galileo galilei: liberare la ragione dalle imposture

«Finché l’umanità continuerà a brancolare nella sua nebbia millenaria di superstizioni e di venerande sentenze, finché sarà troppo ignorante per sviluppare le sue proprie energie, non sarà nemmeno capace di sviluppare le energie della natura che le vengono svelate»

« La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. »
 (Galileo Galilei, Il SaggiatoreCap. VI)

E pur si muove.

Lo spettacolo teatrale di Marco Paolini trasmesso in diretta su La7 il 25 aprile 2012.

Enrico Bellone racconta “Galileo, Keplero e la nascita del metodo scientifico”.

Lo storico della scienza Enrico Bellone ci introduce ai due scienziati a cui dobbiamo la nascita del metodo scientifico moderno, basato su una corretta combinazione di osservazioni, esperimenti di laboratorio e deduzioni matematiche. Una piacevole lezione su Galileo, che per il suo sostegno alla teoria copernicana fu condannato dal Tribunale dell’Inquisizione e su Keplero, a cui si devono le tre leggi relative al moto dei pianeti attorno al Sole.

Galileo e Keplero, in un periodo dove le leggi dell’universo erano definite a priori da credenze immutate e immutabili, attraverso la decisione nell’affermare le proprie convinzioni basate sull’esperienza diretta e sulla osservazione critica, segnano il definitivo passaggio tra l’antico e il moderno portando ad una oggettiva visione del cosmo e ad una conseguente ridefinizione del ruolo dell’uomo al suo interno.

GALILEO E KEPLERO
0:12 Due cervelli inquieti
2:33 La vita di Galileo
5:37 Un’origine comune
8:35 La vita di Keplero
11:26 Il libro fondamentale di Copernico

SPERIMENTARE PER CAPIRE
15:52 Il senso comune del moto terrestre
20:06 La fisica del ‘500
25:25 Moti particolari
28:32 Keplero: l’armonia dell’universo
32:37 Il metodo sperimentale
35:06 Un prototipo del principio d’inerzia
38:55 Il moto del pendolo
43:25 La scoperta dell’accelerazione
48:05 Le palle di cannone

OSSERVARE IL CIELO
51:31 La prima accusa di eresia
57:42 Le intuizioni di Keplero
1:01:57 Le tre leggi di Keplero
1:04:57 Guardare lontano
1:09:33 L’osservazione degli astri
1:11:53 Il Sidereus Nuncius

DALLE STELLE…ALLA REALTÀ
1:19:04 La caduta di Galileo
1:25:25 Le accuse a Keplero
1:28:27 Il sogno di Keplero
1:30:55 Il Dialogo sopra i due massimi sistemi
1:38:04 L’abiura di Galileo
1:40:08 L’eredità di Galileo

Galileo Galilei (Pisa 1564 – Arcetri, Firenze 1642), fisico, astronomo e filosofo della natura italiano; assieme all’astronomo tedesco Giovanni Keplero diede inizio alla rivoluzione scientifica culminata nell’opera di Isaac Newton.
Il disaccordo con l’autorità ecclesiastica, in seguito alla sua adesione alle tesi copernicane, l’obbligo di abiurare e la condanna che ne seguì segnarono una tappa fondamentale nella storia del pensiero scientifico.
Figlio del musicologo Vincenzo, Galileo ricevette la prima formazione culturale presso i monaci di Vallombrosa; nel 1580 si iscrisse alla facoltà di medicina dell’università di Pisa, ma il maturare di nuovi interessi per la filosofia e la matematica lo spinse ad abbondonare gli studi intrapresi e a dedicarsi a queste discipline. Nel periodo successivo lavorò ad alcuni scritti sull’idrostatica e sui moti naturali, che non furono pubblicati. Nel 1589 divenne professore di matematica a Pisa, dove iniziò la critica del pensiero aristotelico: si dice che per dimostrare ai suoi allievi l’errore del filosofo greco, secondo il quale la velocità di caduta di un corpo era proporzionale al suo peso, egli abbia lasciato cadere contemporaneamente due oggetti di peso diverso dalla Torre pendente.
Nel 1592 ottenne la cattedra di matematica all’università di Padova, dove rimase per diciotto anni.
Nell’ambiente stimolante di questa città, Galileo inventò un “compasso” geometrico-militare per calcolare la soluzione di problemi balistici, e realizzò numerosi esperimenti che lo condussero alla scoperta delle leggi che regolano la caduta libera dei gravi; studiò il moto dei pendoli e alcuni problemi di meccanica. Per quanto riguarda l’astronomia, egli dichiarò la sua adesione alla teoria copernicana sin dal 1597 e, in contrapposizione alla concezione geocentrica del cosmo elaborata da Tolomeo, addusse una teoria delle maree che assumeva il movimento della Terra.
L’invenzione del cannocchiale, nel 1609, rappresentò una svolta nella sua attività scientifica: perfezionò lo strumento e lo utilizzò per precise osservazioni astronomiche che culminarono nella scoperta di montagne e crateri sulla Luna, della Via Lattea come ammasso di stelle e dei quattro maggiori satelliti di Giove.
Pubblicò le sue scoperte nel marzo 1610 nel Sidereus Nuncius, la fama che ne trasse gli procurò un posto di matematico e filosofo di corte a Firenze, dove, libero dagli impegni dell’insegnamento, si dedicò alla ricerca e alla stesura delle sue opere. L’osservazione delle fasi di Venere (1610) rappresentò una convincente conferma dell’ipotesi copernicana. La sua critica alla teoria di Aristotele sulla perfezione dei cieli innescò un’accesa polemica con l’ambiente filosofico; il contrasto con i teologi si inasprì ulteriormente con la pubblicazione, nel 1612, di un’opera sulle macchie solari in cui Galileo faceva aperta professione delle teorie copernicane, considerate eretiche perché in contraddizione con il contenuto della Bibbia. Nel 1614 un sacerdote fiorentino denunciò i seguaci di Galileo dal pulpito; Galileo rispose con una lunga lettera nella quale affermava che il conflitto tra il pensiero scientifico e l’interpretazione dei testi sacri non era sintomo di una duplice verità, bensì di una non corretta interpretazione di questi ultimi e che sarebbe stato un grave errore elevare qualsiasi posizione scientifica a dogma della Chiesa, così com’era avvenuto per la teoria aristotelica o per il sistema tolemaico.
All’inizio del 1616, i libri di Copernico furono sottoposti a censura per editto e il cardinale gesuita Roberto Bellarmino intimò a Galileo di ripudiare la teoria sul moto della Terra.
Galileo restò in silenzio per anni, lavorando a un metodo per determinare le longitudini sul mare in base alla posizione da lui prevista dei satelliti di Giove e riprendendo gli studi precedenti sulla caduta dei corpi. Espresse le sue opinioni sul metodo scientifico nel Saggiatore (1623) che, sebbene contenesse un’interpretazione non corretta del fenomeno delle comete, fu accolto benevolmente dal nuovo pontefice Urbano VIII.
Nel 1624, incoraggiato dal credito ottenuto, iniziò un’opera che voleva chiamare Dialogo sulle maree, in cui le teorie tolemaica e copernicana venivano esaminate alla luce della fisica delle maree. Nel 1630 il libro ricevette il visto per la stampa dai censori della Chiesa di Roma e fu pubblicato due anni dopo col titolo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.

Valerio Massimo Manfredi Impero 1500 La Roma dei Papi Giordano Bruno,Galileo Galilei