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classi aperte: la flessibilità scolastica

Posted on Marzo 17, 2013 in IL LABORATORIO DIDATTICO

CLASSI APERTE, UDA  E ALTRI STRUMENTI

Le innovazioni didattiche e organizzative  sono adottate allo scopo di contrastare la demotivazione e lo scarso impegno nello studio degli studenti, per migliorarne il successo scolastico e l’apprendimento. Il fine di questo progetto è dunque quello di contrastare la dispersione nelle diverse forme nelle quali essa si manifesta.

Tra queste ricordiamo:

  •  dialogo tra docenti e studenti non sempre chiaro;
  •  una programmazione non uniforme;
  •  metodi di valutazione non uniformi;
  •  sistemi di valutazione limitati alla classica interrogazione e al compito in classe;
  •  gap notevole tra «mondo» dei docenti e «mondo» degli studenti, riguardo a valori, linguaggi, stili, interessi, motivazione;
  • demotivazione degli studenti e talvolta dei docenti;
  • incomprensioni, fraintendimenti e risentimenti tra docenti, studenti e famiglie;
  •  contraddizione tra l’obiettivo di formare, educare, istruire e l’obiettivo di contenere i dati dell’insuccesso scolastico, che a volte si traduce nel promuovere anche in presenza di una preparazione degli alunni non pienamente sufficiente.

Questi problemi sono da ricondurre alla lacerazione e alla frammentazione che caratterizzano la trama delle relazioni interpersonali nel nostro tempo che richiede un impegno più grande da parte di tutti coloro che sono coinvolti nell’opera di formazione delle nuove generazioni.

classi_aperte.htm_txt_DD00154__cmpClassi Aperte vuole sperimentare una scuola diversa: da una parte gli studenti avranno l’opportunità di conoscersi nei corsi destinati a fasce trasversali e recuperare intensivamente le lacune maturate durante il primo periodo, dall’altra avranno l’occasione di mettersi in gioco in attività di potenziamento e laboratorio in contesti umani e didattici differenti.

LEGGE 517, ART. 7

Al fine di agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno, anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni. Le attività di cui al primo comma dei presente articolo si svolgono periodicamente in sostituzione delle normali attività didattiche e fino ad un massimo di 160 ore nel corso dell’anno scolastico, con particolare riguardo al tempo iniziale e finale dei periodo delle lezioni, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno che dovrà essere elaborato dal collegio dei docenti sulla base di criteri generali indicati dal consiglio di istituto e delle proposte dei consigli di classe. Esse sono attuate dai docenti delle classi nell’ambito dell’orario complessivo settimanale degli insegnamenti stabiliti per ciascuna classe.

Regolamento dell’autonomia scolastica

Art. 4

2. Nell’esercizio dell’autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l’altro:

d) l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso;

il Decreto Ministeriale 19 luglio 1999, n. D.M. 179/1999 prevede che

Art. 1 ter

1. Le istituzioni scolastiche sono autorizzate a sperimentare, in particolare:

c) articolazione flessibile del gruppo classe, delle classi o sezioni, anche nel rispetto del principio dell’integrazione scolastica degli alunni con handicap (normativa di riferimento: Legge n. 517/1977, Legge n. 148/1990, art. 14 Legge n. 104/1992; artt. 5, 7, 10, 126, 128, 167, 491 del D. Lgs, 297/1994; art. 2 Legge. n. 352/1995).

Dalla predetta normativa si evince che le classi aperte sono “classi” che di tanto in tanto, con frequenza più o meno assidua, vengono aperte per costituire gruppi di alunni provenienti da classi parallele oppure da classi verticali, ciascuno dei quali:

a) persegue particolari obiettivi (diversi da quelli che debbono perseguire tutti gli alunni della classe)

oppure

b) segue percorsi apprenditivi diversificati in base ai livelli, ai ritmi ed agli stili di apprendimento degli alunni che fanno parte del gruppo.

Ne consegue che le classi aperte non prevedono la definitiva abolizione delle classi per tutte le attività oppure che si proceda ad un nuovo raggruppamento degli alunni in classi diverse da quelle di provenienza.

Peraltro, nella formazione delle classi, anche iniziali, appare opportuno che vengano rispettati i criteri della continuità educativa, tenendo presenti i precedenti raggruppamenti degli alunni, al fine di salvaguardare la continuità dei rapporti sociali degli alunni.

Fra i corsi di potenziamento sono previsti corsi monografici, attività laboratoriali e di cooperative-learning, nonché attività volte alla preparazione delle prove scritte della maturità e alla creazione di mappe e percorsi interdisciplinari e workshop dedicati alle strategie e metodologie di studio.

Le classi aperte permettono al collegio dei docenti di uniformare i criteri di verifica e di valutazione e i libri di testo adottati, estendendo così a tutta la scuola le migliori prassi già sperimentate.

  • aiutano la coesione tra studenti in difficoltà e studenti “virtuosi” creando un clima di didattica partecipata e collaborativa. 
  • aiutano a combattere l’individualismo, il solipsismo, l’isolamento.
  • ci invitano a smettere di pensare e dire: «la mia classe», «i miei alunni», «la mia materia».
  • permettono di liberare molte energie creative, sia negli insegnanti sia negli studenti, per esempio attraverso l’emulazione e una sana competizione tra alunni di classi diverse.
  • permettono di differenziare i percorsi e di effettuare potenziamento e recupero in maniera programmata, senza risorse aggiuntive.

Punti di forza del progetto:

  1.  favoriscono effettivamente il confronto;
  2.  aiutano a liberare energie creative, sia negli insegnanti sia negli studenti;
  3.  permettono di differenziare i percorsi degli studenti senza risorse aggiuntive;
  4.  permettono di superare molte ambiguità e di fissare precisamente obiettivi e metodi di lavoro, condividendo un contratto formativo chiaro che permetta di evitare i ricatti morali.

Punti di debolezza del progetto:

a. nei tempi di attuazione;

b. nell’effettuare prove oggettive, specialmente nelle materie umanistiche;

c. nella comprensione del progetto;

d. nella cooperazione tra i docenti;

e. di valutazione mediante prove oggettive;

f. a destreggiarsi tra moduli e trimestri.

Difficoltà dovute

a. ai diversi libri di testo in adozione nelle classi abbinate;

b. alla demotivazione e allo scarso impegno degli studenti;

c. alla demotivazione degli insegnanti;

d. ai diversi stili di lavoro dei docenti.

Alcuni studenti hanno affermato che l’approccio, là dove attuato come progettato, è interessante, semplice e gratificante.

Il progetto potrebbe dunque essere riproposto ed esteso, intervenendo però su alcune variabili:

  1.  motivazione dei docenti;
  2.  acquisizione da parte dei docenti di maggiori competenze docimologiche;
  3.  acquisizione da parte dei docenti di competenze di programmazione, organizzazione, coordinamento;
  4.  potenziamento da parte dei docenti della conoscenza delle caratteristiche del contesto e dell’utenza.

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