, era a quei tempi una piccola città libera della Numidia proconsolare recentemente convertita al Donatismo. Anche se molto rispettabile, la sua famiglia non era ricca, e suo padre, Patrizio, uno dei curiales (consiglieri municipali) della città, era un pagano; alla lunga però, per influenza di Monica sua moglie, e madre di Agostino, Patrizio giunse alla conversione. Agostino, gradualmente, conobbe la dottrina cristiana e, nella sua mente, iniziarono a fondersi la filosofia platonica ed i dogmi rivelati. La solitudine di Cassiciacum gli permise di realizzare un sogno a lungo inseguito: nei suoi libri Contra academicos, Agostino descrisse la serenità ideale di questa esistenza, animata solamente dalla passione per la verità. Inoltre completò l’istruzione dei suoi giovani amici, ora con letture in comune, ora con conferenze filosofiche alle quali, qualche volta, invitava anche Monica, ed i cui racconti, trascritti da un segretario, furono la base dei “Dialoghi”. Licenzio avrebbe ricordato in seguito nelle sue Lettere le mattinate e le serate di filosofia durante le quali Agostino era solito intraprendere disquisizioni che si elevavano molto al di sopra dei luoghi comuni. I temi favoriti di queste conferenze erano la verità, la certezza (Contra academicos), la vera felicità nella filosofia (De beata vita), l’ordine provvidenziale del mondo e la sua perfezione matematica (De Musica), il problema del male (De ordine) ed infine Dio e l’anima (Soliloquia, De immortalitate animae).

Verso l’inizio della quaresima del 387, Agostino si recò a Milano dove, con Adeodato ed Alipio, prese posto fra i competentes per essere battezzato da Ambrogio nella Veglia pasquale.[14] Fu a questo punto che Agostino, Alipio, ed Evodio decisero di ritirarsi nella solitudine dell’Africa. Agostino rimase a Milano fino all’autunno, continuando i suoi lavori (De immortalitate animae e De musica). Poi, mentre era in procinto di imbarcarsi ad Ostia, Monica morì. Agostino, allora, rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del Manicheismo. Tornò in Africa solo dopo la morte dell’usurpatore Magno Massimo (agosto 388) e, dopo un breve soggiorno a Cartagine, ritornò a Tagaste.
Subito dopo il suo arrivo, decise di iniziare a seguire il suo ideale di vita perfetta, dedicata a quel Dio che era giunto ad amare in età adulta:
« Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle sembianze delle tue creature. Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, e arsi dal desiderio della tua pace. »
(Confessioni X, 27.38)

L’Imperatore Costantino

COSTANTINO IL GRANDE (In hoc signo vinces) Un film di Lionello De Felice. Con Belinda Lee, Cornel Wilde,Massimo Serato, Fausto Tozzi. Storico, Italia 1960
All’abdicazione di Diocleziano e Massimiano i due Cesari Galerio e Costanzo Cloro, successori designati, divennero Augusti. Seguì allora un periodo di contrasti e di guerre intestine nel corso del quale si ebbero contemporaneamente sei imperatori: tre in Oriente e tre in Occidente. Costantino, figlio di Costanzo Cloro, torna a Roma dalle Gallie. Massenzio, figlio di Massimiano e fratello di Fausta, promessa sposa di Costantino, cerca di fare assassinare il rivale, ma la congiura fallisce e Costantino viene soccorso da alcuni cristiani. Nominato Augusto per le Gallie, Costantino sposa Fausta. Massimiano cerca a sua volta di assassinarlo ma, scoperto, si uccide. Proclamato imperatore dalle sue legioni, Costantino marcia su Roma e nei pressi del ponte Milvio sconfigge le armate di Massenzio. La notte prima della battaglia l’imperatore ha la visione della croce che gli darà la vittoria. Sconfitto il nemico, Costantino può riabbracciare la moglie e conoscere finalmente sua madre, Elena, che Costanzo Cloro aveva dovuto ripudiare perché cristiana.

Oltre alle invasioni germaniche del V secolo e all’importanza sempre più incisiva dell’elemento barbarico nell’esercito romano, sono stati individuati anche altri aspetti per spiegare la lunga crisi e la caduta finale dell’Impero romano d’Occidente:

1) Il calo demografico dovuto non solo alle guerre ed alle carestie, ma anche alle epidemie che si diffondevano molto velocemente e causavano numerose vittime;
2) La crisi economico-produttiva delle campagne unita al crollo dei traffici commerciali, all’inflazione galoppante e, quindi, al ritorno ai pagamenti in natura;
3) La crisi e la fuga dalle città, a rischio non solo di saccheggio da parte degli eserciti barbarici, ma anche di malattie infettive per le disastrose condizioni igieniche;
4) La perdita di coesione sociale, dovuta all’enorme squilibrio nella distribuzione della ricchezza: lusso eccessivo per pochissimi privilegiati e povertà estrema per la grande massa dei contadini e del proletariato urbano;
5) La mancanza di consenso nei confronti del governo centrale, causata anche dalla degenerazione burocratica: da una parte corruzione sistematica, dall’altra eccessivo peso fiscale che finiva per gravare sui ceti meno abbienti;
6) I difetti del sistema costituzionale, con il governo centrale condizionato dallo strapotere dell’esercito e sempre a rischio di usurpazione.

Il 476, anno dell’acclamazione di Odoacre re, fu quindi preso a simbolo della caduta dell’Impero romano d’Occidente semplicemente perché da quel momento in poi, per oltre tre secoli fino a Carlo Magno, non vi furono più imperatori d’Occidente, mentre l’Impero romano d’Oriente, dopo la caduta dell’Occidente, si trasformò profondamente, divenendo sempre più greco-orientale e sempre meno romano.

L’economista e sociologo Max Weber sottolineò la regressione dall’economia monetaria all’economia naturale, conseguenza della svalutazione monetaria, dell’inflazione galoppante e della crisi dei commerci dovuta anche alla stagnazione produttiva ed alla crescente insicurezza dei traffici.

Infine Il cristianesimo viene considerato da alcuni storici e filosofi (soprattutto gli illuministi del XVIII secolo: Montesquieu, Voltaire, Edward Gibbon) la causa principale della caduta dell’Impero romano d’Occidente. Secondo le loro tesi il Cristianesimo avrebbe reso più deboli militarmente i Romani, in quanto incoraggiando una vita contemplativa e di preghiere e contestando i tradizionali miti e culti pagani, li aveva privati dell’antico spirito combattivo, lasciandoli in balia dei barbari (Voltaire sosteneva che l’Impero aveva ormai più monaci che soldati). Inoltre la diffusione del Cristianesimo aveva scatenato dispute religiose, che alla fine resero l’Impero meno coeso, accelerandone la rovina.

R. De Monticelli racconta Agostino, Tommaso e la Filosofia Medievale

Konstantinos Kavafis (1863-1933)
Aspettando i barbari -Περιμένοντας τους βαρβάρους-
Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi arrivano i barbari.
Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?
Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.
Perché l’imperatore s’ è levato
così per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?
Oggi arrivano i barbari
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
lofferta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei caselli tutti doro e argento?
Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.
Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?
Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.
Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti serii)
Perché rapidamente le strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?
S’ è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono più.
E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.

roma: le origini divine

Posted on luglio 21, 2012 in [email protected]

Nascita di Roma

Dalla Monarchia alla Repubblica

Lazio, Italia, Mediterraneo: l’espansione repubblicana

Il film prende le mosse dalla storia, ma finisce subito nell’avventura. Da rimarcare gli interpreti: Steve Reeves (ex-Mister Universo) e Gordon Scott (ex-Tarzan) nello spettacolare duello finale…Peplum dalle ambizioni decisamente alte (la rievocazione della nascita di Roma e delle gesta dei due ‘figli della lupa’), con budget discreto e due interpreti, nei ruoli centrali, di chiaro impatto: Steve Reeves (Mister Mondo e Mister Universo ) e Gordon Scott, altro nerboruto figuro che a quei tempi andava forte sull’onda del successo popolare delle numerose pellicole di Tarzan cui aveva preso parte, ovviamente interpretando il protagonista.

Romolo e Remo è un film Storico del 1961 diretto da Sergio Corbucci.cast: Steve Reeves, Gordon Scott, Ornella Vanoni, Virna Lisi, Massimo Girotti, Jacques Sernas, ……Il film narra tutte le vicende dei due fratelli fondatori di Roma dalla nascita alla fine… L’avventurosa creazione della città di Roma nata dalla lotta tra i due gemelli.Romolo e Remo vivono la loro vita di pastori fino a quando Faustolo, che li aveva adottati, muore rivelando la loro origine avvolta nel mistero. I due si mettono alla testa delle loro genti e assaltano Albalonga dove Romolo rapisce Julia, la figlia del re dei Sabini, Tazio. I rapporti tra i due fratelli intanto si deteriorano sfociando nell’odio. Quando infatti Romolo traccia i confini della nuova città, Remo lo sfida ad un duello che si rivelerà fatale.

Andando a ritroso nel tempo, scopriamo città, genti e luoghi diversissimi che popolavano l’Impero Romano ed in particolare i suoi sterminati confini, dove abitavano anche i nemici di Roma.

http://youtu.be/sJj3CZjStao

Il trionfo e la caduta

L’Impero romano

Una storia appassionante, che ha cambiato il destino di milioni di persone nel corso dei secoli.
Un viaggio fino ai confini dell’Impero Romano per narrare il momento in cui raggiunse il culmine della sua potenza: la conquista della Dacia, l’attuale Romania.