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quanto vale la tua formazione?

Posted on Marzo 5, 2014 in IL LABORATORIO DIDATTICO

valutazioneNell’area Europa il 75%  dell’occupazione  si concentrerà nel settore terziario e saranno richiesti profili professionali con  una alta intensità di conoscenza e competenze tecniche, lavori che richiederanno nuove competenze e continua formazione anche nei ruoli più elementari.

La Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea del 23 aprile 2008 ha istituito l’European Qualification Framework (EQF), con l’obiettivo “di istituire un quadro di riferimento comune che funga da dispositivo di traduzione tra i diversi sistemi delle qualifiche e i rispettivi livelli, sia per l’istruzione generale e superiore sia per l’istruzione e la formazione professionale”.

Il quadro europeo delle qualifiche EQF è costruito su otto livelli:

Diapositiva3 Quadro europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente

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Valorizzare le competenze acquisite attraverso ogni apprendimento, anche quello che si svolge al di fuori dei luoghi tradizionalmente deputati a questo (scuola e università), rappresenta un tema di grande rilievo; si tratta di un processo che può sostenere la competitività del sistema e la flessibilità dei percorsi lavorativi, facilitare il reingresso in formazione attraverso il meccanismo dei crediti formativi e agevolare la mobilità geografica e professionale.

A livello europeo, il 20 dicembre 2012 è stata pubblicata la  Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea sulla validazione dell’apprendimento non formale e informale con la quale gli Stati membri sono sollecitati ad istituire sistemi nazionali per la validazione dell’apprendimento non formale e informale entro il 2018.

In Italia il tema è da tempo dibattuto e oggetto di numerose pratiche e sperimentazioni come testimonia il lavoro dell’Isfol che ha sviluppato una riflessione scientifica e metodologica sull’utilizzo del Decreto_Libretto_Formativo del cittadino.

VALORIZZARE LO STUDENTE E IL SUO PROGETTO DI VITA

Su questa base il Libretto formativo dello studente è uno strumento pensato per raccogliere e documentare le esperienze di apprendimento e le competenze acquisite in contesti formali, non-formali e informali. Inoltre è utilizzato per valutare le competenze trasversali in sede di attribuzione del Credito formativo.

Dalle suggestioni provenienti dagli ormai storici documenti europei degli anni ’90 (Delors, Cresson, ecc.) fino alle più recenti pronunce dell’Unione Europea sulle competenze chiave (2006) e sul quadro comune delle qualifiche (2008) il dibattito su certificazione e competenze è sembrato seguire due vie parallele: da un lato, la progressiva messa a punto del concetto di competenza (in termini di cittadinanza, life skills, abilità essenziali e strategiche), dall’altro, lo sforzo di trasparenza nel rilascio dei titoli e delle qualifiche spendibili nel mercato del lavoro comunitario.

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE

In generale, nel nostro sistema la certificazione ha una immagine “debole” (basti pensare a quello che si dice in materia di handicap: si certifica come scelta di ripiego, quando non è possibile dare valore legale agli esiti scolastici). Invece, valutare gli apprendimenti e certificare le competenze acquisite da un allievo rappresenta un compito essenziale per ogni struttura scolastica e formativa. Non solo perché la valutazione è un atto indispensabile per “regolare” il rapporto tra insegnamento e apprendimento (la c.d. valutazione formativa), ma perché essa assolve ad un preciso impegno giuridico, che è quello di attestare erga omnes gli esiti di un percorso di istruzione (scolastica) o di formazione (professionale). Il valore (legale) del percorso è ben rappresentato dal rilascio di un apposito titolo di studio (o qualifica) al termine di ogni ciclo di studi.

Quindi, oltre agli aspetti legali o di comunicazione, la certificazione assume anche un valore formativo, quando svolge la funzione di descrizione di un percorso, di consapevolezza dei progressi (in forma di autovalutazione), di posizionamento in una progressione di apprendimenti.

Nel nostro attuale sistema scolastico è senz’altro opportuno procedere con priorità alla certificazione in uscita dall’obbligo di istruzione (DM 9-2-2010), perché questa tappa rappresenta uno snodo importante nella biografia degli allievi (ove non si rilascia, tra l’altro, alcun titolo di studio). A 16 anni può terminare il percorso scolastico formale per la scelta di inserimento nel mondo del lavoro, nell’apprendistato, nella formazione professionale. E’ quindi importante che un ragazzo si presenti in questi nuovi scenari con una propria “dotazione” di competenze, che possa essere riconosciuta ed utilizzata per favorire l’inserimento. In caso di prosecuzione della scolarità all’interno del triennio superiore o della scelta di un diverso indirizzo, la certificazione potrebbe assumere un carattere formativo-informativo, per confermare e ri-orientare i percorsi.

Nel modello nazionale di certificazione delle competenze a 16 anni, si formalizzano tre livelli che possono richiamare l’idea di una progressione delle competenze.

Livello di base: Lo studente svolge compiti semplici in situazioni note, mostrando di possedere conoscenze ed abilità essenziali e di saper applicare regole e procedure fondamentali.

Livello intermedio: Lo studente svolge compiti e risolve problemi complessi in situazioni note, compie scelte consapevoli, mostrando di saper utilizzare le conoscenze e le abilità acquisite.

Livello avanzato: Lo studente svolge compiti e problemi complessi in situazioni anche non note, mostrando padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità. Es. proporre e sostenere le proprie opinioni e assumere autonomamente decisioni consapevoli.

La certificazione delle competenze acquisite dagli studenti che completano il proprio ciclo decennale di studi è l’obbligo dal 2010, con il D.M. n°9 DEL 27.01.2010.

Questo fatto rappresenta una novità per la scuola italiana, che è chiamata a valutare non solo le conoscenze (sapere) e le abilità (saper fare e applicare regole, sulla scorta di una guida) degli studenti, ma anche le loro competenze (sapersi orientare autonomamente e individuare strategie per la soluzione dei problemi) in contesti reali o verosimili.
Sul sito dell’INDIRE vi sono indicazioni specifiche in merito, utili soprattutto per dettagliare cosa si intenda per competenza e come essa debba essere valutata e certificata.
Inoltre, sono disponibili sia il testo del decreto, sia il modello da utilizzare per la certificazione.
L’obbligo riguarda gli studenti che completano il ciclo decennale e quindi coincide con il termine del secondo anno delle scuole secondarie di secondo grado.
Sono coinvolte tutte le discipline. Il processo che porta alla certificazione, d’altronde, è competenza del consiglio di classe e quindi frutto di una operazione e decisione di tipo collegiale.
Il modello prevede che si debba indicare il livello raggiunto per ciascuno dei seguenti assi:
  • asse dei linguaggi (lingua italiana, lingua straniera, altri linguaggi)
  • asse matematico
  • asse scientifico-tecnologico
  • asse storico-sociale
Per ciascuno di essi va specificato il livello raggiunto, distinto in:
  • LIVELLO BASE
  • LIVELLO INTERMEDIO
  • LIVELLO AVANZATO
Nel caso non sia stato raggiunto il livello base, viene riportata la dicitura LIVELLO BASE NON RAGGIUNTO, con l’indicazione della relativa motivazione (di cui si fa menzione anche nel verbale della riunione di scrutinio).
Dal momento che la certificazione riguarda le competenze, che sono cosa ben diversa da conoscenze e abilità, prove finalizzate alla valutazione di tale aspetto devono soddisfare le seguenti finalità:
  • fornire elementi di oggettività alla valutazione delle competenze;
  • evitare che la certificazione delle competenze si traduca in una semplice traslazione della valutazione disciplinare espressa in relazione alle conoscenze;
  • costituire una documentazione attestante e motivante il giudizio espresso in sede di consiglio di classe, anche allo scopo di evitare eventuali contestazioni da parte delle famiglie.
Preparare queste prove non è lavoro semplice, né può tradursi in una singola prova finale.
Dalla valutazione delle competenze alla progettazione del curricolo

E’ dunque possibile riuscire a conciliare l’esigenza dell’apprezzamento dei progressi personali, confrontandoli però con standard ritenuti significativi. La certificazione potrebbe, in parte, rispondere a questa duplice funzione. Sono però necessarie diverse operazioni preliminari. Proviamo ad elencarle:

1)      definire l’idea di competenza cui fare riferimento, collegandola alle dimensioni culturali/disciplinari del curricolo (piuttosto che a quelle genericamente trasversali); 2)      avviare un processo di descrizione analitica di tali quadri (o profili) di competenze, magari strutturandoli in progressione tra i diversi gradi scolastici (curricolo verticale) e, per ogni step, individuando eventuali livelli interni (esempio tre); 3)      scegliere come criterio prevalente di valutazione i progressi personali degli allievi, verso standard o soglie ben precisate (in questa ottica lo standard assume la funzione di garanzia sul valore sociale dell’istruzione pubblica); 4)      apprezzare il dinamismo degli apprendimenti attraverso brevi enunciati verbali o codici asettici – come le lettere a,b,c magari fornite di una legenda – piuttosto che con il voto, che rimanda ad un giudizio statico e definitivo sull’asse insufficienza-sufficienza; 5)      tenere fermo il principio che la certificazione deve avere un valore pro-attivo, dunque andranno certificati sono gli esiti positivi, cioè anche i piccoli progressi, ma sempre ancorati ad un quadro di standard; 6)      apprezzare i percorsi personali per gratificare, motivare, sostenere l’autostima, ma bilanciare l’approccio mettendo gli allievi (le famiglie, gli insegnanti) di fronte alla esplicitazione pubblica degli esiti che ci si attende; 7)      delineare, attraverso la valutazione sommativa, un profilo complessivo dell’itinerario compiuto dall’allievo (ed ancora una volta il voto numerico si presenta inadeguato, come dimostrano le approssimazioni del cosiddetto voto di consiglio); 8)      descrivere con realismo il grado di padronanza di specifiche competenze, commisurate a standard pubblici, mantenendo sempre l’ottica dell’apprezzamento della progressione (serve dunque un tracciato preventivo di tali standard in progressione); 9)      progettare, anche grazie ad un’informazione puntuale sugli apprendimenti, interventi didattici compensativi, per far corrispondere i livelli di promozione legale con quelli di promozione reale (oggi si boccia il 2,5% alle medie, ma c’è un livello di criticità che supera il 20% in certe discipline, come matematica e lingua straniera). Competenze e valutazione Il sistema che abbiamo sommariamente delineato potrebbe aiutare tutti i soggetti ad avere una più chiara informazione sui reali livelli di apprendimento (evitando le ricorrenti finzioni dell’insufficienza che diventa sufficienza), salvaguardando però il carattere formativo che la valutazione dovrebbe assumere nella scuola obbligatoria. Sono approcci simili a quelli che abbiamo descritto che in altri paesi europei consentono di eliminare la bocciatura, di personalizzare i percorsi (con didattiche più flessibili), mantenendo comunque elevato il profilo degli apprendimenti. (di Giancarlo Cerini www.edscuola.it) u uu uuu uuuu uuuuu Nel glossario CEDEFOP, nonché nelle Raccomandazioni relative all’EQF e all’ECVET, per validazione, o convalida, dei risultati dell’apprendimento si intende: 

“La conferma, da parte di un ente competente, che i risultati dell’apprendimento (conoscenze, abilità e/o competenze) acquisiti da una persona in un contesto formale, non formale o informale sono stati accertati in base a criteri prestabiliti e sono conformi ai requisiti di uno standard di convalida. “

La convalida può essere seguita dalla certificazione o dal riconoscimento dei crediti.

 CREDITO SCOLASTICO E FORMATIVO

La partecipazione ad iniziative complementari ed integrative all’interno della scuola di appartenenza non dà luogo all’acquisizione di crediti formativi, ma concorre alla definizione del credito scolastico in quanto parte integrante dell’offerta formativa. La documentazione relativa alle esperienze valutabili quali crediti formativi deve consistere in un’attestazione proveniente da enti, associazioni, istituzioni presso i quali l’allievo ha realizzato le esperienze.

Attribuzione del CREDITO FORMATIVO: Patente europea ECDL Certificazione di conoscenza delle lingue straniere Esperienze di studio all’estero svolte nel periodo estivo ed adeguatamente certificate da organismi accreditati a livello internazionale Certificati attestanti la frequenza annuale di Conservatorio o di corso annuale musicale (scuole musicali), a giudizio del Consiglio di Classe, considerato omologo ed equipollente Crediti erogati da istituzioni scolastiche o culturali autorevoli e riconosciute (almeno 20 ore) e partecipazione a progetti promossi dall’esterno da istituzioni culturali autorevoli, in accordo/convenzione con la scuola come: – Progetto scientifico – Olimpiadi di Matematica – Olimpiadi di Fisica – Progetto Orientamento Esperienze di stage lavorativo certificato pari ad almeno 25 ore Attività di volontariato, certificate, i cui fini siano sociali, per un numero minimo di 40 ore Attività sportive a livello provinciale regionale o nazionale a condizione che le attività agonistiche abbiano durata annuale Corso annuale certificato di teatro Corso sul tema “Sicurezza a scuola” promosso dalla Regione.

La documentazione per l’assegnazione del credito formativo dovrà pervenire entro il 15 maggio al docente coordinatore di classe o secondo indicazioni fornite dalla dirigenza.

Attribuzione del CREDITO SCOLASTICO: Comportamento scolastico positivo dettato dall’impegno, collaborativo ed assertivo Su proposta del docente di Religione o del docente di attività alternative all’insegnamento della religione cattolica Assiduità ed impegno nella frequenza scolastica Partecipazione a progetti propedeutici alla ricerca o di sviluppo di tematiche le cui finalità siano di integrazione con la didattica. Partecipazione a concorsi che comportano impegno supplementare su proposta del docente curatore dell’iniziativa che curerà la certificazione dell’attività svolta (Olimpiadi del talento) Partecipazione fattiva (contributi all’ideazione e all’organizzazione, interventi, relazioni, etc.) ad iniziative culturali dalla scuola, per un numero di almeno 20 ore. Laboratorio storico (la completezza del lavoro di ricerca). Redazione giornalino (almeno venti ore di partecipazione).

Con il D.M. 16 dicembre 2009, n.99 ,”Criteri per l’attribuzione della lode nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e tabelle di attribuzione del credito scolastico” sono stati ridefiniti dal MIUR, all’art. 1, i criteri per l’attribuzione del credito scolastico, secondo una nuova tabella:

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LINEE GUIDA PER LA PRATICA DIDATTICA, LA VALUTAZIONE E LA CERTIFICAZIONE
PARTE 2 Valutazione Finale e Prova Esperta competenze_veneto2

il curriculum come narrazione 2.0 (p.4)

Posted on Gennaio 1, 2014 in IL LABORATORIO DIDATTICO

 

 

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INFOGRAFICA

La rappresentazione visuale delle informazioni attraverso l’utilizzo di elementi grafici.

Con http://infografiche.com/ ho approfondito la mia conoscenza dell’infografica come strumento potente e immediato per riassumere informazioni rilevanti e cercare di comunicarle con efficacia.

Se queste informazioni riguardano te stesso allora si tratta di personal branding e cioè la capacità di promuovere se stessi. Pur avendo suddiviso il processo di Personal Branding in tre grandi fasi (analisilancio e prassi), a loro volta contenenti altrettanti step e singole azioni, va detto che questi non sono necessariamente sequenziali e in quell’esatto ordine.

Ogni strategia di Personal Branding, per essere davvero efficace, ha bisogno di continui aggiustamenti e correzioni che derivano dall’esperienza e dai feedback che si ricevono “strada facendo”. Un brand stagnante sarebbe inevitabilmente votato al fallimento.

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Il programma Klout è un servizio di social media analytics che dà la possibilità di monitorare l’interesse provocato nei propri followers dai contenuti postati. Questo è possibile grazie all’utilizzo di una serie di algoritmi che Klout genera attraverso tre differenti variabili:

  • True Reach: il numero di persone influenzate dal contenuto appena pubblicato
  • Amplification: misura il raggio d’azione dei contenuti, valutando il numero di persone che rispondono postando e condividendo a loro volta il contenuto (messaggi, foto, video, link, ecc.)
  • Network Impact: con quanta frequenza le persone attive nel True Reach rispondono al contenuto pubblicato.

Il risultato di queste variabili genererà il Klout Score stabilendo così un punteggio compreso in un range da 1 a 100 del livello di influenza della comunicazione.

Cattura

Per quanto riguarda il CV bisogna lavorare secondo:

  • – Chiarezza, nella terminologia
  • – Ordine, nelle informazioni e aree che compongono il CV
  • – Comunicabilità di sé e del suo profilo
  • – Professionalità, esperienze, competenze e chiarezza degli obiettivi professionali

e creatività. 

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 “Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta”
Oscar Wilde

Quando si cerca lavoro, si hanno a disposizione due strade possibili:

  • Nel primo caso, si tratta di anticipare le richieste dei potenziali datori di lavoro, offrendosi sul mercato (inviando il proprio curriculum e utilizzando i servizi di autocandidatura presso le agenzie di mediazione).
  • Nel secondo caso invece si cerca tra le richieste e le opportunità già pubblicate dai datori di lavoro (rispondendo ad annunci di lavoro, inserendo il proprio curriculum in banche dati e rivolgendosi alle Agenzie per l’Impiego).

Inizia da “START” e completa il livello, con l’infografica di Gioventu.org!

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Secondo l’ultima infografica realizzata da iStockphoto, nell’ultimo anno negli Stati Uniti si sono aperte ben 20.000 posizioni lavorative nel settore creativo e la tendenza non sembra dare segni d’arresto. I dati raccolti provengono da uno studio dell’US Bureau of Labor Statistics e parlano chiaro: solo a New York ci sono 2.964 posti di lavoro che reclamano un creativo. Tra le altre città nella top 10 per i lavori creativi troviamo anche Los Angeles, Chicago, Washington DC e Boston.

Art director e Graphic designer possono dormire sonni tranquilli: si stima che le posizioni lavorative a loro dedicate cresceranno rispettivamente del 9% e del 13%, fino ad arrivare, nel 2020, a più di 81.000 posti di lavoro per gli Art director e 316.000 per i Graphic designer, con stipendi che varieranno tra gli 81 mila dollari l’anno per i primi e i 44 mila dollari annui per i colleghi grafici.

L’infografica offre anche i consigli di Rebecca Swift, Head of Creative Planning di iStockphoto, per creare in 5 mosse un portfolio fotografico d’impatto.

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Infografica realizzata con “Office” : i grafici sono stati realizzati con“Excel” mentre per gli elementi sia grafici che testuali  “Powerpoint”. Per la digitalizzazione ad alta definizione, una conversione in PDF. Infine per piccoli ritocchi grafici, “Paint Shop Pro” e “Photoshop” anche se bastava “MS Paint”.

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  1. Non importa che strada scegli. Basta arrivare
  2. Preparati ad una crisi locale
  3. C’è gente, là fuori. Fatti riconoscere!
  4. Diventa indispensabile. Se non è possibile, sii almeno utile
  5. Sii introvabile, ma raggiungibile
  6. Sii informale, ma rispettoso
  7. Sii sintetico, ma sostanzioso
  8. Sii moderno, non modaiolo
  9. Aggiornati
  10. Considerati un investimento

Beppe Severgnini

Gallery

Ecco una lista di risorse utili per creare infografiche!

Ecco un bellissimo esempio di Video Infografica!

Video Tutorial – Ecco come creare un’infografica vettoriale in pochi minuti

Ecco come non fare un’infografica!