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la sestina: l’ordine del mondo

Posted on Luglio 3, 2012 in [email protected]@

Arnaut Daniel, il “miglior fabbro del parlar materno”

Lo schema della sestina lirica deriva da una permutazione ottenuta mediante una regolare alternanza d’inversione e progressione (retrogradatio cruciata): si riscrive ogni volta la sequenza prendendo in ordine successivo l’ultima parola, poi la prima, poi la penultima, poi la seconda, ecc.

Il fermo volere che nel cuore mi penetra
non me lo può mai nascondere becco né unghia
di maldicente che si danna, per parlar male, l’anima;
e poiché non oso batterli con ramo o verga,
almeno con segreto, laddove non vi sarà zio,
godrò gioia, nel verziere o dentro la camera.
II
Quando mi sovviene della camera,
in cui, a mio danno, so che nessuno entra,
anzi tutti mi sono più che fratelli o zii,
non ho membro che non mi frema né unghia,
così come fa il bambino innanzi alla verga:
tal paura ho che le sia di troppo l’anima.
III
Che per il corpo le fossi di troppo, non per l’anima,
ma mi accogliesse in segreto nella sua camera:
giacché più mi ferisce il cuore che colpo di verga,
che ora il suo servo lì dove lei Ë non entra.
Per sempre sarò presso di lei come la carne all’unghia:
e non crederò a monito d’amico o di zio.
IV
Neanche la sorella di mio zio
amai di più né tanto, per quest’anima!
Che sì vicino come il dito Ë all’unghia,
se a lei piacesse, vorrei essere alla sua camera.
Di me può fare l’amore ch’entro il cor mi penetra
a sua volontà meglio che un uomo forte di una fragile
verga.
V
Da quando fiorì la secca verga
e da Adamo mossero nipoti o zii,
un amore così assoluto come quello che nel cuore mi
penetra
non credo che fosse stato giammai in corpo né in anima.
Ovunque io stia, fuori in piazza e dentro la camera,
il mio cuore non si parte da lei tanto quanto misura un
unghia.
VI
Poiché così s’apprende e s’inunghia
il mio corpo al suo come la scorza nella verga;
ché ella mi Ë di gioia torre e palazzo e camera
e non amo tanto fratello, parente né zio;
che in paradiso ne avrà doppia gioia la mia anima
se mai alcuno per aver ben amato si danna l’anima.
VII
Arnaut invia la sua canzone di zio e d’unghia,
per il piacer di colei che della sua verga lo arma,
suo Desiderato, cui pregio nella camera entra.

A brief overview of medieval illuminated manuscripts and the men who made them.

Fino alla prova estrema della sedicina di Andrea Zanzotto, un grande maestro della poesia del Novecento (Marco Paolini, regia di Carlo Mazzacurati)

nei centri commerciali non c’è mai vento

La conversazione di Marco Paolini con Andrea Zanzotto si svolge attorno a tre temi fondamentali: la natura, la lingua e la storia.
Il poeta racconta del paesaggio e della natura, a cui si rivolge in un rapporto di continuo interscambio e risonanza, ma anche dell’improvvisa mutazione, della cementificazione che l’hanno colpita. Parla di come si è formata la sua lingua, in un viaggio accidentato fatto di incroci e impasti che uniscono lessico familiare, musica e canti di un paese ad altri linguaggi, frutto di un instancabile lavoro di ricerca e di acquisizioni fatte nella cultura letteraria; fino ad arrivare alla sua idea di poesia, una lettera che deve deve girare, viaggiare, raccogliere novità ma che vuole poi tornare al mittente.
Spiega infine il suo rapporto con la Storia, ripercorrendo le tracce fondamentali di quello che è stato definito il “secolo dell’ottimismo”, nella profonda contraddizione tra la crescente fede nella scienza e la crisi di qualsiasi forma di razionalità che l’hanno caratterizzato.

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