rousseau e la disuguaglianza

          ... il primo che, avendo cinto un terreno, pensò di affermare: questo è mio, e trovò persone abbastanza semplici per crederlo, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, guerre, omicidi, quante miserie ed orrori non avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i piuoli e colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; siete perduti se dimenticate che i frutti sono di tutti,       e che la terra non è di nessuno!...

INTRO

Le critiche suscitate dal saggio Discorso sull'origine dell'ineguaglianza creano i primi attriti con l'ambiente illuministico rovesciando completamente i presupposti del liberalismo e la pretesa di considerare la proprietà privata un diritto naturale. La proprietà è una diretta conseguenza del vivere sociale che ha trasformato l'essere umano in un individuo competitivo, tanto da non ritrovare in esso nessuna traccia del suo originario stato di natura. 
Il testo è un'occasione per riflettere sul rapporto tra natura e cultura e su quanto le due realtà possono entrare in relazione reciproca, influenzarsi e persino confondersi l’una con l’altra.
Il tema si intreccia con l'attuale dibattito sul genere e sulle discriminazioni sociali. A partire dall'analisi dell'iter parlamentare di una proposta di legge che ha acceso recentemente il dibattito pubblico in Italia e ha esacerbato le divisioni del parlamento e di tutto il mondo politico, riflettiamo sulla nostra democrazia e su quella teorizzata da Rousseau. Il disegno di legge è il DDL Zan contro l'omobitransfobia, che è stato accantonato dal Senato. Con 154 voti a favore è stata approvata la richiesta di non esaminare la legge articolo per articolo e procedere a scrutinio segreto. Il testo tornerà in commissione non prima di sei mesi. Ovviamente aprire una discussione critica, non significa disconoscere le ragioni e la necessità di una lotta, da condurre su più livelli, contro i pregiudizi e le discriminazioni. Il tema dei diritti resta ancora oggi una questione decisiva, da valorizzare assumendo il punto di vista dell’eguaglianza, della solidarietà e a partire da un’idea di libertà non economicistica da sottrarre alle logiche dell’individualismo, del nichilismo e della mercificazione. 

BAGAGLIO

* Art.1 e 4, contenenti, rispettivamente, le definizioni di sesso e di genere e la salvaguardia della libertà di opinione
* Illuminismo
* Liberalismo 

STRUMENTI

* Mappa di sintesi 
* La rete del pensiero, Loesher
* Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza tra gli uomini, Jean-Jacques Rousseau

DESCRIZIONE

IL TESTO

Voltaire, letto il Discorso di Rousseau, gli inviò una lettera il 30 agosto 1755

Signore, ho ricevuto il vostro nuovo libro contro il genere umano. Vi ringrazio. 
[…] Voi dipingete a tinte ben vivaci gli orrori della società umana la cui ignoranza e debolezza promettono tanta dolcezza. Nessuno aveva mai impiegato altrettanta intelligenza nell’intento di renderci bestie. Leggendo il vostro scritto vien voglia di procedere a quattro zampe. Tuttavia, avendone perduto l’abitudine da più di sessant’anni, mi risulta impossibile riprenderla. Lascio quindi tale andatura naturale a chi, più di voi e me, ne è più degno. Non posso inoltre imbarcarmi per raggiungere i selvaggi del Canada, innanzitutto perché le malattie alle quali sono condannato mi rendono indispensabile un medico europeo, secondariamente perché in quel paese c’è la guerra e l’esempio delle nostre nazioni ha reso i selvaggi malvagi quanto noi. Mi limito quindi ad essere un pacato selvaggio nella solitudine che ho scelto vicino alla vostra patria.
[…] Ammetto che in alcune circostanze le lettere e le scienze hanno procurato molto male. I nemici del Tasso trasformarono la sua vita in una tessitura di infelicità, quelli di Galileo lo fecero gemere in prigione all’età di settant’anni per aver riconosciuto il movimento della terra e la cosa più vergognosa è la condanna alla ritrattazione.
Da quando i vostri amici cominciarono l’edizione del dizionario enciclopedico, furono dai loro oppositori dileggiati come deisti, atei e perfino giansenisti.
[…] Ma […] ammettete anche che le spine attaccate alla letteratura […] non sono che fiori se paragonati agli altri mali che in ogni epoca hanno inondato la terra. Ammettete che né Cicerone, né Lucrezio, né Virgilio, né Orazio furono gli autori delle proscrizioni di Mario, di Silla, del dissoluto Antonio, dell’imbecille Lepido.
[…] Ammettete che lo scherzo di Marot non ha prodotto la strage di san Bartolomeo e che la tragedia del Cid non ha causato la guerra della Fronda. I grandi crimini sono stati commessi da celebri ignoranti. Trasforma e sempre 
trasformerà questo mondo in una valle di lacrime l’insaziabile cupidità e l’indomabile orgoglio degli uomini. […] Le lettere nutrono l’anima, […] la consolano e procurano anche la vostra gloria mentre voi scrivete contro di loro.

Rousseau rispose il 10 settembre 1755

Voi vedete bene che non aspiro a ristabilire l’uomo nella sua animalità, per quanto rimpianga quel poco che ne ho perduto. 
[…] Concordo circa tutte le disgrazie che perseguitano le celebrità delle lettere; concordo inoltre circa tutti i mali che affliggono l’umanità e che sembrano indipendenti dalle nostre vane conoscenze. Gli uomini hanno aperto su se stessi tante fonti di miseria che quando il caso ne devia qualcuna, non ne sono meno inondati. D’altra parte ci sono nel progresso legami nascosti che l’uomo volgare non percepisce ma che non si sottrarrebbero allo sguardo del saggio che vi volesse riflettere. 
Non sono né […] Cicerone né Virgilio, […] non sono né i sapienti né i poeti che hanno prodotto la sciagura di Roma e i crimini dei romani. Senza però il veleno lento e segreto che impercettibilmente corrompeva il più robusto governo che la storia ricordi, Cicerone e Lucrezio […] non sarebbero esistiti o non avrebbero scritto. 
[…] Il piacere della letteratura si origina presso un popolo da un crescente vizio interiore e se è innegabile che ogni progresso umano è pernicioso per la specie, quello dello spirito e delle conoscenze che accrescono il nostro orgoglio e moltiplicano i nostri smarrimenti, accrescono senza dubbio le nostre sciagure. Ma viene un tempo nel quale il male è tale che le cause che l’hanno prodotto sono necessarie per impedirgli di aumentare. È la spada che bisogna lasciare nella ferita affinché il ferito non muoia estraendola. Se avessi seguito la mia prima vocazione e non avessi né letto né scritto, sarei senza dubbio stato più felice. Tuttavia se ora la letteratura venisse distrutta, sarei privato del solo piacere che mi resta. È in essa che mi consolo di ogni mio male. È tra i suoi cultori che assaporo la dolcezza dell’amicizia e imparo a gioire della vita senza timore della morte. Devo loro il poco che sono, devo loro anche l’onore di essere da voi conosciuto.
[…] In questo secolo saccente, però, non si vedono che zoppi ansiosi di insegnare ad altri a camminare. Il popolo accoglie le opere dei saggi pe giudicarli e non per istruirsi. 
[…] Se ricercheremo la fonte dei disordini della società, troveremo che tutti i mali degli uomini provengono più dall’errore che dall’ignoranza e che ciò che non sappiamo ci nuoce molto meno di ciò che noi crediamo di sapere. Ora, quale più sicuro mezzo per trascorrere da errore in errore che il furore di sapere tutto? Se non si fosse preteso di sapere che la terra non ruota, non si sarebbe punito Galileo per aver detto che ruota. Se solo i filosofi ne avessero reclamato il titolo, l’Enciclopedia non avrebbe avuto dei persecutori.

LA SERIE

Tales of the city è la serie tv che racconta le lotte della comunità LGBT di San Francisco a partire dagli anni Cinquanta fino al presente.

ATTIVITA’

Raccogli articoli sul Disegno di legge Zan, ossia la proposta di legge che prevede l’inserimento nel nostro ordinamento di misure di contrasto all’omotrasfobia e alle discriminazioni riferite all’identità di genere e alla disabilità e ricostruiscine l'iter parlamentare. 

DEVIAZIONI

Il DDL Zan, ossia il recente Disegno di Legge finalizzato al contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità, è stato a lungo oggetto di polemiche infuocate perché essenzialmente intende modificare gli articoli 604 bis e ter del Codice penale e la successiva legislazione in materia di istigazione a delinquere, equiparando la discriminazione per motivi di cui sopra a quella su base razziale, etnica o religiosa. Si prevedono quindi sanzioni penali per chiunque, con azioni o espressioni, inciti a pratiche violente o discriminatorie fondate anche sull’identità di genere, laddove per identità di genere si intende “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Come intendere questa specifica tutela a non vedersi discriminati per quella che è la percezione che ciascuno ha di sé stesso con riferimento al genere, per come questa si manifesta all’esterno, prescindendo da qualsiasi riferimento al sesso biologico? Se io mi percepisco in una certa maniera, posso pretendere di essere per gli altri, con riferimento soprattutto a specifiche situazioni (bagni da frequentare, sport da praticare, quote cui accedere: difficile in questi casi prescindere dal riferimento al corpo e a un qualche consolidato criterio esterno), ciò che io mi sento?

Ora non c’è dubbio che nell’essere umano natura e cultura si integrano a vicenda; ciò implica, tuttavia, anche la loro distinzione originaria, in quanto due realtà possono entrare in relazione reciproca, influenzarsi e persino confondersi l’una con l’altra soltanto se in principio non coincidono. In alcuni ambienti si afferma che non solo il genere ma anche il sesso biologico sia una costruzione sociale, dal che discendono importanti conseguenze sul linguaggio, come l’affermazione che il sesso viene “assegnato” alla nascita. 
Eppure noi siamo anzitutto dei mammiferi caratterizzati dal dimorfismo sessuale, ossia dal fatto che esistono esemplari umani di sesso femminile ed esemplari umani di sesso maschile. Alla nascita dunque non viene “assegnato” arbitrariamente un sesso, viene descritta una situazione di fatto. Si può naturalmente sostenere che quel fatto è irrilevante, ma non che non esiste. 
Insomma, dal punto di vista biologico il binarismo sessuale appare un dato incontrovertibile, con ragioni evolutive molto precise. Naturalmente questa distinzione non esaurisce la complessità dell’identità di ciascuno e non esclude che i singoli individui, come fenotipi, possano a volte “stare stretti” nella loro categoria di appartenenza, ma questo non sposta i termini della questione: il sesso biologico, va ribadito, esiste a prescindere dagli orientamenti ed è una categoria binaria. 

Nel marxismo si è soliti distinguere tra appartenenza di classe e coscienza di classe: la prima non determina la seconda in modo meccanico e immediato, e viceversa. Le due dimensioni restano in contatto, in tensione, in rapporto, in relazione, ma sono piani distinti che vertono, alla fine, sui medesimi individui. Il ragionamento non cambia se spostiamo il discorso sul rapporto fra natura e cultura o sulle categorie di maschile e femminile: queste ultime esistono dal punto di vista biologico, culturale, psicologico. Così come esistono tutte le sfumature che stanno a metà e che incorporano elementi di entrambe. Ma la relazione fra i due poli resta e non può essere rimossa.

La sfida resta allora quella di pensare l’unità della nostra esperienza vitale di là delle astrazioni e delle unilateralità, senza separare artificialmente la dimensione naturale e quella sociale, come se nell’umano esistesse una vita “semplicemente naturale” dissociata da una vita “storica”, “culturale” e di conseguenza anche politica; si tratta di concepire hegelianamente la vita nella sua complessità, trascendendo le distinzioni tra il “naturale” e il “politico”, tra l’“organico” e il “sociale”, senza tuttavia annullarle. La dialettica del riconoscimento è fatta, per dirla con Hegel, di conflitto e reciprocità. 

Il diritto si compone di norme intersoggettive, mentre l’identità di genere è una costruzione soggettiva (del resto, il problema ricorre spesso nel quotidiano quando inintenzionalmente capita di dire all’altro parole in cui non si riconosce). Come possono questi due mondi coesistere?

Per approfondire ulteriormente questi temi, un valido contributo ci arriva dal bel saggio di Axel Honneth Riconoscimento. Storia di un’idea europea, uscito in Italia nel 2019 per Feltrinelli, nel quale il filosofo tedesco affronta la questione del riconoscimento (Anerkennung), inquadrandola all’interno di un affascinante excursus filosofico. In particolare vi si indaga il modo in cui la filosofia moderna ha sviluppato il tema della costruzione della soggettività umana: se nella prima modernità, egli scrive, l’individualità si intende come originariamente libera, è solo nel Settecento e soprattutto con l’Idealismo tedesco che sorge il problema della formazione del soggetto e dei suoi debiti nei confronti di ciò che lo ha costituito, ovvero nei confronti dello sfondo sociale e relazionale in cui ogni individualità si trova immersa e a partire dal quale essa forma progressivamente la propria identità.

La nostra soggettività è costitutivamente esposta all’altro, esprime un bisogno di essere riconosciuta, di diventare oggetto di attenzione, di ottenere stima e consenso sociale. Ma dipendendo dall’altro, cioè dalla socialità, essa diventa il prodotto di quei rapporti, il risultato sociale di relazioni di riconoscimento. 
Questa lettura del riconoscimento è già presente in vari autori della tradizione francese, come Rousseau. Ma a differenza degli altri filosofi, per i quali l’individuo ha già una sua costituzione originaria che solo successivamente entra in un rapporto (più o meno felice) con la società per Hegel il soggetto nasce solo dal rapporto con gli altri e in particolare dalle relazioni di riconoscimento, le quali non sono semplicemente un fenomeno sociale ma rappresentano la base per la formazione della stessa soggettività umana.

La nostra soggettività sia il risultato di un processo di formazione sociale che passa attraverso le relazioni di riconoscimento. 

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