Crea sito

la società dell’informazione

Posted on Aprile 26, 2014 in IL LABORATORIO DIDATTICO

Pink Floyd – Welcome to the Machine

 Gli studenti sono in realtà del tutto capaci di afferrare concetti che sembrano al di fuori della loro comprensione, ma a condizione di arrivarci per una via diversa, in quanto, quel che essi non capiscono, sono le “lezioni” che vengono loro impartite, non la materia. Jean Piaget.

 

SOCIETA' INFORMAZIONALE

Glossario

Media Molari: media che sfruttano le tecnologie analogiche, come ad esempio le onde radio o l’inchiostro e sono caratterizzati da un modello di diffusione del sapere dal centro alla periferia e uno a molti.

Società molare o società di massa: come ha sostenuto Pierre Lévy, (L’Intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio) la società molare o società di massa si caratterizza per la seguente caratteristica: la tecnologia considera i propri fruitori e i propri prodotti in blocco e alla cieca, da questo consegue che il valore è nella media, ci si rivolge a “individui massa” uno identico all’altro. Esempi di questo modello sociale ed economico possono essere considerati il rapporto tra stato e cittadini nel Novecento (nei totalitarismi) oppure Il rapporto tra messaggio televisivo e utente (mass media).

Media Molecolari: si tratta di media digitali come ad esempio internet e sono caratterizzati da un modello di diffusione molti-molti e dalla possibilità di creare e fruire contenuti, di interagire con questi e di modificarli.

Convergenza digitale: si tratta del progressivo processo di digitalizzazione di tutti i contenuti del sapere e dell’informazione e della loro progressiva messa in rete.

Divergenza digitale: si tratta del processo successivo alla convergenza digitale, dopo essere stati trasposti in digitale i contenuti possono essere fruiti attraverso una molteplicità di supporti digitali: il cellulare, il computer, il tablet, il navigatore satellitare.

Società della conoscenza: è un concetto ideato da Jeremy Rifkin, che può essere considerato un sinonimo del concetto di società informazionale di Manuel Castells. Nella società della conoscenza, come del resto in quella informazionale, il valore è generato dalla creazione, diffusione e vendita di beni che incarnano un alto livello di conoscenza immateriale, piuttosto che di beni esclusivamente materiali.

Socio-costruttivista: secondo l’approccio socio-costruttivista, l’apprendimento si realizza attraverso processi di interazione tra l’individuo e il suo mondo fisico e sociale. La conoscenza è particolare, negoziata, condivisa, costruita attraverso l’interazione tra gli individui e con il contesto sociale. E’ intesa come “co-costruzione di significato”, socialmente, storicamente e temporalmente contestualizzata. Si tratta di un processo interattivo in cui le persone imparano le une dalle altre. La didattica di ispirazione socio-costruttivista è caratterizzata dalla costruzione e non dalla riproduzione delle conoscenze. Tale costruzione è caratterizzata dallo stile cognitivo del discente ed è centrata su processi di apprendimento collaborativo.

Nativi digitali: l’espressione “nativi digitali” si riferisce a quelle generazioni nate e cresciute nel contesto di forte diffusione delle nuove tecnologie digitali come computer, internet, telefoni cellulari, dispositivi mobile. L’espressione è stata usata in opposizione a “immigrati digitali”, che si riferisce invece a quelle generazioni cresciute e socializzate prima dell’avvento delle tecnologie digitali.

Smartphone: nuova generazione di telefoni cellulari che integrano in un unico dispositivo le funzioni di telefono e quelle di computer palmare. I primi smarthphone si configuravano prevalentemente per la funzione di gestione dei dati personali (digital assistant). Oggi includono browser web per la connessione mobile e combinano le funzioni di lettori multimediali, fotocamere e videocamere, unità di navigazione GPS.

Multitasking: in informatica, la capacità multitasking è quella del processore che elabora e gestisce contemporaneamente più programmi senza che alcuno di essi interferisca o danneggi gli altri. Per estensione, riferito alle abilità cognitive degli individui, il termine indica la capacità di seguire contemporaneamente più progetti e/o attività contemporaneamente, con particolare riferimento all’uso dei nuovi mezzi. In questo senso, ad esempio: l’uso contemporaneo di più media o di più software. Attraverso la possibilità di affiancare più “finestre” aperte sul desktop del computer, si è progressivamente diffusa l’abitudine a gestire parallelamente più attività. L’esempio più immediato che rappresenta l’abitudine multitasking dei giovani è la connessione permanente ai social network e alle caselle di posta elettronica durante lo svolgimento di ulteriori attività di lettura e/o di scrittura attraverso le nuove tecnologie digitali.

Soft skills: le soft skills sono “competenze sociali”, o “trasversali”. Diversamente dalle competenze tecniche e professionali, o disciplinari, proprie di uno specifico settore, le soft skills si riferiscono all’insieme di qualità personali, atteggiamento in ambito lavorativo e più in generale nelle relazioni interpersonali. Intese come “competenze sociali” sono chiaramente connesse ai valori, ai principi, regole e prassi dei diversi e specifici contesti socio-culturali. Nella cosiddetta società della conoscenza, la capacità di comunicare, di condividere con gli altri, di stare in gruppo rappresentano importanti soft skills.

 

La Società dell’Informazione di Paolo Ferri

Note educative di A. Buffardi, G. Biondi

Tecnologia e didattica: Il dibattito presso l’opinione pubblica è focalizzato più sull’introduzione ‘fisica’ della tecnologia nel contesto scolastico che sulla sperimentazione di nuove metodologie di insegnamento che siano in grado di utilizzarla a vantaggio degli allievi”. (Livingtone S., Ragazzi on line. Crescere con Internet nella società digitale).

Politiche per l’educazione: Investire sullo sviluppo di competenze chiave e trasversali è l’oggetto della Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio europeo del 2006. Il documento tecnico del Nuovo Obbligo di Istruzione nazionale (2007) evidenzia la necessità di promuovere l’accesso ai saperi fondamentali, “reso possibile e facilitato da atteggiamenti positivi verso l’apprendimento”. Nell’attuale società della conoscenza, le competenze includono la capacità di acquisire ed interpretare criticamente l’informazione proveniente da contesti diversi e da differenti media, oltre che individuare collegamenti e relazioni tra fenomeni, eventi e concetti.

Globalizzazione dell’educazione: processo di trasformazione dell’istruzione dal modello strutturato e verticale proprio della società industriale a quello flessibile e agile, obiettivo delle spinte innovative provenienti dalla nuova organizzazione socio-economica con la rimodulazione degli spazi geografici, il dialogo interculturale e le opportunità di incremento delle conoscenze che l’ibridazione di modelli culturali differenziati comporta.

Abilità socio-cognitive emergenti:

  • La trasformazione delle capacità di manipolazione, accompagnata dall’arricchimento delle abilità di coordinamento visivo-motorio, collegata all’uso quotidiano delle tecnologie, dagli sms della telefonia mobile ai software per l’elaborazione di immagini, dagli smartphone ai dispositivi touch.
  • La prevalenza del pensiero visivo, la rafforzata capacità di lavorare per schemi e immagini. Tale sviluppo della capacità visiva si accompagna spesso ad un impoverimento di quella linguistica e richiede, pertanto, nuovi stimoli per rinforzare le abilità che potrebbero risultare depauperate attraverso l’uso dei nuovi media.
  • La prontezza ad affrontare l’imprevisto, come è evidente nella pratica dei videogames, che comportano anche allo sviluppo del controllo attentivo spaziale e dell’attenzione periferica.
  • La capacità multitasking, sperimentata dai giovani alle prese contemporaneamente con diversi strumenti ed esperienze di comunicazione (social network e telefono che interrompono ulteriori e diverse attività, ad esempio).
  • Equilibrio tra due capacità cognitive, parallelismo e concentrazione.

Elementi promossi attraverso l’uso delle tecnologie:

• il superamento delle relazioni gerarchiche promosso dalla diffusione dei processi informali di apprendimento;

• l’esperienzialità e la pratica laboratoriale, che nella pratica d’uso delle ICT acquisiscono le seguenti forme: o il modello dell’apprendimento just do it (imparare facendo) e l’attenzione per i processi fondati sul problem solving, favorito anche attraverso il gioco, inteso come opportunità per sperimentare il proprio ambiente circostante; o i processi di simulazione: la capacità di costruire modelli dinamici per interpretare i processi che avvengono nel mondo reale;

• la partecipazione/collaborazione, promosse dall’uso delle ICT secondo il modello dell’intelligenza collettiva, inteso come pratica di condivisione delle idee e del sapere con gli altri per conseguire un obiettivo comune, e come processo di costruzione del percorso di conoscenza attraverso l’interazione con gli altri.

•    lo sviluppo di competenze trasversali promosse dall’uso delle ICT 19 , quali: o attitudine al multitasking, intesa come capacità di monitorare il proprio ambiente e di spostare la propria attenzione sugli elementi più rilevanti quando necessario; o la possibilità di costruire, condividere e rappresentare artefatti mentali sia nella dimensione cognitiva che in quella emotiva; o la capacità di mettere in relazione elementi, concetti e contesti diversi; o la capacità di identificare e perseguire obiettivi e percorsi per la risoluzione di problemi secondo strategie differenziate (per esempio la migliore in termini di tempo, di qualità, di risorse investite); o l’attitudine alla negoziazione, intesa come capacità di muoversi attraverso diverse comunità, riconoscendo e rispettandone le differenti prospettive, cogliendo e accettandone le regole; o la capacità di lavorare in gruppo sapendo accettare idee altrui, di prendere decisioni condivise e di assumere e rispettare impegni.

L’e-learning: specificità applicative e di utilizzo che implicano grande attenzione alle capacità di personalizzazione e contestualizzazione dei percorsi, ma costituisce anche un’importante occasione di promozione della dimensione del gruppo inteso come lavoro collegiale per i docenti e attività progettuali per gli studenti: una didattica che si affranca dalla preoccupazione quasi esclusiva della valutazione (…), muovendosi piuttosto in una logica di partecipazione, intesa come capacità di condividere, discutere, negoziare”. (Ingrosso M, Spaggiari E., E-learning a scuola: quale orizzonte possibile? Valutazioni sulle esperienze italiane nel ciclo secondario).

La bottega: forse l’unico ambiente strutturato, diverso dall’aula, dedicato all’apprendimento è stata la bottega. Questo ambiente, molto diverso nei tempi e nell’organizzazione, è strettamente connesso con un modo di apprendere anch’esso diverso, “percettivo-motorio”, basato sull’esperienza diretta e sulla presenza di un “maestro di esperienza”. Di tutto questo rimangono tracce soprattutto nella formazione professionale, nel praticantato, mentre altrove l’aula e tutta l’attività didattica della scuola è organizzata per favorire la comunicazione all’allievo di conoscenze già possedute dall’insegnante.

Descolarizzazione: nel 1992, Lewis Perelman aveva pubblicato il suo noto volume School’s out  in cui parlava della scuola come di un sistema obsoleto, da sostituire con una nuova, moderna tecnologia dell’apprendimento basata suìrhyperlearnìng, una modalità di formazione in grado di soddisfare al meglio lo sviluppo economico e sociale del paese. Il sistema faceva riferimento al concetto di kanbrain (dal giapponese, corrispondente all’espressione inglese “just in time”), ovvero alla possibilità di ottenere informazioni nel momento in cui se ne abbia una necessità reale. Una sorta di formazione on demand, che metteva in dubbio la stessa ragione di esistere di un’organizzazione complessa come la scuola. Illich scriveva nel 1971 il volume Deschooling Society, in cui profilava nuove “trame dell’apprendimento”. Un buon sistema didattico dovrebbe porsi tre obiettivi: assicurare a tutti quelli che hanno voglia d’imparare la possibilità d’accedere alle risorse disponibili, in qualsiasi momento della loro vita; permettere, a tutti quelli che vogliono comunicare ad altri le proprie conoscenze, di incontrare chi ha voglia di imparare da loro; offrire infine a tutti quelli che vogliono sottoporre a pubblica discussione un determinato problema la possibilità di render noto il loro proposito. Un tale sistema esigerebbe l’applicazione di alcune garanzie costituzionali all’istruzione. I discenti non dovrebbero essere costretti ad assoggettarsi a un programma obbligatorio, o discriminati in base al possesso di un certificato o di un diploma.
 


La Scuola nella Società dell’Informazione di Paolo Ferri

14619 – STUDENTI ED INSEGNANTI NELLA SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE E DELLA CONOSCENZA: PROFILO, ANALISI DEI PROCESSI DI TRASFORMAZIONE, BISOGNI FORMATIVI Autore: Paolo Ferri

 

Comments are closed.