la signora delle stelle

                        by Niccolò & Giulia  IVA SP
          ... difendi il tuo diritto di pensare, perché 
     anche pensare in modo sbagliato è meglio che non pensare ...
Charles William Mitchell è stato un pittore inglese preraffaellita e il suo dipinto più noto è proprio Ipazia (1885), che raffigura la filosofa greca e pagana nuda di fronte all’altare di una chiesa cristiana nei momenti che precedono il suo assassinio.

IPAZIA

Grazie alla sua intuizione e alle sue capacità, straordinarie per l’epoca (soprattutto considerando il suo essere una donna),Ipazia riuscì a comprendere la vera natura del rapporto che lega la Terra su cui viviamo e gli altri pianeti del sistema solare al Sole. Tuttavia, furono proprio questa consapevolezza e la volontà di difenderla con tutta se stessa a portarla, alla fine, alla morte: la sua visione rivoluzionaria, infatti, era considerata estremamente pericolosa dai Cristiani, in quanto si opponeva a quella geocentrica in cui si era sempre creduto, secondo cui la Terra si trovava al centro dell’universo ed era il Sole a girarle intorno, non il contrario.
Per questo possiamo non solo considerare Ipazia come la prima filosofa donna del mondo occidentale, ma anche una donna che, come molti uomini prima di lei, ha preferito morire piuttosto che rinnegare le proprie idee e convinzioni.

ALESSANDRIA

Nell’epoca ellenistica si assiste alla scissione tra la filosofia e le scienze e, conseguentemente, ad un fenomeno detto specializzazione, secondo cui ogni scienza si struttura e si sviluppa in maniera del tutto autonoma rispetto alle altre.
Questa scissione non avviene solo a livello teorico, ma anche geografico: Atene infatti rimane la capitale delle più importanti scuole filosofiche, mentre sono altre città, prima tra tutte Alessandria d’Egitto, a rivestire il ruolo di capitali della scienza. Alessandria, che prende il nome da Alessandro Magno, suo fondatore, era situata sulle rive del fiume Nilo ed era abitata da persone provenienti da luoghi e culture diverse, capitale quindi non solo della ricchezza economica ma anche di quella culturale. Le sue principali istituzioni scientifiche erano la Biblioteca e il Museo: la prima raccoglieva praticamente tutto il sapere allora conosciuto, affinché gli studiosi potessero consultarlo in un unico luogo; il secondo era un insieme di edifici, simile a un campus universitario, dove gli studiosi risiedevano, stipendiati dallo Stato, e potevano portare avanti in tranquillità le proprie ricerche con tutti i mezzi di cui avevano bisogno. Tuttavia, gli scienziati Alessandrini non accettavano che le loro scoperte potessero poi avere un’utilità per la vita pratica della città: ecco perché molte di queste rimasero sconosciute addirittura fino al Medioevo! Il lavoro degli scienziati infatti, secondo la mentalità dell’epoca e contrariamente a quella moderna, doveva mantenersi puro e disinteressato, come semplice strumento di conoscenza fine a se stessa. I progressi in campo geometrico di questo periodo influirono anche sugli studi astronomici: utilizzando semplici strumenti di misurazione, Eratostene di Cirene riuscì a dimostrare proprio grazie alla geometria la sfericità della Terra che anche Ipazia sosteneva.
Da un punto di vista anatomico (studio del corpo umano e del suo funzionamento), si individuò nel cuore l’organo centrale del corpo; inoltre, la conquista di questi nuovi saperi permise un vero e proprio salto di qualità nella teoria medica. Claudio Galeno, in particolare, trasportò in ambito medico la tripartizione dell’anima precedentemente teorizzata da Platone, sostenendo che l’anima razionale coincidesse con il cervello, l’anima emozionale avesse sede nel cuore mentre l’anima concupiscibile nel fegato.

FILOSOFIA E SCIENZA

Il Museo di Alessandria, come abbiamo accennato, era composto da diversi edifici ed era possibile trovarvi, oltre alla sterminata Biblioteca, un osservatorio astronomico, un giardino zoologico, un orto botanico e alcune sale anatomiche. Proprio qui eseguivano le loro ricerche i principali scienziati dell’epoca ellenistica
e romana, tra cui Euclide e Archimede, ma anche la giovane Ipazia.
Luciana Penna, Anno 2015 -Tela con rilievi cm. 90 x 100
Nel dipinto compare il sistema solare che Ipazia aveva previsto, in anticipo su Keplero, con le orbite ellittiche. In ascolto fra le colonne istoriate i giovani allievi, che il suo prestigio di insegnante richiamava numerosi alle sue lezioni, aperte a tutti.
Nel cielo la traccia di un astrolabio da lei ideato. Sul tavolo ci sono i libri di papiro, il cono di Apollonio, tagliato a sezioni dimostranti cerchio, ellissi, iperbole e parabola, dei quali lei aveva scritto l’analisi matematica; accanto è indicato un sistema da lei inventato per rilevare i pesi specifici:
un cilindro con un peso prefissato, dove porre i liquidi da misurare, immerso affonda in rapporto al volume-peso, leggibile sulla scala graduata.
Al di sotto un drappello di dignitari egiziani, anche ebrei, si muove contro i cristiani fondamentalisti “parabolani” nel gruppo di destra, dove dal copricapo si può riconoscere il vescovo Cirillo che, per invidia, aveva accusato Ipazia di paganesimo, istigandoli ad ucciderla.
E' sempre stato facile istigare persone aggressive e ignoranti, sotto qualunque vessillo, bandiera o religione. Anche oggi è cruciale l’uso della ragione contro tutti i fondamentalismi ideologici. Luciana Penna

BIO

Ipazia nacque ad Alessandria nella seconda metà del IV secolo. Mentre di sua madre non si hanno notizie, sappiamo invece che il padre, Teone, studiava e insegnava ad Alessandria, dedicandosi soprattutto alla matematica e all’astronomia: due passioni che Ipazia prese sicuramente da lui e che la resero la sua prima allieva e collaboratrice. Le capacità della figlia però, con il tempo, superarono addirittura quelle del padre soprattutto nello studio dell’astronomia, al punto che lei stessa divenne maestra di molti altri studiosi nel corso della sua vita. Fondamentale, per lo sviluppo delle capacità di questa grande filosofa, fu la
piena libertà di pensiero di cui godeva la Scuola alessandrina presso cui Ipazia esercitava le proprie funzioni. Gli astronomi del periodo, infatti, non davano per scontata la visione
geocentrica dell’universo teorizzata da Tolomeo, ma ritenevano che ci fosse la necessità di proseguire con le ricerche in campo astronomico, al quale Ipazia dette ampiamente il proprio contributo. Ipazia era così acculturata da superare tutti i filosofi del suo tempo e moltissimi si recavano da lei da ogni luogo per poter pensare in modo filosofico.
Nel periodo in cui Ipazia iniziò a insegnare, ad Alessandria erano stati appena demoliti i templi dell’antica regione per ordine del vescovo: una demolizione che simboleggiava la volontà di distruzione di quella cultura e religione a cui la stessa Ipazia apparteneva e che era profondamente intenzionata a difendere. L’Imperatore di Costantinopoli appoggiò la comunità cristiana, sollecitando gli Elleni a convertirsi, ma molti di questi furono brutalmente uccisi solo per il desiderio di preservazione del proprio culto religioso.
A provocare la morte di Ipazia, uccisa per lapidazione fuori dalla propria abitazione, furono alcuni fanatici cristiani, probabilmente sotto ordine del vescovo Cirillo: sembra che lo scopo di questo atto crudele fosse quello di dare esempio ai pagani che ancora si ostinavano a professare il proprio culto occupando posti di rilievo all’interno della città.
A partire dall’Illuminismo, Ipazia venne considerata una vittima del fanatismo religioso e una martire del pensiero scientifico e fu celebrata in romanzi, poesie, opere teatrali e quadri. In ambito cinematografico ricordiamo Agorà (2008), film che riesce a dipingere molto bene non solo la figura stessa di Ipazia, ma  anche il contesto socio-culturale e religioso dell’epoca.
A Napoli, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, troviamo una strada intitolata proprio alla magnifica Ipazia d’Alessandria. La città partenopea ha dato, attraverso il grande murales raffigurante la filosofa pagana, il giusto risalto alla storia e al grande ingegno delle donne, che spesso non è stato sottolineato abbastanza. La storia di Ipazia, fonte di assurde discriminazione del genere femminile, deve far riflettere: una donna, una persona diversa dalla massa, spaventa, perché nemica della morale, sia religiosa che ideologica. La sua figura non deve  mai smettere di essere ricordata specialmente per le future generazioni di donne.