hegel e l’autocoscienza









INTRO

La filosofia hegeliana parte dalla constatazione che la razionalità, evidente nel mondo, non può essere frutto del caso, ma deve derivare da una progetto, da un lògos preesistente. Per questo tutto il reale è razionale in quanto sviluppo del lògos. Tuttavia questa razionalità appare solo se consideriamo la realtà come un intero, cioè come un Assoluto, perché ogni parte mostra la propria razionalità solo se se ne ripercorrono i molteplici processi che la ricollegano al tutto. Per fare questo occorre cogliere la dinamicità del reale mediante la dialettica, che è al tempo stesso il modo di essere della realtà e il metodo filosofico mediante il quale la conosciamo. 
In questo sviluppo la coscienza individuale ha una collocazione particolare. Essa deve raggiungere la coscienza di sé, l'autocoscienza, fino a riconoscersi come parte di uno sviluppo più generale che è lo Spirito. La fenomenologia dello Spirito indica appunto questo movimento.   

BAGAGLIO

* Romanticismo

STRUMENTI

* Mappe di sintesi 
* La rete del pensiero, Loescher 
* Fenomenologia dello Spirito, Hegel
* Il Discorso sulla servitù volontaria, Etienne de La Boétie, 1549

DESCRIZIONE

IL FILM

Django Unchained, il film diretto da Quentin Tarantino, vede protagonista lo schiavo Django, la cui vita cambia improvvisamente grazie all'incontro con il dottor King Schultz, cacciatore di taglie originario della Germania.
King si offre di aiutare Django a ritrovare sua moglie Broomhilda, schiava dello spregevole Calvin J.Candie. Per poter salvare Broomhilda, Django e Schultz si fingono interessati ad acquistare dallo schiavista un lottatore mandingo. Ma il fedele capo della servitù di Candie, Stephen, capisce che Django e Broomhilda si conoscono e informa il suo padrone dell'astuto inganno dei due forestieri. Profondamente adirato, il crudele Candie spinge il dottor Schultz al limite, mentre si scatena un brutale scontro a fuoco tra gli accoliti dello schiavista e i due impostori. Così Django, ad un passo dal liberare sua moglie, si troverà a dover lottare nuovamente contro più spietati aguzzini. Tuttavia, il tempo trascorso con il dottor Schultz ha lasciato un prezioso insegnamento all'uomo: Django non è più uno schiavo e la sua libertà merita di essere difesa fino alla fine. 
Django, è un turbolento re della vendetta e Schultz, è il maestro della perspicacia, della gentilezza e dell’umanità. Calvin Candie è il Padrone hegeliano (razzista) e Stephen è il Servo hegeliano. Quest’ultimo risalta in quanto personificazione della trasformazione sociale. Il rapporto tra Candie e Stephen potrebbe essere visto come una delle riprese cinematografiche più profonde e sovversive sulla dialettica servo-padrone di Hegel.
Secondo la dialettica di Hegel, è possibile arrivare all’autocoscienza solamente attraverso un confronto. Nel film sembra che lo schiavo Stephen trasmetta una massima forma di subordinazione, tuttavia questa non è altro che un’apparenza. In realtà, Stephen è di gran lunga più sottile e osservatore rispetto al padrone Candie. Questa è proprio l’immagine dell’ascesa sociale. È difficile affermare se Stephen sia un collaboratore o se in realtà è proprio lui che manda avanti la baracca. 

IL FILM

Hegel spiega come servo e padrone siano due autocoscienze: una autonoma rispetto al legame naturale con la vita che arriva al punto di metterla in pericolo con la lotta; l’altra invece è legata alla vita al punto tale di aver paura di metterla a repentaglio. Chi sa rischiare si afferma come autocoscienza, chi non vi è riuscito invece, si sottomette in un rapporto di servitù. 
Il padrone appare inizialmente come vera autocoscienza e usa il servo per agire sulle cose. Il servo invece rinuncia alla propria autodeterminazione, è uno strumento nelle mani del padrone e lavora le cose. Il servo, lavorando le cose diventa cosciente delle proprie abilità, compie un percorso di autocoscienza, mentre il padrone rimane in sé impoverendo la propria autocoscienza (restando legato ad un rapporto strumentale con il mondo). Il signore dunque è solo illusoriamente certo di essere per sé, cioè di essere autocoscienza indipendente e pertanto l’autocoscienza vera si attua nel servo.
Analogamente, nel film, accade lo stesso processo che viene “concretizzato” dai due protagonisti: Tony e Barrett. Tony esercita il proprio potere su Barrett in maniera passiva, crede di essere più potente di lui per il suo titolo e per il denaro che possiede ma non fa nulla per cercare di incrementare la sua posizione. Hugo, inizialmente sottomesso al padrone, cerca i tutti i modi di compiacerlo perché crede di essere inferiore a lui. Il padrone è indipendente, consuma il prodotto di ciò che fa il servo che è costretto a lavorare. Presa coscienza della debolezza di Tony, Barrett attua un processo per rovesciare i loro ruoli. Il padrone scopre cosi di dipendere dal servo poiché abituato a non fare più nulla senza di lui. Al contrario il servo trova autocoscienza nelle cose che fa.

IL FILM

Il film non narra la storia di un personaggio che si snoda attraverso un determinato contesto, ma narra come sia il contesto a variare, influenzato e influenzando la vita dei vari personaggi che si alternano alla nostra visione durante il film. Cloud Atlas è, anzitutto, una storia dell’umanità, in parte raccontata e in parte immaginata. La cosa è ancora più evidente se si pensa al fatto che le testimonianze attraverso cui i protagonisti entrano in contatto coi propri predecessori seguono un vero e proprio sviluppo tecnologico: dalle diario di bordo alle lettere, al romanzo, al film, all’ologramma, fino a tornare al più primitivo dei mezzi di comunicazione, le parole.
Non è difficile notare come tutto l’impianto del film sia profondamente basato, o quantomeno simile, all’impianto della filosofia di Hegel sulla storia che, procedendo per momenti dialettici, tende a trascinare l’individuo verso l’assoluto mediante il famoso movimento a spirale.
La presenza di Hegel all’interno della struttura del film è confermata anche dalla costante presenza del tema dello schiavismo, da quello dei neri nell’America che vediamo all’inizio del film a quello fantascientifico, delle “serventi”, ossia delle unità biologiche create artificialmente per servire l’uomo.
Nella dialettica servo-padrone di Hegel sarà poi il servo, idealmente, a divenire il vero padrone, in quanto padrone, appunto, della tecnica e del saper fare, senza cui non è possibile vivere. Sarà infatti un servo, il nero imbarcatosi clandestinamente sulla nave del primo nostro protagonista, ad emanciparsi dalla sua condizione attraverso il suo saper fare, dimostrando, cioè, di essere un ottimo marinaio e quindi molto utile al resto dell’equipaggio.

IL TESTO

Una delle pagine più famose della filosofia hegeliana è sicuramente quella che descrive il rapporto tra la figura del servo e quella del signore, spunto di partenza anche per molte riflessioni filosofiche successive.
Le figure descritte da Hegel fanno la loro comparsa all’interno della “Fenomenologia dello Spirito” il cui titolo, originariamente, doveva essere la “Scienza dell’esperienza della coscienza”. Tutta l’opera, infatti, costituisce una sorta di “romanzo” che ha per protagonista la coscienza individuale e il suo cammino verso il Sapere Assoluto, un cammino dettato da precise tappe tra di loro connesse in modo necessario e organizzate secondo il famoso rapporto triadico, composto da una tesi, dalla sua antitesi e dalla sintesi che entrambe comprende.
Tutta la filosofia di Hegel pone l’accento sul necessario riconoscimento dell’alterità rispetto al sé e sul conseguente superamento della diversità nella sintesi. Anche sul piano strettamente umano, Hegel ci ricorda che:

“L’autocoscienza è in sé e per sé solo quando e in quanto è in sé e per sé per un’altra autocoscienza, cioè solo in quanto è qualcosa di riconosciuto” (p. 275). 

Gli esseri umani si riconoscono come autocoscienze solo nel momento in cui si pongono in relazione gli uni con gli altri; la specificità di ognuno è esplicitata solo nel rapporto con l’altro-da-sé, tuttavia questo reciproco “scambio” non avviene in modo immediato ma solo attraverso uno scontro tra le autocoscienze:

“Il rapporto tra le due autocoscienze, dunque, si determina come un dar prova di sé, a se stesso e all’altro, mediante la lotta per la vita e per la morte […] ed è soltanto rischiando la vita che si mette alla prova la libertà.” (p.281).

Come in una sorta di “stato di natura” di hobbesiana memoria, le due autocoscienze devono mettersi alla prova mettendo a repentaglio, pur di autoaffermarsi, la loro stessa esistenza. Solo l’autocoscienza capace di rischiare totalmente la vita potrà trovare un vero e proprio riconoscimento di sé e diventerà, nella terminologia hegeliana, un “signore”; l’autocoscienza incapace di rischiare, viceversa, non troverà un immediato riconoscimento di sé e diventerà subordinata al signore: nasce la figura del “servo”:

“Il signore si rapporta dunque mediatamente al servo attraverso l’essere autonomo […]; il servo si è rivelato non-autonomo proprio perché ha voluto avere la propria auotonomia nella cosalità. Il signore, invece, avendo dimostrato nella lotta di considerare l’essere autonomo soltanto come un negativo, è la potenza che domina su questo essere […], il signore si rapporta mediatamente alla cosa attraverso il servo […], il servo può solo trasformarla col proprio lavoro”. (pp. 283-285).

Si va quindi a costituire un rapporto di sudditanza del servo rispetto alla figura del signore/padrone. Tuttavia, grazie ai tipici aspetti di rovesciamento dialettico della filosofia hegeliana, anche il servo riuscirà a trovare riconoscimento di sé proprio grazie al lavoro. E’ proprio l’attività manuale di “trasformazione della natura”, peculiare del lavoro servile, che porterà il servo a sperimentare la coscienza di sé e a sviluppare la prima forma di vera libertà, una libertà più forte di quella del signore, la cui esistenza dipende proprio dal lavoro del suo “sottoposto”:

“Il rapporto negativo verso l’oggetto diviene adesso forma dell’oggetto stesso, e diviene qualcosa di permanente, proprio perché l’oggetto ha autonomia agli occhi di chi lo elabora […]; con il lavoro, la coscienza esce fuori di sé per passare nell’elemento della permanenza […]; in effetti, formando la cosa, la coscienza vede divenire suo oggetto la propria negatività, il proprio essere-per-sé, solo perché essa rimuove la forma essente opposta” (p. 289)

“Nel lavoro, dunque, in cui essa sembrava essere solo un senso estraneo, la coscienza ritrova sé mediante se stessa e diviene senso proprio” (p. 291).

DEVIAZIONI

C.D. Friedrich, Cimitero del monastero sotto la neve, 1817, distrutto durante la Seconda guerra mondiale. I paesaggi dell'artista, immaginati nel suo studio, riflettono la propensione dell'idealismo verso la spiritualizzazione della natura. Viene rappresentato non ciò che si vede ma ciò che si scopre dentro se stessi: il vuoto, l'infinito, il tempo indefinito.