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il curriculum come narrazione 2.0 (p.1)

Posted on Dicembre 27, 2013 in IL LABORATORIO DIDATTICO

curriculum come narrazione 2.0

Il 18 dicembre 2006 il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato una raccomandazione denominata Competenze chiave per l’apprendimento permanente nella quale si richiede ad ogni sistema di istruzione e formazione di “offrire a tutti i giovani gli strumenti per sviluppare le competenze chiave a un livello tale che li prepari alla vita adulta e costituisca la base per ulteriori occasioni di apprendimento, come anche per la vita lavorativa […] Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione.”

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In questo fondamentale documento vengono individuate otto competenze chiave: comunicare nella madrelingua, comunicazione in lingue straniere, competenza matematica e competenze di base in campo scientifico e tecnologico, competenza digitale, imparare a imparare, competenze sociali e civiche, senso di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturali.

Ecco nella sintesi del Ministero dell’Istruzione quali sono le otto competenze chiave che tutti gli studenti debbono acquisire entro i 16 anni:

  1. Imparare ad imparare: ogni giovane deve acquisire un proprio metodo di studio e di lavoro. (Oggi molti di loro si disperdono perché non riescono ad acquisirlo).
  2. Progettare: ogni giovane deve essere capace di utilizzare le conoscenze apprese per darsi obiettivi significativi e realistici. Questo richiede la capacità di individuare priorità, valutare i vincoli e le possibilità esistenti, definire strategie di azione, fare progetti e verificarne i risultati. (Oggi molti di loro vivono senza la consapevolezza della realtà e delle loro potenzialità).
  3. Comunicare: ogni giovane deve poter comprendere messaggi di genere e complessità diversi nella varie forme comunicative e deve poter comunicare in modo efficace utilizzando i diversi linguaggi. (Oggi i giovani hanno molte difficoltà a leggere, comprendere e a scrivere anche testi semplici in lingua italiana).
  4. Collaborare e partecipare: ogni giovane deve saper interagire con gli altri comprendendone i diversi punti di vista. (Oggi i giovani assumono troppo spesso atteggiamenti conflittuali e individualistici, perché non riconoscono il valore della diversità e dell’operare insieme agli altri).
  5. Agire in modo autonomo e responsabile: ogni giovane deve saper riconoscere il valore delle regole e della responsabilità personale. (Oggi spesso i giovani agiscono in gruppo per non rispettare le regole e per non assumersi responsabilità).
  6. Risolvere problemi: ogni giovane deve saper affrontare situazioni problematiche e saper contribuire a risolverle. (Oggi i giovani tendono, spesso, ad accantonare e a rinviare i problemi per la situazione di malessere esistenziale che vivono nell’incertezza del futuro).
  7. Individuare collegamenti e relazioni: ogni giovane deve possedere strumenti che gli permettano di affrontare la complessità del vivere nella società globale del nostro tempo. (Oggi molti giovani non possiedono questi strumenti).
  8. Acquisire ed interpretare l’informazione: ogni giovane deve poter acquisire ed interpretare criticamente l’informazione ricevuta valutandone l’attendibilità e l’utilità, distinguendo fatti e opinioni. (Oggi molti giovani sono destinatari passivi di una massa enorme di messaggi perché sono sprovvisti di strumenti per valutarli).

Le competenze di base costituiscono le risorse fondamentali comunque necessarie ad un individuo per l’accesso alla formazione e al lavoro, oltre che per lo sviluppo di un proprio percorso individuale e professionale. E’ opportuno a tale riguardo precisare che, nell’ambito di una riflessione che riconosca il contributo che anche i canali scolastico e universitario offrono allo sviluppo delle professionalità dei soggetti, è necessario dare una maggiore visibilità e considerazione alle competenze di base. Per competenze di base si intende quindi l’insieme delle conoscenze (e della loro capacità d’uso) che costituiscono sia il requisito per l’accesso a qualsiasi percorso di formazione ulteriore, sia la base minima per l’accesso al lavoro e alle professioni, costituendo in questo modo un moderno diritto di cittadinanza. Lingue, informatica di base, economia, legislazione e contrattualistica del lavoro sono soltanto alcuni degli esempi possibili di tali competenze. In tal senso lo sviluppo di un’ampia gamma di competenze di base è oggi obiettivo congiunto, ciascuno nel proprio ambito, della scuola, della formazione professionale e dell’università.

Le competenze trasversali sono le competenze (comunicative, relazionali, di problem solving, ecc.) che entrano in gioco nelle diverse situazioni lavorative e che consentono al soggetto di trasformare i saperi in un comportamento lavorativo efficace in un contesto specifico. E’ importante sottolineare come all’interno delle competenze trasversali occorre anche considerare tutto quell’insieme di risorse cognitive e metodologiche che l’esperienza scolastica e universitaria consente di sviluppare e rendere patrimonio stabile del soggetto, anche se spesso esso viene declinato con linguaggi diversi.

Le competenze tecnico professionali sono costituite dai saperi e dalle tecniche connesse all’esercizio delle attività operative richieste dai processi di lavoro a cui ci si riferisce nei diversi ambiti professionali. A tale riguardo è necessario richiamare le specificità che caratterizzano i diversi contributi che possono venire dal sistema scolastico, universitario e dalla formazione professionale regionale allo sviluppo delle competenze tecnico-professionali.

PRIMO RAPPORTO ITALIANO DI REFERENZIAZIONE DELLE QUALIFICAZIONI
AL QUADRO EUROPEO EQF

Il quadro europeo delle qualifiche, in inglese “European Qualifications Framework” (generalmente abbreviato in EQF) è un sistema che permette di confrontare le qualifiche professionali dei cittadini dei paesi europei. Per “qualifica” si intende una certificazione formale rilasciata da un’autorità competente a conclusione di un percorso di formazione come attestazione di aver acquisito delle competenze compatibili agli standard stabiliti dal sistema educativo nazionale.

A partire dal 14 febbraio 2008 per ogni qualifica rilasciata in Europa può essere identificato il corrispondente livello di EQF e questo permette di confrontare qualifiche acquisite in diversi paesi.

L’EQF adotta un sistema basato sui risultati di apprendimento ottenuti alla fine del percorso di formazione.

I risultati di apprendimento sono definiti in termini di ConoscenzeAbilità e Competenze. Il risultato complessivo è un indice, compreso tra 1 ed 8, detto QEQ, che si propone di identificare in modo veloce ed univoco il livello di approfondimento raggiunto in un certo ambito.

Gli Stati Membri dovranno mettere in relazione le loro qualifiche nazionali con il sistema EQF entro il 2010 ed indicare la corrispondente qualifica EQF nei loro corsi entro il 2012

PRIMO RAPPORTO ITALIANO

Dunque le competenze sono una combinazione di conoscenze, abilità ed attitudini appropriate ad un contesto.

Le attitudini indicano, semplicemente, una disposizione, di norma connaturata al soggetto, ovvero una propensione naturale a fare qualcosa (nel linguaggio comune normalmente sono introdotte dalla frase “sono portato per”).

Le conoscenze indicano il risultato dell’assimilazione ed elaborazione di informazioni attraverso l’apprendimento. Esse possono essere costituite da fatti, principi, pratiche, teorie relative ad un settore professionale o a un settore di studio e ricerca, ci possono essere conoscenze teoriche (la conoscenza della filosofia di Hegel, ad esempio) o pratiche (la conoscenza dei passaggi necessari a smontare un motore).

Le abilità indicano la capacità di applicazione di un determinato set di conoscenze al fine di portare a termine un compito o di risolvere un problema, possono essere descritte come cognitive (ad esempio l’abilità di risolvere un cruciverba) o pratiche (l’abilità di fare un nodo scorsoio).

Una competenza deriva dalla sommatoria degli elementi sopra descritti, il possesso di una competenza indica la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità metodologiche, personali, sociali in situazioni di lavoro, di studio, di relazione e nello sviluppo personale e/o professionale, una competenza è anche un indicatore della capacità di assumere responsabilità autonoma per gestire una delle situazioni citate.

Le competenze possono essere considerate come un insieme integrato di conoscenze (knowledge), abilità (skill), qualità umane (habits).

Una competenza è dunque un insieme equilibrato di sapere, saper fare e saper essere per fare riferimento ad una vecchia denominazione tanto cara al vocabolario pedagogico italiano.

La competenza non risiede nelle risorse (conoscenze, capacità, …) da applicare, ma nella applicazione stessa di queste risorse. Qualunque competenza è finalizzata (o funzionale) e contestualizzata: essa non può dunque essere separata dalle proprie condizioni di messa in opera, non è possibile osservare una competenza in modo teorico. La competenza è un saper agire (o reagire) riconosciuto. Qualunque competenza, per esistere, necessita del giudizio altrui, di un certo grado di riconoscimento sociale, almeno all’interno di un gruppo.. (Le Boterf G., 1994; Le Boterf G., 1997)

La competenza è il patrimonio complessivo di risorse di un individuo nel momento in cui affronta una prestazione lavorativa oppure il proprio percorso professionale o la risoluzione di un problema, di una situazione, lo svolgimento di un compito nella sua vita quotidiana. La competenza risulta costituita da un mix complesso di elementi, alcuni dei quali hanno a che fare con la specificità del lavoro e dunque si possono individuare analizzando compiti e attività svolte; altri invece (es. motivazione, capacità di comunicazione, capacità di problem solving) hanno a che fare con caratteristiche “personali” del soggetto-lavoratore che si mettono in gioco quando un soggetto si attiva nei contesti operativi.

Possiamo suddividere le competenze dividendole tra competenze in potenza e competenze in atto.

Definiamo competenza in potenza, cioè capacità che corrisponde all’esito di un percorso formativo certificato (ovvero che termina con un titolo, un attestato, oggi anche con l’esplicitazione delle competenze acquisite)

Definiamo competenza in atto, prestazioni che possono essere misurate solo nel contesto di una concreta esperienza di lavoro, di vita, in situazione.

L’acquisizione di competenze è il frutto delle esperienze che l’individuo fa nelle diverse tappe della propria esistenza in ambito formativo, professionale, e nella vita in genere.

Batini F., Cini S., Paolini A. (2012), Le sedici competenze di base, Lecce, Pensa Multimedia (volume per docenti, formatori, operatori con l’intero percorso, le attività, i materiali, i consigli e le indicazioni per gestire ogni ora di didattica).

Batini F. (a cura di, 2012), FLFL Fun Learning for life (volume/diario per allievi), Lecce, Pensa Multimedia (il volume da completare per allievi per seguire il percorso che i docenti, sulla base dell’altro volume possono proporre loro).

Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione.

Per competenza si intende la capacità di assumere decisioni e di saper agire e reagire in modo soddisfacente in situazioni contestualizzate e specifiche prevedibili o meno (Barnett, 1994; Krischner, 1997). Tale accezione di competenza è quella alla quale, consapevolmente o meno, si attinge allorquando si dice che la competenza è osservabile (e dunque verificabile) soltanto in situazione: non si trova una competenza squisitamente astratta, la competenza è sempre traducibile in un comportamento. Occorre infatti chiarire come, spesso, specie nella letteratura di settore italiana, vi sia una sovrapposizione con l’accezione proposta da Chomsky (Chomsky, 1960) per i termini competenza e performances: mentre assegna, infatti, al termine competenza il significato di una struttura cognitiva (regole e funzioni generali ed invariabili necessarie all’articolazione del linguaggio) spiega il concetto di performances come una prestazione individuale (l’atto del parlare del singolo soggetto variabile in relazione a condizioni interne ed esterne).

Non basta saper pianificare i propri obiettivi; catalogare le proprie esperienze, i titoli e le attitudini, ma è opportuno puntare a creare un brand di se stessi che sia il più attraente possibile. L’organizzazione puntuale e mirata di strategie di marketing consente, in modo più efficiente di reagire con creatività ad un mondo spietato e a doppia velocità, rendendo accattivanti argomenti e skills di curriculum vitae che sono copie di copie di copie. Per farsi strada tra le migliaia di competitor l’attenzione di deve spostare, dunque sulle insegne luminose, non solo sul prodotto.

curr4Adesso siamo pronti anche per il classico Formato europeo: http://europass.cedefop.europa.eu/it/documents/curriculum-vitae

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