eloisa e abelardo

... mentre dovrei gemere per quel che ho commesso, piuttosto sospiro per quello che ho perduto... ...
Abelardo ed Eloisa

INTRODUZIONE

Il Medioevo è ben lontano dall’essere un’epoca austera e oscura, così come c’è stata sempre raccontata da chi, venendo dopo, aveva il bisogno di dichiararsi più “luminoso” dell’epoca precedente. Sebbene concentrata in pochi luoghi, la cultura fioriva vivace e coltissima, nutrendosi delle reti che un’istituzione capillare come la Chiesa poteva offrire. Sotto la Chiesa non tutto era dominato da pensieri ascetici e ultraterreni, anche i sensi e le passioni erano ben vivi e presenti. Poemi e canti d’amore avevano una diffusione vastissima: l'amor cortese va inteso nel senso di “passioni di corte” e a far sospirare i tanti cuori non furono solo le vicende letterarie di Tristano e Isotta, Lancillotto e Ginevra, ma anche quelle reali, mondane, di uomini e donne contemporanei.
Tra questi, la vicenda di Eloisa e Abelardo fu sicuramente l’amore che più infiammò l’Europa del Mille, continuando a ispirare autori e poeti nei secoli successivi: dai Paolo e Francesca di Dante a Romeo e Giulietta di Shakespeare, passando per i molti rimandi di Boccaccio. 
Oggetto di molte dispute filologiche e filosofiche questo epistolario è una straordinaria e romanzesca vicenda umana conservata all'interno di un mondo di riferimenti precisi che conserva come in uno scrigno il profumo dell'epoca, permettendo, nel frastuono della vita moderna e nel rumore assordante dei nostri giorni, di riscoprire in piccoli dettagli un mondo segreto pieno di passione e di furori intellettuali. 
La vicenda avviene nel XII secolo, Abelardo è un giovane filosofo, un chierico laico ma appartenente agli strati inferiori del mondo ecclesiastico dato che allora la cultura si identificava profondamente con la Chiesa. A 35 anni ottiene l'insegnamento più ambito, la cattedra di Notre-Dame. Uomo di grande successo, con straordinarie doti logiche e dialettiche viene chiamato come precettore dal canonico Fulberto per sua nipote Eloisa che allora aveva 16 anni.  Nel corso delle lezioni si sviluppa una passione amorosa. Il personaggio femminile è straordinario e tra le due figure sebbene quella di Abelardo sia quella con maggior spicco intellettuale dal punto di vista umano la figura di ELoisa la supera in grandezza. Ci sono momenti nelle sue lettere che danno il senso della dedizione incondizionata e profonda ad Abelardo e, sebbene sia monaca rinchiusa nella vita del convento e quindi offerta come sposa a Cristo, lei rinnegherà questo legame formale per riaffermare il legame profondo e indistruttibile anche quando ormai sono venute meno Le condizioni materiali, perché l'amore possa continuare per sempre. In questo epistolario lei è una nota di disperazione che costituisce forse uno degli elementi di fascino maggiore 
Questa vicenda dei due amanti è complicata sul piano storico da uno scisma. Incide soprattutto attraverso la figura di Bernardo di Chiaravalle che rappresenta l'antitesi dal punto di vista intellettuale ad Abelardo. Egli è un filosofo che si muove all'interno del mondo del Cristianesimo medievale. In Abelardo l'elemento razionale e logico ha già una grande rilievo mentre invece Bernardo rappresenta il mistico, l'uomo che rifiuta la seduzione delle scienze per coltivare un rapporto con la divinità fatta di subordinazione, di affidamento appunto mistico. Bernardo è l'uomo che svolge un ruolo decisivo in questa situazione in cui c'è il papa e l'antipapa: si schiera con Innocenzo e diventa il persecutore di Abelardo che era già stato colpito dall’accusa di eresia. 
Abelardo deve restare nella memoria soprattutto come uno dei grandi intellettuali del suo tempo dialettico logico e filosofo del linguaggio il suo celebre Sic et non ha fondato un'etica storica dei testi sull'opposizione tra un'affermazione teologica e il suo contrario. Nella sua etica Abelardo propone una nuova concezione del Peccato fondata sull'intenzione. Scrive uno stupefacente dialogo tra un filosofo un ebreo e un cristiano che può essere considerato il primo tentativo di comunicazione interculturale.
Abelardo è stato il primo intellettuale moderno che ha esplicitato apertamente il proprio pensiero riferendosi sempre alla ragione per la ricerca e la riflessione personale. Allo stesso modo l'amore di Eloisa è stato il primo esempio di amore moderno amore folle. Nel diciannovesimo secolo e nel Romanticismo i due straordinari amanti vennero riscoperti e fatti ricongiungere insieme sepolti nello stesso cimitero parigino. 

BAGAGLIO

* De Amore di Andrea Cappellano (1150-1220)
* Ars amatoria di Ovidio 
* Tristano e Isotta, Ginevra e Lancillotto, Miti arturiani

STRUMENTI

* Eloisa e Abelardo di Étienne Gilson, Einaudi, 1950
* L'amore e l'Occidente di Denis de Rougemont, BUR

PERSONAGGI

ELOISA

Abita a Parigi, è la nipote amatissima del canonico Fulberto della cattedrale di Notre-Dame. All'inizio della storia ha 16 anni circa ma è già famosa e lodata sia per la sua grazie e bellezza sia per la sua sapienza. E' molto colta, conosce il latino, il greco e l'ebraico e scrive con un linguaggio molto simile o addirittura superando Abelardo nella dialettica. Muore ventidue anni dopo Abelardo, nel 1164. 
Amante appassionata e intellettuale finissima, donna di cultura, nonché saggia ed avveduta badessa, il personaggio letterario che si dispiega in questa corrispondenza intrisa di passione e fine introspezione psicologica, rivela una donna dalle qualità rare e dall’eccezionale capacità di vivere la propria femminilità, nonostante le austere e rigide imposizioni culturali e religiose della propria epoca. Per lei questa scelta si consumerà in un travagliato e doloroso conflitto tra l’amore che come donna nutre per lui, mai definitivamente spento o trasceso in qualcosa di più consono alla sua con-dizione di religiosa, e la ricerca di una possibilità di relazione che le consenta di poter godere in qualche nuova forma della presenza dell’amato.
Non rinnegala passione vissuta e non la scorge in antitesi alla ragionevolezza attraverso la quale lei sta tentando una difficile mediazione tra passato e presente, in grado di colmare quella dolorosa separazione che la priva della presenza del suo amante, e dell’uomo a cui lei sente di appartenere. L’Eloisa che scrive nelle lettere è una donna di profonda cultura e di importanti responsabilità e il suo percorso pare voler integrare, in un complesso sistema di pensiero ed emozioni, il proprio vissuto attraverso un mezzo potentissimo in grado di restituire vita e senso al dolore dell’esperienza: la scrittura. I toni poetici, le metafore attraverso cui rende il senso del proprio vissuto, la passione con cui invoca l’amato e la dolcezza gentile con cui ne richiede null’altro che la presenza, il modo con cui canta il suo amore ancora intatto, hanno la forza seducente di restituire energia e senso anche alle vicissitudini amare di Abelardo. La voce di Eloisa emerge in una complessa espressione di femminilità nella quale si rivela per un verso la donna amante che non intende soffocare il suo sentimento nelle maglie della colpa e della morale religiosa del periodo, e per l’altro la saggezza di una donna di profonda cultura alla guida di una comunità di monache. 
Nonostante la differenza di genere, che in un primo momento potrebbe rendere difficile impersonarsi nella figura di Eloisa posso tranquillamente dire che in realtà è stato piuttosto facile. La sua personalità, la sua estrosità, la sua cultura e il suo carisma ti fanno subito innamorare di questo personaggio. Io, infatti, più che rivedermi nella sua figura ho sperato che le persone esterne possano rivedere in me ciò che io ho trovato in Eloisa.
Trascrivere le sue parole è stata un’impresa, però per me il lavoro è stato più facile del previsto. Infatti mi sono rispecchiato in queste sue interminabili parabole, che a dir la verità sono molto simili al mio modo di esprimermi.
Periodi lunghissimi e molto complessi che andavano riletti più e più volte hanno aggiunto un aspetto particolarmente enigmatico che mi ha fatto perdere nelle sue parole. Però, sebbene i suoi discorsi siano così prolissi, ella non dice mai una parola di troppo, spiega sempre benissimo i concetti che ha in testa e leggere le sue parole è stato un po’ come parlare direttamente con lei.
Prof, quando lei mi ha chiesto di impersonarmi in questa figura mi si è subito accesa una lampadina in testa, ho capito il perché io fossi così attratto da questa donna. La sua cultura smisurata, la sua dolcezza nascosta tra le parole, la sua fermezza nell’affermare i principi per cui lotta, hanno acceso in me la speranza di somigliarle.
Se dovessi racchiudere quest’esperienza in un breve concetto direi sicuramente che Eloisa è “il me stesso che vorrei”. È un po’ come se, davanti a un dubbio che mi attanaglia io dovessi pensare “come affronterebbe questa situazione Eloisa?”. "Che parole userebbe per far star tranquillo Abelardo e come riuscirebbe ad alleggerire questo peso, senza sminuirlo?". È stata un’esperienza introspettiva che ha istantaneamente fatto scattare in me un amore sconfinato nei confronti di questa donna. Tommaso C.
Eloisa, nella settima scena, è molto attenta al linguaggio che utilizza. Scrive pochi messaggi ma lunghi poiché non ha molta confidenza con Pietro e lui è un personaggio importante. Infatti utilizza un lessico formale che però dimostra comunque affetto e riconoscenza. 
In questa scena Eloisa non utilizza un lessico confidenziale; è quindi difficile per me immedesimarmi in lei in quanto nella vita di tutti i giorni parlo e scrivo in una maniera molto diversa. Analizzando però le altre scene riesco a trovare delle somiglianze per quanto riguarda il carattere. Eloisa riesce a vivere contro la morale religiosa e culturale del periodo e senza imposizioni. Può, secondo me, essere considerata una ragazza moderna “dei giorni d’oggi”. Chiara Z.
Personalmente sono riuscita a immedesimarmi abbastanza con Eloisa, molto probabilmente anche per la poca differenza di età. Inoltre ho trovato alcune caratteristiche caratteriali, quali il sarcasmo e un animo voglioso di imparare nuove cose, che accomunano sia me che lei. Eloisa è straordinaria! Sicura di sé, passionale e giovanile. Alessandra R.
Eloisa è una giovane ragazza, è molto matura per la sua età ed intraprende una relazione con un uomo parecchio più adulto di lei. E’ una donna molto colta, che adora imparare diverse cose ed acquisire nuove conoscenze. Dimostra di avere una forte personalità e cerca in ogni modo di far valere i propri principi, perciò, nonostante ci sia una notevole differenza di età tra lei ed Abelardo, riesce a farsi rispettare in ogni situazione. 
Mi ritrovo in questo personaggio, proprio per le due principali caratteristiche precedentemente descritte, ovvero il desiderio di ottenere un ampio bagaglio culturale e la necessità di far valere la mia opinione, senza lasciarmi condizionare da chi mi circonda. Elena M.
Eloisa è una giovane donna che riesce a ragionare con la sua testa ma che è anche disposta a scendere a compromessi con le persone e, per questo motivo, in parte mi ritrovo in lei. È molto innamorata di Abelardo ma non per questo accetta incondizionatamente il suo volere e questo è un aspetto del carattere molto importante che condivido. Michela M. 

ABELARDO

E' un uomo superbo e maturo ormai dedito solo allo studio. impartisce lezioni Abelardo, filosofo di grande fama, il cui insegnamento sta radicando i presupposti teorici di quella che diventerà di lì a poco la più prestigiosa università europea. Le sue idee sono audaci e sanciscono una rottura radicale con la tradizione filosofica del passato, affermando che solo la ragione è in grado di illuminare una fede intelligente nei confronti delle verità religiose. 
La sua è una proposta rivoluzionaria, destinata a scuotere il torpore di secoli di cultura religiosa fondata sull’assoluta abnegazione della ragione nei confronti delle verità imperscrutabili sancite dalle Sacre Scritture. 
Ma sono proprio questi suoi insegnamenti, in aperta rottura con la tradizione precedente, il gran seguito di studenti che accorre alle sue lezioni e il suo essere uomo molto piacente e affascinante, ad attirare sulla sua figura non solo molto prestigio ma anche molte ostilità. La sua fama da Parigi si propagherà infatti per tutta la Francia ma Abelardo nell’arco di tutta la sua vita dovrà attraversare molte traversie, non solo di ordine morale per la sua storia d’amore con Eloisa, ma soprattutto per le sue posizioni teologiche le quali gli procureranno processi che condanneranno come eretiche le sue teorie più innovative.
Io dovevo interpretare Abelardo.
Dal mio punto di vista Abelardo è un personaggio universale perché durante tutta la vicenda lui mette in mostra/esprime alcune sensazioni che fanno parte di tutti, come la volontà di avere sempre ragione (nel litigio con Bernardo) o come quando si mostra fragile ed empatico nei confronti di Eloisa (quando viene a sapere che è stata cacciata). Sono manifestazioni emotive che secondo me rendono l immedesimazione in questo personaggio possibile a tutti. Rimanendo più sul personale posso dire di essermi trovato particolarmente bene in Abelardo perché anche io come lui amo la dialettica e non temo il confronto faccia a faccia con nessuno. 
Per il mio lavoro ho deciso di rappresentare Abelardo in due maniere diverse. Nella prima, con Bernardo, molto risoluto e pieno di sé, anche se ad un certo punto non c’è la fa a tenersi tutto dentro ed esplode dalla rabbia.
Mentre nella seconda ho cercato di mettere a nudo la sua bontà ed empatia versa Eloisa. Andrea M. 
Abelardo è un uomo altezzoso, determinato e con un solo obiettivo: lo studio. È un filosofo di grande fama che metterà le basi per quella che sarà l’università più prestigiosa in tutta Europa. Le sue idee vanno contro gli ideali antichi, infatti lotterà per far sì che le proprie posizioni teologiche abbiano la meglio, ma purtroppo alla fine saranno condannate come eretiche.
Lavorando su questo compito, Abelardo, il personaggio in cui mi dovevo immedesimare, mi ha fatto capire dal suo carattere molto sincero che si possono dire le cose in maniera schietta senza tanti giri di parole. lavorando su di lui, ho capito che è un personaggio semplice ma nello stesso tempo complesso perché dietro a quelle poche parole che dice c’è un mondo, un mondo però da scoprire solo se conosci veramente la persona. Ed è proprio per questo che mi rivedo in Abelardo. L’unica cosa nella quale io ed il mio personaggio siamo diversi è il fatto che lui sia un rivoluzionario mentre io non penso di esserlo ... almeno per ora. Sarah A.
Nella story chat ho deciso di far apparire Abelardo come un uomo sicuro di sé, passionale ma anche romantico.
Ho cercato di rendere il suo linguaggio filosofico e a volte diretto e colloquiale.
Purtroppo non sono riuscita ad immedesimarmi al meglio nel personaggio (forse anche per la differenza di età tra me ed Abelardo) e di conseguenza, forse, non sono riuscita a rappresentare il suo vero carattere attraverso i messaggi.
La mia difficoltà è stata proprio nel capire alcuni tratti della sua personalità. Gaia P.
Molto credente, condivide le sue sventure per far capire quale sia il vero dolore, innamorato di Eloisa, ma meno di quanto non lo sia lei di lui, testardo, accetta con difficoltà un’opinione differente dalla sua. 
Nel nostro lavoro ho rappresentato Abelardo. Personalmente sono riuscito ad immedesimarmi nel personaggio. Infatti, lui presenta alcune caratteristiche simili alle mie. Anche se si capisce fin da subito che è un uomo di cultura, lui scrive in modo diretto e semplice senza complicarsi con periodi laboriosi per poi giungere allo stesso fine. Anche io come lui sono spesso testardo, quindi riesco a capirlo. Tommaso M. 
Ho rappresentato Abelardo come un signore sicuro di sé che però cerca allo stesso tempo di capire le opinioni e sentimenti altrui. Parla in modo abbastanza serio, ma riesce anche a lasciarsi andare grazie alla presenza di Eloisa. 
Mi rivedo abbastanza in lui per la fiducia in se stesso e perché cerca comunque di capire gli altri. Flavia F.

FULBERTO

Zio di Eloisa, canonico della cattedrale di Parigi, ha un rapporto morboso con la nipote dato che non si conosce il nome del padre, forse è il padre naturale di Eloisa e dato che i canonici devono vivere casti e non essere presi dalle cose del mondo. L'uomo è avaro e desideroso di far progredire la nipote negli studi per questo decide di accogliere Abelardo nella sua casa e pagarlo di meno. Quando si accorge della loro relazione non contento nel matrimonio riparatore fa orrendamente mutilare Abelardo.
Fulberto è stato interpretato come un anziano signore legato a sua nipote Eloisa, egli viene rappresentato con un atteggiamento severo ma comunque disponibile con Abelardo a patto che sia per il bene della nipote.
Trovandomi a rappresentare un personaggio come Fulberto inizialmente ho provato un certo distacco dalla sua personalità e dai suoi modi di fare rigidi e violenti, poiché sono due aggettivi che proprio non mi appartengono. Dunque abbiamo cercato di renderlo leggermente più flessibile ma rimanendo attinenti alla storia e al suo stile originale. Luca M.
Fulberto è un personaggio molto severo e ostile agli altri, soprattutto quando si tratta di Eloisa ed Abelardo. Personalmente non mi ci ritrovo per nulla dato che non sono una persona che riesce a mantenere un'ostilità verso gli altri a lungo. Hajrisa M. 

BERNARDO DI CHIARAVALLE

Bernardo di Chiaravalle rappresenta l'antitesi dal punto di vista intellettuale ad Abelardo. Egli è un filosofo che si muove all'interno del mondo del Cristianesimo medievale. In Abelardo l'elemento razionale e logico ha già una grande rilievo mentre invece Bernardo rappresenta il mistico, l'uomo che rifiuta la seduzione delle scienze per coltivare un rapporto con la divinità fatta di subordinazione, di affidamento appunto mistico. Bernardo è l'uomo che svolge un ruolo decisivo in questa situazione in cui c'è il papa e l'antipapa: si schiera con Innocenzo e diventa il persecutore di Abelardo che era già stato colpito dall’accusa di eresia. 
Ho reso Bernardo abbastanza criptico e distaccato, sempre impaurito di affrontare faccia a faccia Abelardo. La maggior parte dei suoi messaggi è allusiva e quasi mai diretta. 
Durante la lettura del carattere di Bernardo e durante la stesura dei suoi messaggi mi sono reso conto di avere alcuni tratti in comune col personaggio: entrambi cerchiamo di evitare lo scontro diretto, inoltre entrambi scriviamo poco e, quando lo facciamo, non siamo mai troppo eloquenti e diretti. Ovviamente, però, ho notato anche le differenze tra di noi, come il fatto che lui è un uomo di fede e un filosofo, mentre io mi ritengo più un uomo di scienza e più razionale. Alla fine ritengo che abbiamo, com'è ovvio che sia, sia similarità che differenze, e mi sono abbastanza divertito ad impersonificare Bernardo durante l'esercizio. Leonardo S.

ABATE

Rappresenta il monaco corrotto e dedito alle occupazioni mondane. Abelardo combatte duramente questo atteggiamento poco adatto alla vita spirituale e per questo viene perseguitato, odiato. In varie occasioni Abelardo subisce dai monaci che governa tentativi di assassinio.
Per impersonare questo personaggio ho cercato di essere formale e di usare un linguaggio filosofico, ma non troppo cercando di dare anche un tocco di originalità e modernità anche attraverso gli emoji. Ilaria O. 

PIETRO IL VENERABILE

Abate del monastero di Cluny, dove si rifugia Abelardo. Qui finalmente trova la pace, accolto da un amico che lo ha sempre difeso e protetto. Pietro il Venerabile ebbe anche un ruolo determinante nella contesa tra Pietro Abelardo e Bernardo di Clairvaux a seguito della scomunica del primo da parte del Concilio di Sens, convocato su richiesta di Bernardo per condannare la teologia abelardiana, soprattutto in materia trinitaria. Per rispondere alle richieste del papa Innocenzo II, Pietro accolse Abelardo, che era in viaggio per Roma, nell'abbazia di Cluny. In seguito, grazie alla mediazione di Pietro il Venerabile, Bernardo e Abelardo si riconciliarono e anche la scomunica fu sospesa. Pietro inviò così un riconciliato e anziano Abelardo in un priorato di Cluny, Chalon-sur-Saône dove egli trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Pietro il venerabile è un uomo molto aperto rispetto alla mentalità della sua epoca. Non si fa problemi a perdonare Eloisa e Abelardo per i loro gesti eretici. Si dimostra inoltre molto benevolo nei confronti di Eloisa visitandola al suo monastero (questo fa emergere il suo carattere mite e caritatevole). 
Personalmente mi ritrovo molto in questo personaggio, visto soprattutto il suo carattere mite e per il fatto che consideri Eloisa una sua parigrado nonostante le differenze sociali tra i due. Ciò manifesta la sua scelta di non fermarsi alle apparenze, ma di voler vedere le persone nel profondo. Domenico L.

SCENA 1

TITOLO: La storia delle mie disgrazie
PERSONAGGI: Abelardo, Amico ignoto (forse è Eloisa)
AMBIENTAZIONE: Stanza di Abelardo
STILE: Le risposte dell'amico sono un accompagnamento per permettere ad Abelardo di presentare la sua vita prima dell'incontro con Eloisa. 
SPAZIO: Mantenete le storie brevi non più di 100-150 messaggi-azioni per scena. 
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SOGGETTO

Pietro Abelardo nasce nel 1079 a Le Pallet, nella Bretagna, non lontano da Nantes, figlio maggiore di una famiglia della piccola nobiltà locale. I genitori destinarono questo primo figlio alla carriera militare, ma come
egli stesso dichiara nell’opera Storia delle mie disgrazie, decide presto di «abbandonare Marte per Minerva», dedicandosi allo studio della filosofia e della teologia:

 E POICHÉ TRA TUTTE LE DISCIPLINE FILOSOFICHE PREFERIVO LE ARMI DELLA
DIALETTICA, PER I SUOI ACUTI RAGIONAMENTI, POSSO DIRE DI AVER CAMBIATO LE
ARMI DELLA GUERRA CON QUESTE ARMI E DI AVER PREFERITO AI TRIONFI MILITARI
LE VITTORIE NELLE DISPUTE FILOSOFICHE.

Tra il 1127 e il 1133, dunque circa quindici anni dopo la tragica vicenda che aveva coinvolto i due amanti, Abelardo ha 56 ed è monaco, scrive L’Historia Calamitatum, una lunga lettera, (quella che costituirà la prima del noto Epistolario), rivolta ad un anonimo amico, al quale racconta le amare vicende della sua vita al fine di consolarlo delle sue sfortune. Si tratta di una sincera autobiografia che ricostruisce, seguendo un poco lo stile delle Confessioni di Agostino, i tragici fatti che hanno coinvolto Abelardo sino a quegli anni, dunque anche la passione per Eloisa e la loro dolorosa separazione. Vede adesso questa storia in un'ottica salvifica:

 QUESTA VICENDA MI HA PERDUTO COME UOMO MA MI HA SALVATO L'ANIMA. 

Per la costruzione dei dialoghi segui la storia da p.9 a p.17

SCENA 2

PERSONAGGI: Fulberto, Eloisa, Abelardo
AMBIENTAZIONE: Parigi 
STILE: Severo e rigido per Fulberto, giovanile e moderno per Eloisa, serioso e quasi timido ma sicuro delle sue doti per Abelardo.  
SPAZIO: Mantenete le storie brevi non più di 100-150 messaggi-azioni per scena. 
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       Canzoni d'amore  

SOGGETTO

Nel 1114 Abelardo ottenne finalmente la cattedra a Notre-Dame: è il periodo più splendente della sua carriera, in cui, ammirato e seguito da vere folle di studenti, Abelardo godeva di una fama senza pari. Abelardo approda alla celebre scuola di Parigi ove studia con successo ottenendo ammirazione dal maestro e invidia dei suoi compagni di studio che si vedevano superati dall'ultimo arrivato. Raccoglie molti nuovi allievi entusiasti fra i quali, intorno al 1100 affidatagli dal canonico Fulberto di Notre-Dame, la propria giovane nipote Eloisa per gli studi di teologia e soprattutto di logica. Ma un evento imprevisto e tragico stava per cambiare la sua vita. Il filosofo ha 37 anni, si sente spinto verso l'amore e decide di conquistare Eloisa, per questo si fa accogliere come pensionante nella sua casa:

 TROVANDO IN LEI TUTTE LE QUALITÀ CHE SOGLIONO ATTRARRE GLI AMANTI,
PENSAI DI INIZIARE CON LEI UNA INTERESSANTE RELAZIONE, ED ERO SICURO CHE
NULLA MI SAREBBE STATO PIÙ FACILE: AVEVO ALLORA UNA TALE FAMA ED UN TALE
FASCINO, ANCHE IN CONSIDERAZIONE DELLA MIA GIOVANE ETÀ, CHE A QUALSIASI
DONNA MI FOSSI DEGNATO DI OFFRIRE IL MIO AMORE, NON AVEVO TIMORE DI
RICEVERE ALCUN RIFIUTO.

Lo zio Fulberto affida completamente Eloisa nelle mani di Abelardo e quindi i due si abbandonano alla passione tanto più la relazione diventa clandestina alimentando un amore passionale e colto. Abelardo non pensa ad altro che a lei. Si distrae, non si prepara bene come prima, non studia più, Se compone o scrive non è di logica o di teologia, ma versi e canzoni d’amore. Tutti ne sono a conoscenza. Tutti, tranne Fulberto. Quando lo scoprirà, i due amanti saranno divisi. Ma la separazione alimenta la passione sempre più intensa e travolgente. Eloisa nel frattempo scopre di essere incinta, fugge dalla casa dello zio paterno per essere ospitata presso la sorella di Abelardo sino alla nascita del piccolo che sarà chiamato Astrolabio. La situazione precaria e imbarazzante impone ad Abelardo una scelta necessaria, decide così di sposare segretamente Eloisa in modo da non compromettere la sua carriera universitaria. La sua posizione di magister era infatti incompatibile con l’istituto del matrimonio e sebbene non sussistesse per lui, che era chierico, l’imposizione del celibato, i doveri coniugali e familiari gli avrebbero senz’altro impedito di dedicarsi appieno alla ricerca e all’insegnamento, come richiesto dalla scuola. La soluzione che Abelardo propone dunque allo zio di Eloisa è quella di un matrimonio segreto, il quale possa avere la funzione di sanare la terribile onta che socialmente grava sulla nipote e su tutta la sua famiglia, ma nello stesso tempo non ponga limiti alla sua attività e prestigio di insegnante. In realtà è proprio Eloisa ad essere refrattaria ad accettare questa proposta, teme infatti che la fama e il prestigio di Abelardo presso l’università possano esserne compromessi, e soprattutto ritiene che il matrimonio possa in qualche modo spegnere l’amore tra loro. Dichiara a gran voce dunque di preferire la sua condizione di amante, o concubina, che nulla chiede perché questa è la sola a garantire l’autenticità di un amore puro, che non deve piegarsi a compromessi per i possibili interessi economici e sociali che giustificano le unioni coniugali. Ai tempi il matrimonio, soprattutto per le classi aristocratiche, rappresentava essenzialmente un contratto stipulato per garantire proprietà e ricchezze e nulla aveva a che vedere con il coronamento di un amore autentico il quale, soprattutto come proposto attraverso la poetica dell’amor cortese, poteva esprimersi in tutta la sua autenticità solo se coinvolgeva gli amanti oltre i vincoli e le convenzioni sociali. L’audace presa di posizione di Eloisa, fermamente contraria al matrimonio per esaltare la purezza del suo amore, evidenzia uno dei tratti più spiccati della sua giovane personalità, già tenacemente formata secondo una cultura in qualche modo rivoluzionaria che osava non piegarsi alle rigide imposizioni morali del suo tempo, pur accettando di sopportarne le conseguenze non facili. 

Per la costruzione dei dialoghi segui la storia da p.17 a p.20

SCENA 3

PERSONAGGI: Fulberto, Eloisa, Abelardo, Abate dell'abbazia di Saint-Denis
AMBIENTAZIONE: Bretagna 
STILE: Severo e rigido per Fulberto, giovanile e moderno per Eloisa, serioso e quasi timido ma sicuro delle sue doti per Abelardo.  
SPAZIO: Mantenete le storie brevi non più di 100-150 messaggi-azioni per scena. 
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SOGGETTO

I due comunque, per volere di Abelardo, si sposano a Notre Dame, anche se la soluzione di un matrimonio segreto non è certo soddisfacente per lo zio di Eloisa, il quale si rende presto conto che nessuno dei due intenderà mai far nulla per rendere pubblica la loro unione. Sentendosi ingannato dopo quanto ritiene esser stato null’altro che un ulteriore affronto di Abelardo, Fulberto decide di vendicarsi e di infliggergli una dura lezione: assolda due sicari che lo sorprendono nella notte e lo evirano. Da questo momento l’amore di Abelardo e di Eloisa deve definitivamente arrendersi. È Abelardo a decidere la fine della relazione scegliendo per sé, ed imponendo ad Eloisa, che è anche sua legittima sposa, di prendere i voti e di dedicarsi alla vita monastica. Pur di condividere, nella gioia o nella sfortuna, la sorte del suo amato, lei accetta e si reca nel monastero dell’Argenteuil, mentre lui si ritira presso l’abbazia di San Dionigi a Parigi. La vicenda si colloca a cavallo tra gli anni 1118/1119, da quel tragico momento i loro rapporti s’interromperanno per oltre un decennio. Saranno comunque destinati a doversi confrontare molto tempo dopo con la scelta monastica che per Abelardo, secondo quanto si deduce dalle sue lettere ad Eloisa, sarà irriducibilmente vissuta senza più nessun rimpianto del passato amore vissuto. 

 ERO DUNQUE INTERAMENTE DIVORATO DALLA SUPERBIA E DALLA LUSSURIA, MA LA
GRAZIA DIVINA, BENCHÉ CONTRO LA MIA VOLONTÀ, SEPPE GUARIRMI DA ENTRAMBE
LE MALATTIE: DALLA LUSSURIA PRIVANDOMI DEI MEZZI CON CUI LA ESERCITAVO, E
DALLA SUPERBIA, CHE MI VENIVA SOPRATTUTTO DALLA MIA CULTURA E DALLA MIA
SCIENZA.

I due decidono così di prendere i voti: Eloisa ad Argenteuil ed Abelardo monaco dell’abbazia di Saint-Denis, alle porte di Parigi. 

 NON PRIMA PERO' CHE, PER MIO COMANDO, ELOISA SPONTANEAMENTE AVESSE PRESO 
IL VELO E FOSSE ENTRATA IN UN MONASTERO. 

Nel monastero, Abelardo ritrovò la sua vocazione per lo studio e la speculazione filosofica e teologica. Riprese a insegnare logica e teologia. Sono di questi anni (1120-21) le sue prime opere teologiche: la Teologia del sommo Bene e la prima versione del Sic et Non, in cui opinioni di Padri della Chiesa in netto contrasto tra di loro venivano giudicate dialetticamente. 
Immaginiamo Abelardo dialogare con l'Abate di Saint-Denis. Per la disperazione, la vergogna, la paura della derisione, la solitudine, il timore che tutto fosse finito cerca rifugio in un convento. Ma tutti nell'abazia conducono una vita mondana e corrotta e sia per i continui rimproveri di Abelardo, sia per il gran numero di studenti che ha, si attira invidie, odio e accuse di presunzione.

Per la costruzione dei dialoghi segui la storia da p.20 a p.28

SCENA 4

PERSONAGGI: Abelardo (ANDREA), Bernardo di Chiaravalle nemico di Abelardo (LEONARDO), Eloisa (ELENA)
AMBIENTAZIONE: Abazia di Saint-Denis. 
STILE: Afflitto e arrabbiato per Abelardo, riconoscente e innamorato per Eloisa, violento e cattivo per Bernardo.  
SPAZIO: Mantenete le storie brevi non più di 100-150 messaggi-azioni per scena. 
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SOGGETTO

Abelardo è a Saint Denis ed Eloisa ad Argenteuil. In questa scena immaginiamo Abelardo dialogare con il suo avversario Bernardo di Chiaravalle, un predicatore, monaco cistercense che non osa affrontarlo direttamente per la nota bravura argomentativa di Abelardo ma lo critica e perseguita per le sue idee e per il suo metodo razionale. 
Le sue opere, giudicate eterodosse e provocatrici, sulla Trinità piacciono agli scolari ma gli attirarono le censure, Abelardo è condannato dal Concilio di Soissons (1121) a scontare un periodo di prigionia, mentre la Teologia del Sommo Bene è bruciata. Il filosofo ricorda:

 I MIEI AVVERSARI […] PUR SFOGLIANDO ED ESAMINANDO A LUNGO IL MIO LIBRO,
NON VI TROVARONO NULLA CHE POTESSERO OSARE DI PRODURRE A MIO CARICO […]. 
CHIAMATO QUINDI A COMPARIRE DAVANTI AL CONCILIO, MI PRESENTAI SUBITO; E
SENZA ALCUN ESAME, SENZA ALCUNA DISCUSSIONE, MI COSTRINSERO A GETTARE
SUL FUOCO CON LE MIE STESSE MANI IL MIO LIBRO. 

Nel 1139 questo periodo di relativa tranquillità fu turbato dagli attacchi alle sue dottrine da parte di alcuni teologi, in particolare di Bernardo di Chiaravalle, la massima figura spirituale dell’epoca. Abelardo gli rispose con l’Apologia contro Bernardo e questi, allarmato dalla eterodossia dei suoi insegnamenti e dalla vasta risonanza delle sue lezioni, si adoperò affinché il Concilio di Sens si pronunciasse contro l’impostazione teologica abelardiana.
Il concilio condannò le opere ma non la persona: Abelardo decise allora di andare a Roma alla presenza del Papa. Ma durante il viaggio, ammalatosi, dovette fermarsi a Cluny, ospite dell’abate Pietro il Venerabile. Qui lo raggiunse la notizia della scomunica, e qui Abelardo decise di fermarsi. A questo periodo probabilmente risale anche la stesura del Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano, la sua ultima opera. 
In seguito, il nuovo abate di Saint-Denis riabilitò Abelardo riammettendolo nella comunità monastica, cosa che gli permise nel 1128 di essere chiamato a succedere allo scomparso abate dell’abbazia in Bretagna. I monaci non accolgono con gioia il nuovo abate, considerandolo troppo rigido e fuori dai canoni ufficiali, tanto da arrivare persino a un tentativo di avvelenamento; Abelardo è ancora una volta costretto a lasciare l’abbazia, forse non senza qualche sollievo dal momento che le incombenze del ruolo lo avevano forzatamente distolto dagli amati studi, e a ritirarsi, questa volta con gioia, all’insegnamento nel 1133. 
Dialogo con Eloisa: Abelardo nella campagna di Troyes costruisce con le proprie mani un piccolo oratorio, riprende l’insegnamento, i suoi studenti accorrono numerosi e quell’eremo viene ampliato e intitolato al Paracleto, lo Spirito Santo consolatore. Una decina di anni dopo, nel 1129, Abelardo viene a sapere che Eloisa con le sue consorelle deve lasciare Argenteuil ed allora offre loro, vedendo in tutto questo un segno di Dio, il Paracleto. 

Per la costruzione dei dialoghi segui la storia da p.28 a 53

SCENA 5

PERSONAGGI: Eloisa (CHIARA) Abelardo (SARAH) 
AMBIENTAZIONE: Stanze dei monasteri. 
STILE: Deciso e ben argomentato di Eloisa, Abelardo.  
SPAZIO: Mantenete le storie brevi non più di 100-150 messaggi-azioni per scena. 
USARE: Maps per indicazioni geografiche
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SOGGETTO e DIALOGHI

Paracleto, 1129

Eloisa. Tutte noi siamo a te grate / per questo dono. /Ed io ancor di più, / qui sento le tue mani, e il tuo respiro, / la tua fatica.

Abelardo. Ho trovato riposo in questo luogo e consolazione. / Era solo un rifugio di canne e fango, / ma nella povertà ho trovato pace / e ho pregato anche per la tua pace.

Eloisa. La mia pace non è la tua. / Sono nata in Dio e in lui ho creduto / e so che lui è Amore / e se non mi accoglierà in Paradiso / vagherò tra le stelle, / rinascerò là dove ogni donna ama, / nei canti delle fanciulle al mattino, / quando sbocceranno i fiori ad Aprile, / nei racconti di sera / davanti ai fuochi che proiettano / lunghe ombre e deformi. / L’amore è nella rete che Gesù lancia nel lago, / nella natura e nella vita che nasce.

Abelardo. La mia pace è solo un porto riparato e difeso, /un faro e intorno case basse di pescatori poveri. / Non voglio canti o racconti / di un amore lontano appassionato e tradito / perduto e ritrovato / e desidero riposare nel cuore di Dio.
Eloisa. Non è il nostro amore che canteranno, / ma l’amore che si spande come la luce / nei giorni delle varie stagioni / nell’alba e nei tramonti nelle partenze e negli addii. / Là dove un viso è visto con tremore / e gli occhi sono coperti di lacrime, / un incantesimo che nessuno può fermare. / Non di noi parleranno / ma di sentimenti che resistono /oltre i giudizi e le condanne, / le proibizioni e la morte. / Ti ho portato dentro nelle notte insonni, / e le lacrime non scendevano più, / avevo imparato a farle ritornare / nella testa, nel cuore, nel ventre. / Quanto tempo è passato dall’ultima volta? / Ti dissi: “siediti vicino a me”. / Ma tu rimanesti in piedi.

Abelardo. Ti dissi: “Perché sei così pallida?” / Avevi sulle labbra un sorriso. / Ti dissi: “Scostati dalla finestra, / c’è un vento freddo e forse nevicherà”. / Rimanesti seduta immobile e il vento / agitò i capelli fuori dal velo. / Sento il freddo e vivo nell’ombra, / ho bisogno del calore del fuoco. / La risata allegra e fresca è lontana. / I sapori della terra e del cuore sono passati. / I canti risuonano di parole indistinte e disordinate. / Forse una fresca pioggia potrebbe riempire / il vuoto della terra, ricongiungerla al cielo. / Il passato si allontana e tutto sarà perdonato. / Prega per me.

Eloisa.  Prega per me, per aiutarmi ad allentare / la stretta dei ricordi. / Chissà se potrò narrarti i giorni e le notti / la gratitudine di quel che ho vissuto! / E’ breve la vita. / Ma quanto dolore può esserci / tra la sera e il mattino. / Nel nostro tempo e nelle nostre ore / c’è il fremito dell’eternità. / Siamo trascinati verso l’alto / dove ci attraggono il sole e le stelle. / E là il soffio dello Spirito / allontana dal cuore / gelo e croste di ghiaccio.

Abelardo. Quante fanciulle amate e desiderate / sono sfiorite, e la vita e la morte / ha spento il sorriso, ha svuotato il viso / ch’era circondato da riccioli mossi dal vento! / Nei nostri incontri ci pensavamo immortali, / ma la carne e i sentimenti non durano / e i fiori oggi colti, presto appassiscono / e dei frutti con avidità gustati / già si è perso il sapore.

Eloisa. Il tempo corre, eternamente si spande. / Siamo foglie scivolate sui viottoli / e nei campi / portate dal vento e marcite nella terra. / Tutto va via, la gioia e il dolore. / Ma tutto resta. Le parole e i sospiri / volano e non svaniscono. / La vita di ognuno non si perde / e si racconta in qualche punto dell’universo. / E’ nutrimento di altre vite. / Ogni vita ha fine ma non ogni destino.

Abelardo. Mi nutro della parola di Dio. /E lo farò fino al termine delle mie ore. /Gli occhi mi mancano e desidero vedere / la luce del mattino e te. / Siamo noi che moriamo e i nostri giorni; / si perdono le gioie e i dolori, / gli odi e le vendette. / E io desidero nascondermi / nel grande mantello di Dio.

Eloisa. Ho amato la vita e sono stata portata /dalle stagioni a soddisfare la sete e la fame. / Ho visto i prati fiorire, volare gli uccelli nel cielo / e non sapevo perché. / Ho visto la violenza e bambini morire / e ho abbracciato sentimenti d’amore / travolti da venti furiosi. / Ho gridato. Nessuno ha ascoltato la mia voce? / Si è perduta per sempre?

Abelardo. Il gabbiano quando muore chiude le ali / e dove si trova, nel mare e nella sabbia / o su una punta di roccia / si ferma e lentamente dissecca. / Il cielo, il mare, il vento continuano / a scuotere gli esseri che vivono. / Dio accoglie le donne e gli uomini / dimentichi della vita, / e hanno il coraggio di lasciare le esperienze passate.

Eloisa. Sono esperienze d’amore, / nel cuore di Dio si deposita la sofferenza e il male / e anche l’amore di una donna e un uomo / di corpi intrecciati e uniti / accarezzati e baciati / di ferite fasciate e curate. / La nostra anima leggera, / avvolta in un tessuto di velluto, / a Dio porta profumi e canzoni d’amore.

Abelardo. Con pudore dobbiamo dissolverci in Dio, / con il cuore nudo e svuotato di desideri, / leggeri e staccati dalla terra. /Quanto tempo è passato / dopo l’ultimo bacio! / Il calore sottile sparso per il corpo… /Tutto è lontano. Sono solo. / Nessuno sente. E vorrei anche per te / il silenzio, senza canti e suoni.

Eloisa. E’ dei cuori coraggiosi ricordare / e non provare vergogna / conservare il pudore di dire / e di percorrere i momenti felici. / Non ho paura delle stagioni passate. / Tace il desiderio, le luci si spengono / ma non il ricordo di una fiamma / che risplende nella penombra, / di una parola che mi fa sentire a casa. / A tratti sento la tua voce…

Abelardo. La malinconia è un tarlo sottile. / All’improvviso sei apparsa / come polla di acqua sorgiva / silenziosa e discreta.

Eloisa. Un sentimento fragile, timore e ritrosia, / le mani si sfiorano tremanti e vibranti, / l’abbandono e l’accoglienza / il respiro intenso e gli occhi chiusi / la tensione di un arco e poi lo sfinimento. / Sul far del giorno la voce tremante / il sangue inquieto segna di striature / le mani e il volto.

Abelardo. Come un cavaliere volevo portarti via. / I tuoi occhi lucenti e malinconici / guardavano lontano. / Le mie parole mi sembrano suoni confusi. / Ora incerto percorro tratti brevi, / le notti sono lunghe.

Eloisa. Ho attraversato la brughiera, nei viottoli / le acque depositate di lunghe piogge invernali. / Fiori già sorgono con le brezze / e il colore della primavera. / E’ bello amare Dio, mentre / un rintocco lento e profondo /annuncia la fine del giorno. / Verso te felice correvo. / E tu mi dicevi: Vorrei morire / prima di vedere la tua grazia e bellezza svanire.

Abelardo. Ti penso ora mentre guardi fuori / ti muovi lenta… senza meta. / Un sogno ricorrente: lontani, isolati e divisi, / siepi, rovi, rumori ci separano / e sguardi indiscreti e risa stridule. / Mi sforzo di pensarti: un profumo, uno sguardo / ma presto scompari… / Pensavamo di cantare un continuo Alleluja…

Eloisa. Mi rammento, accanto a te, / per le vie usciamo e cantiamo, / senza paura tu pronunciavi il mio nome. / Interamente. E narravi la mia fronte, e i pensieri, / che liberi come raggi di luce / si rincorrevano nel cielo…

Abelardo. … e la bocca con le parole e i sorrisi / e la luce del volto.

Eloisa. Tra tutte le donne nobili e fortunate / nessuna può dire / aver superato o uguagliato / la mia felicità. Sedici anni avevo / quando sentii parlare di te / e poi ti udii e le tue parole / mi penetravano l’anima.

Abelardo. Molti mi parlarono della tua dottrina. / Ti vidi la prima volta tra altre nel coro.

Eloisa. Parlasti di Eva e della nuova Eva, / la prima volta che ti ascoltai. /Turbavano le tue parole: / desiderio, emozioni, passioni. / E poi Maria, la fecondità e il calore accogliente, / il grembo consolante della madre.

Abelardo. In prima fila sempre a testa china / e sguardi fugaci. / Una volta nell’aula entrò un passero/ e scomparve dietro un grande telo, / lo cercammo insieme e ci avvicinammo.

Eloisa. Le grandi lezioni sugli Universali. / L’ebrezza di partecipare alla creazione. / I generi e le specie sussistono / o sono solo nell’intelletto? / Realtà separate dalle singole cose / o idee calate nel mondo / identificano e fondano le classi, i gruppi? / Per te nessuna realtà: solo nomi, / l’individuo, i singoli sono la realtà. / La tua voce come l’onda del mare /avvolgente come il volo di un falco / si precipitava sulle menti e i cuori / che storditi si lasciavano afferrare.

Abelardo. Le parole definiscono il mondo / e devono avere un ordine/ sottostare a una logica / dentro una visione teologica.

Eloisa. Con ogni libro parlavamo d’amore. / Leggevamo insieme a testa bassa. /Gli occhi si confondevano, le fronti si sfioravano, / le tue mani scivolavano sul mio seno. / Tutto ciò che si può inventare / noi lo inventammo. / Né io giovane, né tu più grande/ avevamo provato di simile. / Il piacere è sempre davanti agli occhi / e non mi lascia né notte né giorno.

Abelardo. La notte piango e sono molti anni. / Ho lavorato, ho pregato / perché il passato fosse distante /divenisse nebbia, e foschia. / Remote le tue carezze, le tue mani. / Studio e nel silenzio mi perdo / e non riesco a ruminare le parole, / entrano nella mente, / non penetrano il cuore, / non diventano sangue, carne, vita, energia.

Eloisa. Ancor oggi sento il respiro / carico d’affanno e il petto trema. / Sempre legata a te e da te lontana. / Come la luna e la terra, il sole e le stelle. / Gesù, dico: aiutami / a ricordare e a vivere, / se non ricordo non amo gli oggetti intorno a me, / non le persone, non te. / Sogno sempre di seguirti e raggiungerti / e la paura di svegliarmi prima. / Sempre qualcuno che mi chiede: “Dove vai?” / E la pioggia e il vento e il buio. / Finito è quel tempo e quella stagione. / Di Dio è la monaca, tua è la donna. / A te io sono legata, unicamente.

Abelardo. Occorre acquietarsi in Dio. / E lui giudicherà sul pentimento e non sul rimpianto. / Aiuta la preghiera a spegnere / anche la calda cenere / e a riconciliarsi in Cristo. / Insieme unire parole di lontananza. / Nell’amore è bene il silenzio, / un confine e niente può varcarlo. / E’ giusto serbare in uno scrigno i ricordi.

Eloisa. Tu insegnasti che la coscienza e le intenzioni/ sono il centro dell’umanità. / E’ solo la carità che distingue / i figli di Dio e quelli del diavolo. / Un amore il mio che non si è curato di sé; / senza colpa e senza paura del giudizio, / nell’interiorità abita la forza / la potenza dei gesti dettati da amore.

Abelardo. Nei tempi felici ci spingeva l’entusiasmo / una luminosa primavera a noi davanti. / Tutto sembrava sostenerci, / poi è scesa la collera del Signore. / Né il matrimonio purificava la colpa / e dava a un amore / una famiglia, un frutto, un nome.

Eloisa. L’amore disinteressato piace al cielo. / Io preferivo quello di amica, amante, sgualdrina. / Nomi più dolci a quello che tu mi davi. / Non provo vergogna di un amore assoluto, / volevo poco e ti davo moltissimo. / Ho ubbidito a te totalmente. / Tutto quello che mi hai chiesto io l’ho fatto. / Puniti per gli inganni e sotterfugi, / travestimenti e fughe. / Non per l’amore.

Abelardo. Mutilato nel corpo e nell’anima. / L’urlo di quella notte/ mi riempie le orecchie e mi spaventa. / Un grido ed era il mio, lungo, / stridente, ininterrotto, inconsapevole prima. / Svegliarsi senza respiro, soffio vitale. / Il lamento di giorni e notti. / Non osavo guardare, né toccare, / scomparsa una parte di me/ che ci congiungeva, ti apparteneva. / Si spegnevano le varie età / una piattezza immobile e inerte, / il peso di una vita coperta di ruggine. / I rumori, i suoni, le voci avevano il sapore / del vino acido e della frutta marcia.

Eloisa. Mai dimentico la disperazione di quei giorni. / I fantasmi delle gioie svanite / si impadronirono di me. / E non valevano preghiere. / Non pentita / rimpiangevo ciò che avevo perduto. / Davanti agli occhi sempre te, / i luoghi, i momenti insieme. / Perché costringermi in un monastero…

Abelardo. Tu eri giovane e bella, / avevi conosciuto il mondo, / l’amore, la maternità. / Eri stata solo mia. / Non volevo vederti. / Avevo paura di cogliere nel tuo sguardo / pietà e compassione. / Ero diverso e impaurito.

Eloisa. Per la fiducia mancata soffrii. / Non avrei esitato a precederti in un vulcano/ se tu avessi fatto un cenno. / La mia anima non era con me. / Non volevo entrare nel monastero. / Te l’ho chiesto, ti ho implorato. / Avremmo trovato il modo di amarci, / essere congiunti con le labbra, le mani, la pelle.

Abelardo. Solo il deserto, la preghiera, il silenzio / la solitudine attutiva il dolore, / senza la perfidia degli sguardi. / L’eremo per parlare con Dio / provare a sentire la sua voce / e a chiedere perdono e forza / per ricominciare, a cantare le lodi / di una vita donata.

Eloisa. E se tu fossi venuto in Bretagna / quando incinta mi allontanasti? / E se lì avessimo condotto un’altra vita? / Anche in lode a Dio? / Il lavoro, coltivando le arti quotidiane, / e continuare tu gli studi e anch’io… / la fatica del giorno e poi la sera / l’incontro, il racconto, / la cura reciproca e dei figli…

Abelardo. Come vivere lontano da Parigi? / Quale mestiere praticare? / E quale lingua usare? / La cultura, la filosofia, la teologia / tutto nasce dalla scontentezza/ o dalla ricerca della conoscenza.

Eloisa. Mi chiedo se per te più importante / era il possesso del corpo o della mente o del cuore. / Lasciavo la porta semiaperta / la lampada accesa / e tendevo l’orecchio a ogni fruscio. / Perché non sei più tornato? / Avrei baciato il tuo membro ferito. / E aspettavo il mattino / e tremavo di freddo e di paura.

Abelardo. C’è mai il possesso di un corpo? / Ti amavo, ti stringevo / sembrava l’appagamento, / ma solo fugaci momenti, / poi ricominciava il desiderio. / E tu mi avresti amato per tutta la vita? / E io ti avrei amato per tutta la vita?

Eloisa. Ti ho portato e sempre ti porterò con me / condimento dei miei giorni e notti / Sei stato la cosa buona e pura della vita. / Sei stato il vento secco e freddo che sollevava la nebbia / e da lontano vedevo monti e cime mai viste e cattedrali. / Forse se avessi avuto coraggio / avrei potuto vedere Dio. / Tutto era pieno di vita / l’acqua, il cielo, la terra / i tuoi occhi, il tuo volto, / i volti di coloro che incontravo. / La vita era leggera / e il ricordo me la fa amare ancora.

Abelardo. Il mio porto si avvicina e poco è durata / la tua presenza e la tua grazia / e ora verrà la Grazia di Dio / a sollevarmi e a farmi volare. / Ieri ho colto le rose e le ho portate alla Madonna. / Una volta le donavo a te e le infilavo nei tuoi capelli /e quando il Coro cantava le lodi / io baciavo te.

Eloisa. Non so pregare senza il tuo ricordo. / Ero la pianta che tu hai fecondato / un usignolo muto e silenzioso / che tu hai aperto al canto. / Mi trovo nella laguna tra giunchi e macchie verdi / e non viene nessuno a portarmi via.

Abelardo Ti ho accolto fiore fresco, / sorgente viva nel deserto, / una sosta e una palma sola. / E invece eri un’oasi. / Non rimpiango di essere giunto al termine, / né di avere goduto del calore della vita, / né di aver volato così alto. / Rimprovero la ragione sventurata / abbagliata dal sole / e poco propensa ad ascoltare il canto delle stelle.

Eloisa. La mia anima con me non è più / e se non è con te è in nessun luogo. / Perché, a me che tutto ho dato / hai fatto mancare la tua presenza, / anche in quel modo per te possibile / e semplice: scrivendomi? / Devo pensare che solo i sensi / ti avvicinavano a me? / Tu che mi visitavi spesso per amarmi / e facevi risuonare il nome Eloisa / nelle case e nelle piazze, / negli scritti e nella musica, / tu che mi hai aperto le vie del piacere /aiutami ora a ritrovare l’amore di Dio.

Per la costruzione dei dialoghi segui la storia.

SCENA 6

PERSONAGGI: Eloisa (TOMMASO C.) Abelardo (TOMMASO M.) 
AMBIENTAZIONE: Stanze dei monasteri. 
STILE: Appassionato e poetico di Eloisa, rassegnato di Abelardo.  
SPAZIO: Mantenete le storie brevi non più di 100-150 messaggi-azioni per scena. 
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SOGGETTO

Abelardo ormai monaco convinto, scrive La storia delle mie disgrazie, invitando Eloisa a prendere le sofferenze come prove di purificazione. Lei risponde con lettere d’amore tormentate e immortali. 

 TUTTI FACEVANO A GARA PER VEDERTI QUANDO APPARIVI 
IN PUBBLICO E LE DONNE TI SEGUIVANO CON GLI OCCHI VOLTANDO
INDIETRO IL CAPO QUANDO TI INCROCIAVANO PER LA VIA.
AVEVI DUE COSE IN PARTICOLARE CHE TI RENDEVANO CARO AL
PRIMO SGUARDO: LA GRAZIA DELLA TUA POESIA E IL FASCINO DELLE
TUE CANZONI, TALENTI DAVVERO RARI PER UN FILOSOFO QUALE ERI.
ED ERI GIOVANE, BELLO E INTELLIGENTE.
QUALE REGINA, QUALE DONNA POTENTE NON AVREBBE INVIDIATO LE MIE
GIOIE E IL MIO LETTO?

Ad Abelardo, che l’ha condotta da una situazione impossibile (matrimonio segreto) a un’altra situazione impossibile (professione monastica senza vocazione), Eloisa rimprovera di essere stata lasciata sola: dal ritiro di entrambi in convento, mai una visita e una lettera.  Come smentire l’opinione di molti che vedevano il loro legame non basato sull’affetto ma sull’attrazione fisica? E allora la richiesta, la preghiera: 

 FAMMI DONO DELLA TUA PRESENZA NELL'UNICO MODO
CHE TI E' POSSIBILE, CIOE' SCRIVENDOMI QUALCHE PAROLA 
DI CONFORTO E INCITARE ALL'AMORE DI DIO, COLEI CHE UN 
GIORNO SPINGEVI AL PIACERE.

Questa lettera giunge, per caso, nelle mani di Eloisa che decide di scrivere all’amante di sempre confessando a sua volta il travaglio che ancora vive pur nella sua scelta monastica che non ha trasformato l’amore che nutre intatto per lui. Si susseguono così una serie di lettere tra i due nelle quali la storia vissuta viene in qualche modo rielaborata per ritrovare un senso in grado di integrarsi e conciliarsi con la reciproca condizione di vita monastica. Nello scambio di lettere Eloisa si rivolge ad Abelardo come badessa del monastero del Paracleto e lui le risponde come abate dell’abbazia di Saint Denis. Ma fra loro è in gioco il bisogno di una profonda introspezione reciproca rispetto alla storia vissuta e all’amore che li ha uniti. Entrambi tentano di dare un senso a questa tragica esperienza condivisa che possa in qualche modo risolversi positivamente nella nuova condizione dedita alla vita religiosa senza che questa imponga la loro separazione. In realtà le lettere rivelano, al di là dei contenuti su cui discorrono, il bisogno assoluto di mantenere in qualche forma una relazione, in grado di colmare l’assenza e la separazione a cui li ha costretti la vita monastica. Sono dunque l’espediente letterario per un dialogo che si consuma nella dimensione della scrittura, la sola che consenta possibilità di relazione su un piano, quello intellettivo e filosofico, che non infranga le regole a cui sono vincolati dalla rispettive scelte. 
La Lettera seconda e la Lettera quarta dell’ Epistolario costituiscono i documenti più poetici e più intensi dello scambio di scritti tra Eloisa ed Abelardo. Nella Lettera seconda Eloisa prende spunto dall’essere venuta per caso a conoscenza dello scritto autobiografico di Abelardo, inviato ad un amico per consolarlo delle sue sfortune, per chiedere in modo accorato all’amato il conforto della sua presenza attraverso scritti e parole, non dopo avergli confessato i suoi sentimenti mai mutati, il dolore e la sofferenza subiti a causa della separazione a cui li ha costretti la vita monastica. 
Abelardo risponderà con una lettera, la terza dell’Epistolario, giustificando il suo lungo silenzio ed esortando Eloisa a dedicarsi con forza alla sua vocazione religiosa, nonchè a pregare per lui. Eloisa risponderà con la
  Lettera quarta nella quale in modo ancor più accorato rivolgerà ad Abelardo tutto il suo sconforto per i fatti accaduti e confesserà il rimpianto per la passione condivisa e per le gioie di cui non riesce a provare pentimento. La Lettera quarta 
è una delle pagine più intense dello scambio epistolare trai due, nella quale lo stile letterario riesce a dar voce ad una passione intensa e assoluta con grazia delicata e commovente poesia. 
Così Eloisa con la Lettera sesta acconsente a:

 FRENARE LE PAROLE DEL MIO DOLORE IMMENSO. MA NULLA 
E' COSI' POCO IN POTERE COME LE NOSTRE EMOZIONI, ALLE QUALI 
IO SONO COSTRETTA AD OBBEDIRE PIUTTOSTO CHE ESERE IN GRADO 
DI IMPORRE IL MIO VOLERE.  

Di fatto Eloisa pur di mantenere una relazione con Abelardo adeguerà il possibile dialogo fra loro circoscrivendolo ai temi che concernono la vita monastica, richiedendo all’amato, che è anche il fondatore del monastero del Paracleto, di stilare per lei e le sue consorelle una storia sugli inizi del monachesimo femminile e un corpo di regole appositamente pensate per monache, le quali dovevano allora attenersi alla regola di San Benedetto comune a uomini e donne. Abelardo esaudirà nelle missive successive le richieste di Eloisa ed entrambi non avranno più occasione di rievocare la loro dolorosa storia personale. 

Per la costruzione dei dialoghi segui la storia da p.55 a p.119

SCENA 7

PERSONAGGI: Eloisa (CHIARA) Pietro il Venerabile (DOMENICO).  
AMBIENTAZIONE: Cimitero. 
STILE: Appassionato e poetico di Eloisa, rassegnato di Abelardo.  
SPAZIO: Mantenete le storie brevi non più di 100-150 messaggi-azioni per scena. 
USARE: Maps per indicazioni geografiche
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SOGGETTO

Negli anni che seguiranno allo scambio epistolare le vicissitudini di Abelardo saranno molto travagliate e culmineranno con il processo e la condanna di eresia del Concilio di Sens nel 1141, in seguito alla quale Abelardo si ritirerà presso l’abbazia di Cluny accolto dall’abate Pietro il Venerabile, dove morirà nel 1142. Come da sua richiesta dopo la sua morte la salma sarà trasportata presso il monastero di Eloisa per essere lì sepolta. Lei morirà vent’anni dopo, nel 1164, e come da suo desiderio sarà seppellita nella stessa tomba di Abelardo. Dopo la loro morte trascorrerà oltre un secolo perché le loro lettere diventino di dominio pubblico. Dopo essersi riconciliato con Bernardo grazie alla mediazione di Pietro il Venerabile, indebolito e malato si trasferì nel monastero di Saint-Marcel-sur-Saône, un priorato dell’Abbazia di Cluny. Qui morì, il 21 aprile 1142. Il suo corpo fu portato da Pietro il Venerabile al Paracleto: accolto da Eloisa, fu sepolto nell’oratorio della scuola. Il convento del Paracleto fu distrutto durante la rivoluzione francese, ma i resti dei due amanti furono risparmiati e nel 1817 furono trasferiti in una cappella del cimitero del Père-Lachaise a Parigi, dove si trovano ancora oggi. 

Per la costruzione dei dialoghi segui la storia da p.222 a p.235