Crea sito

sergej hessen, il riformismo democratico

Posted on Ottobre 9, 2012 in scienze, scienze [email protected]

La libertà non è un dato della natura ma esito della cultura, e pertanto l’autorità è condizione della libertà.

Hessen si formò a contatto con la filosofia dei valori. Indirizzo di pensiero che ha avuto particolare importanza nella prima metà del Novecento e alla cui nascita e diffusione contribuirono: la reazione al materialismo positivistico che aveva portato al discredito di qualsiasi realtà etico-religiosa e alla sua riduzione a fattori puramente biologici e sociali; il rifiuto di richiamarsi a una ragione assoluta come avveniva nel neohegelismo; l’esigenza di rispondere all’annuncio nietzschiano del trionfo del nichilismo e della svalutazione di tutti i valori tradizionali. Si ritrova già nella filosofia platonica e aristotelica e nel pensiero cristiano; essa costituisce  un tentativo di riaffermare la validità di principi etici, politici, religiosi, estetici, anche indipendentemente dalla metafisica. Non è quindi un caso che si faccia risalire la filosofia dei valori proprio a Kant, che nella «dignità» morale dell’uomo ravvisava il valore assoluto, distinto da ogni valore relativo delle cose in quanto sono subordinate a un qualsiasi altro fine che non sia quello morale.

Hessen è stato definito “un ricercatore fra due civiltà”, quella occidentale capitalistica e quella orientale comunista, tra le quali si trovò drammaticamente a vivere.

NAZICOMUNISMO – LA STORIA NASCOSTA

Baustelle – Il liberismo ha i giorni contati

Il liberalismo è un insieme di dottrine, definite in tempi e luoghi diversi durante l’età moderna e contemporanea, che pongono precisi limiti al potere e all’intervento dello stato, al fine di proteggere i diritti naturali, di salvaguardare i diritti di libertà e, di conseguenza, promuovere l’autonomia creativa dell’individuo.
Storicamente il liberalismo nasce come ideale che si affianca all’azione della borghesia nel momento in cui essa combatte contro lemonarchie assolute e i privilegi dell’aristocrazia a partire dalla fine del XVIII secolo. Le matrici filosofiche del liberalismo sono ilgiusnaturalismo, il contrattualismo e l’illuminismo nella sua accezione individualistica e razionalistica.

Il liberalismo ha contribuito a definire la concezione moderna di società, intesa come somma ed espressione delle varietà e singolarità umane, concernenti sia l’ambito spirituale come la sfera materiale.
Inoltre il liberalismo è probabilmente la dottrina che ha più influenzato la concezione moderna della democrazia: si parla infatti di “liberaldemocrazia” in modo generico per indicare una moderna democrazia che non sia basata esclusivamente sulla volontà della maggioranza ma – anche e soprattutto – sul rispetto delle minoranze.

Chissà nel socialismo – G. Gaber
Scienze politiche, mi veniste incontro una sera di maggio ed io convinto che il mio mestiere fosse il bandolo del vero, non disgiunto da un rigorosissimo intervento, vi abbracciai e appoggiai il capo sulle vostre vigorose, rassicuranti mammelle.
Da voi trassi la forza per sferrare l’attacco contro il nemico tremendo che reprimeva da tutte le parti, che poi, diciamo la verità, era previsto che si facesse anche di più, ma che vuoi, quando sei lì ti manca la voglia, non c’è neanche il treno favorevole a un certo punto cominci a scazzare e allora basta…

Il socialismo è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti e dottrine che tendono a una trasformazione della società in direzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, oltre che giuridico. Si può definire come economia che rispecchia il significato di “sociale”, che pensa a tutta la popolazione. Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. Fino al 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. In quell’anno, nel manifesto di Marx ed Engels, si opera la suddivisione tra “socialismo utopistico” e “socialismo scientifico”, che essi chiamano anche comunismo per evidenziarne polemicamente le differenze col primo.

In una società europea in completa trasformazione, attraversata e stravolta dalla Rivoluzione industriale, Marx affronta questioni inesplorate per la filosofia.

Marx interroga come un giudice gli uomini nel loro vivere associato. E scopre nella sua opera maggiore, “Il Capitale”, qualcosa che gli uomini erano soliti nascondersi da quando era nato il lavoro industriale, senza volerlo e senza saperlo. Perché gli operai sono sempre più poveri e i capitalisti sempre più ricchi? Perché gli operai vendono del tempo di lavoro, che viene pagato molto meno dell’oggetto prodotto. Il che significa che per molte ore lavorano gratis.

Analizza le contraddizioni dell’economia e della politica all’interno del sistema capitalistico. Ripensa e riformula il significato del lavoro e il destino dell’uomo.

Ne derivano teorie dirompenti, che influenzeranno sul piano politico e filosofico l’intera storia dell’Ottocento e del Novecento, a cui ci introduce Umberto Curi.

Comments are closed.