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estri & maestri

la conoscenza è un dannato piacere

quando la madonna perdeva la scarpetta

Posted on luglio 22, 2015 in @rte

La chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, dedicata alla Natività di Maria, fu eretta a partire dal 1352 e terminata nel 1353, sul sito di una precedente chiesa dedicata all’Annunciazione alla Vergine Maria costruita nel V secolo, dove già si venerava un’immagine lignea della Vergine.

11398d73acbNel primo secolo dopo Cristo a Mergellina esisteva un’ operosa comunità di pescatori e contadini. Sull’altura sorgevano alcune ville per le ferie dei ricchi romani. Sotto la collina, a circa tre miglia dalla città si ritiene ci fosse la tomba del poeta Virgilio. Un angusto passaggio nella collina univa Mergellina alla strada per Pozzuoli. Secondo Petronio Arbitro in quel luogo solitario si svolgevano riti orgiastici in onore di Priapo, dio della fecondità.
In questo periodo il paganesimo imperava a Napoli, il cristianesimo incominciava appena a diffondersi, grazie alla comunità di Pozzuoli.  A Napoli, secondo una consuetudine molto diffusa, le prime chiese sorsero alla fine delle persecuzioni sulle rovine dei templi pagani. Sorta «a Piè della Grotta», sui resti del sacello di Priapo, era detta di «S. Maria dell’Idria» a causa di un’ edicola raffigurante la Madonna con il Bambino in mezzo a due idrie (antichi vasi per acqua).  La tradizione vuole che il culto della Madonna di Piedigrotta sia sorto in parallelo a quello di S. Maria dell’Idria, poi spentosi nel corso del tempo.

Il costume campano ancora oggi svela tracce significative di questi antichi culti. Il popolo napoletano, infatti, figlio consapevole della Magna Graecia, ha parlato greco fino al X secolo e tuttora in greco si ostina a ragionare.

Difatti, i ragazzini partenopei non giocano a pallone, ma pazzeano (dal greco paizo), mentre le mamme sono al mercato ad accattare (dal ktaomai, comprare), chi lo sa, forse del prutusino per la minestra (petroselinon) oppure crisommole per il nonno un po’ esigente (l’albicocca, o meglio kruson melon- frutto d’oro). Mamme non di rado chiamate in causa quando una pallonata rompe un vaso, allora il custode potrebbe urlare ‘int’ â pucchiacca ‘e mammata (dal composto pyr kuros, cerchio di fuoco, oppure pyr koilos, incavo infuocato) e menare addirittura paccheri (pas keir, l’intera mano) se qualche figlio ‘e ‘ntrocchia gli risponde a tono (eh sì, quest’ultimo è un latinismo, da antorca -fiaccola-, strumento di lavoro utilissimo per tenere al caldo la propria personalissima fonte di guadagno.

Questa tenace resistenza ha strappato dall’oblio degli dei greco-romani le tradizioni religiose pagane, certo smussate, ma mai cancellate dall’imporsi della religione cattolica. Al contrario, nei secoli, le antiche pratiche liturgiche sono state adeguate al nuovo culto, talvolta conservando connotati feroci, a stento frenati dalle autorità religiose.

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Fino a qualche decennio fa, ma in forma ridotta oggi, le sposine novelle affrontavano un vero e proprio pellegrinaggio propiziatorio nei luoghi in cui, secondo accreditata tradizione filologica, Petronio ha ambientato la scena del Satyricon in cui i tre protagonisti del racconto -Encolpio, Ascilto e Gitone- assistono ad un rito priapico: ovverosia la Crypta Neapolitana.

Proprio ai piedi della galleria scavata nel I secolo a. C sotto la grotta di Posillipo per accorciare le distanze tra Napoli e Pozzuoli, si teneva, nel secolo scorso, la più imponente e sentita manifestazione popolare partenopea: la festa in onore della Madonna di Piedigrotta.

Qui la Madre di Dio poteva vantare una cappella antichissima, in cui si venerava la Madonna del Serpente o dell’Idra, perché vi era rappresentata mentre schiacciava il serpente-Demonio, in seguito trasformata nella chiesa di S. Maria di Piedigrotta ben prima del 1207.

Ma è addirittura nel III secolo che la celebrazione della Vergine prese il posto delle baccanali, mantenendone però i connotati sfrenati: la festa prendeva avvio nelle ore notturne e degenerava spesso in zuffe, scherzi volgari e baraonde sfrenate.

La leggenda è quella detta della «scarpetta della Madonna». Risale ad un imprecisato passato, quando il mare arrivava fin quasi alle porte della chiesa. Durante una notte di burrasca, in settembre, il sacrestano di Piedigrotta, frate Bernardino, trovò il trono della Vergine vuoto. Mentre cercava aiuto, avendo pensato ad un furto, vide la Madonna che tornava con il mantello bagnato. Ella gli disse di essere stata invocata da alcuni marinai e di essere andata a soccorrerli. Nel togliersi la sabbia dalle scarpe ne dimenticò una sulla soglia della chiesa dove la ritrovò l’abate, successivamente accorso.
In realtà, molto spesso i marinai e i pescatori in pericolo si rivolgono alla Madonna di Piedigrotta e vanno a ringraziarLa quando tornano a terra.
In seguito a questa leggenda le ragazze da marito venendo a pregare la Vergine Le offrivano, come voto, una scarpetta o di creta o d’argento o di altro materiale.

Il sole è spuntato dietro le montagne

ci sono calzolai

che sanno fare le scarpe

con punte d’oro come il sole.

E’ a Napoli che è nato il racconto di Cenerentola, che i narratori chiamavano Gatta Cenerentola, con la sua famosa scarpetta di vetro. La prima versione scritta in napoletano si deve a Giambattista Basile, autore del Pentamerone, una raccolta di “cunti”, racconti popolari di tradizione orale.

 

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